sabato 22 agosto 2009
Dopo le polemiche sulla sentenza del Tar in materia di insegnamento della religione cattolica a scuola, arriva il regolamento del ministero della Pubblica istruzione che rende omogenea la valutazione in base alle leggi vigenti. E che dà il loro giusto posto ai docenti di religione. Leggi
Avvenire 21/08/2009
venerdì 21 agosto 2009

Un rapporto della Banca d'Italia smonta una delle tesi su cui si regge "l'ideologia padana": gli stranieri non rubano il lavoro agli italiani. Anzi: l'ondata migratoria ha aumentato le possibilità di lavoro degli italiani, oltre a sostenere la crescita demografica e il sistema previdenziale. Leggi

"L'Occidente a occhi chiusi" non ha voluto vedere il barcone degli eritrei dispersi in mare, come durante il nazismo nessuno vedeva i convogli piombati pieni di ebrei.leggi
sabato 15 agosto 2009
giovedì 13 agosto 2009

Roma, 12 agosto 2009
“La religione cattolica esprime un patrimonio di storia, di valori e di tradizioni talmente importante che la sua unicità deve essere riconosciuta e tutelata. Una unicità che la scuola, pur nel rispetto di tutte le altre religioni, ha il dovere di riconoscere e valorizzare. I principi cattolici dunque, che sono patrimonio di tutti, vanno difesi da certe forme di laicità intollerante che vorrebbero addirittura impedire la libera scelta degli studenti e delle loro famiglie di seguire l’insegnamento della religione. Per questo ho deciso di ricorrere al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar. Sono fiduciosa che, come è accaduto altre volte in passato, il Consiglio di Stato possa dare ragione al Ministero e all’ordinamento in vigore. In Italia vi è piena libertà di scegliere se frequentare o meno l’insegnamento della religione. Non si comprende perché qualcuno voglia limitare questa libertà. L’ordinanza del Tar infatti determina un ingiusto danno nei confronti di chi sceglie liberamente di seguire il corso. Il Tar del Lazio ha sostenuto che per chi non sceglie l’insegnamento della religione cattolica può configurarsi una situazione di svantaggio. Tale tesi non è condivisibile in quanto l’insegnamento della religione cattolica non costituisce un credito scolastico ma un credito formativo e non incide quindi in maniera diretta sul voto finale. E’ pertanto davvero incomprensibile che solo la religione cattolica non debba contribuire alla valutazione globale dello studente tra tutte le attività che danno luogo a crediti formativi. L’ordinanza del Tar peraltro tende a sminuire il ruolo degli insegnanti di religione cattolica, come se esistessero docenti di serie a e di serie b. Al contrario ritengo che il ruolo degli insegnanti di religione vada accresciuto e valorizzato. Per questo dal prossimo anno è mia intenzione coinvolgere i docenti di religione cattolica in attività di formazione, secondo gli obiettivi della riforma del primo e del secondo ciclo d’istruzione”.
Fonte: Ufficio stampa MIUR
mercoledì 12 agosto 2009
"Parte integrante cultura italiana"
CITTÀ DEL VATICANO - E' fortemente critica la reazione della Chiesa italiana alla sentenza del Tar che esclude l'insegnamento della religione dalla valutazione sul profitto scolastico degli studenti. Sulla questione interviene monsignor Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica, precisando che non sarà la Chiesa a fare ricorso contro la sentenza perché il problema è in primo luogo del ministero dell'Istruzione, in quanto viene messa in discussione una sua direttiva, quindi di mobiliteranno quei settori della società civile che non condividono questa sentenza. Ai microfoni della Radio Vaticana, Coletti ha rilevato come la sentenza risulti particolarmente pretestuosa e ha sottolineato come la scuola, l'università per il quale l'insegnamento della religione cattolica è parte integrante della conoscenza della cultura italiana, e in questo senso va intesa nel sistema scolastico italiano, non come percorso confessionale individuale. "Non si tratta di un insegnamento che va a sostenere scelte religiose individuali: ma di una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane".
Fonte: la Repubblica (12 agosto 2009)
mercoledì 5 agosto 2009

"...I ragazzi della mia età sanno ... che far parte della classe dirigente italiana significa delinquere senza pagarne il prezzo. Che è inutile studiare, tanto sarai sempre scavalcato da qualcuno che probabilmente è meno bravo di te. Vivono una frustrazione dopo l’altra, senza avere un Obama che galvanizza tutte queste forze. Questa rabbia, che non ha uno sbocco costruttivo, finisce per essere solo delusione. Quella Noemi, che incarna la generazione del Grande Fratello, dice, io voglio fare o la show girl oppure la politica. Perché ormai sono la stessa cosa. Perché quando Mara Carfagna viene messa al ministero delle Pari opportunità, la gente poi si convince che basta fare televisione e un calendario nuda per avere un ministero ... Se magari ti fai di coca perché non hai voglia di pensare. Non è giusto, non è bello, non è accettabile, ma non è colpa loro. Non puoi aspettarti dalle persone che siano tutti straordinariamente forti, che abbiano delle utopie così grandi da dirsi: io faccio qualunque cosa!"
Fonte: Corriere della sera 05/08/09
domenica 2 agosto 2009
bisogna formare le coscienze
non dare pillole con leggerezza!"
Riporto l'intervista che Monsignor Fisichella, presidente di Scienza e Vita e anche ginecologo, ha rilasciato a Radio Vaticana.
sabato 1 agosto 2009
No, Vasco, qui non si può solo perdere, solo piangere, solo accontentarsi ...!
venerdì 31 luglio 2009

CARITAS IN VERITATE
di Benedetto XVI
Presentazione di S.E. MONS. GIAMPAOLO CREPALDI
Anche

La PAROLA per oggi."In quel tempo, Gesù venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: "Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?". Mt 13,54-58
Cerchiamo le meraviglie sempre lontano: in paesi remoti, in luoghi sconosciuti. Quanto è vicino a noi ci appare sempre banale, ovvio, perfino deludente e un poco irritante.
E, invece, c'è di che stupirsi anche guardando dalla finestra. O perfino dentro casa.
Pure le persone - quelle che accostiamo ogni giorno - ci si rivelano scialbe, insignificanti, perfino urtanti.
E, invece, a saperle guardare con attenzione, nascondono drammi, sofferenze, lembi di poesia. Possiamo vivere accanto a uomini e donne la cui esistenza non si sorregge senza la fede, e non accorgerci di nulla: nemmeno sospettare.
E per il Signore?
Lo vorremmo sempre vedere nelle grandi opere, nei fenomeni strabilianti, nelle vicende maestose e magari un poco eccentriche.
E invece egli si è rivelato in un uomo come noi. Straordinarissimo, poiché era il Verbo di Dio, ma come noi, fuorché nel peccato.
E ci è prossimo nella selva di segni che ci sta attorno, nella sua parola, nei suoi sacramenti, nelle persone più comuni, e sicuramente in quelle più povere.
L'importante è saper intuire il mistero dentro il più ovvio quotidiano.
Ci sta cercando. Ci sta sollecitando a rispondere.
Occorrono semplicemente gli occhi della fede.
da: laparola@verbumweb.net
mercoledì 15 luglio 2009
Il protagonismo di facciata mostrato in tutti luoghi e in tutte le salse da parte di chi governa, non fa che aumentare le preoccupazioni su quello che si paventava da tempo, prima della cosiddetta "ascesa in campo".
L'Italia non ha bisogno di uomini che esibiscano doti magiche o di affaristi che, ignorando le regole della vera democrazia, blindano la maggioranza, ora concedendo ora minacciando, a convenienza, le stesse persone o i partiti che ne fanno parte.
In democrazia si dialoga con chi la pensa diversamente, si partecipa, qualche volta ci si scontra ... ma sempre guardando al "bene comune", non all'interesse di chi comanda!
Quousque tantum rimarranno in silenzio le persone oneste di questa maggioranza, barattando la propria libertà e dignità con uno scanno sicuro in Parlamento?
Dove sono finiti e perchè non si fanno sentire uomini di elevato spessore umano e culturale, che pure hanno avuto nel passato esperienze di governo ?
Il nostro Paese, alle prese con una paurosa realtà sociale ed economica, non ha bisogno di prestigiatori specializzati in giochini e barzellette di dubbio gusto, o di veline che si parano in tutte le reti televisive, mostrandoci un mondo effimero e inesistente, alienando il cervello di tante persone, soprattutto giovani.
Molti cattolici si sono fidati di questa maggioranza perchè ne condividevano programmi e, soprattutto, valori non conclamati, ma da vivere nella quotidianità.
Come non prendere, ora, le distanze da questa deriva culturale, da cui si è sospinti verso un'alienazione totale?
lunedì 6 luglio 2009
Sicurezza e criminalizzazione dei migranti
Dopo l’approvazione della Camera dei Deputati, il 2 Luglio 2009 anche il Senato ha approvato, in via definitiva, il disegno di legge in materia di sicurezza pubblica che diventa, perciò, legge dello Stato. Fra le più gravi novità in materia di immigrazione troviamo l’introduzione del reato di ingresso e/o soggiorno illegale, l’obbligo di dimostrazione della regolarità del soggiorno ai fini dell'accesso ai servizi pubblici (matrimonio, registrazione della nascita, riconoscimento del figlio naturale). Ma anche l’obbligo di denuncia da parte dei pubblici ufficiali degli immigrati in situazione irregolare che si presentano agli sportelli, l’introduzione di un contributo tra 80 e 200 euro per ogni rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno, il prolungamento fino a 180 giorni (invece dei 60 giorni precedenti) dei termini di trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione e la punibilità (fino a 15 anni di carcere) di chi favorisce l'ingresso irregolare di immigrati e di chi affitta appartamenti agli immigrati irregolari (fino a 3 anni di carcere).Con la nuova normativa gli stranieri che entrano (anche i possibili richiedenti asilo!) o soggiornano (anche quegli immigrati che, pur risiedendo e lavorando da anni in Italia, quando perdono il lavoro e non ne trovano un altro in sei mesi) in maniera irregolare (=senza i dovuti permessi) nel territorio dello Stato commettono il reato di “immigrazione clandestina”, punito con un’ammenda da 5 a 10 mila euro. Non è previsto l’arresto, ma i “clandestini” (vale a dire gli stranieri che commettono l’abominevole crimine di non aver documenti in ordine) sono sottoposti a processo immediato davanti al giudice di pace con espulsione per direttissima. L’introduzione del reato di “immigrazione clandestina”, nell’intenzione del governo, dovrebbe perciò rendere più facile l’espulsione degli immigrati “non desiderati” perché senza documenti.
Per politica e società gli immigrati in situazione irregolare sono tutti delinquenti
Si tratta di un pacchetto di misure che ignora, di fatto, i diritti umani, i trattati internazionali e la dignità della persona umana. Una legge che produrrà sofferenze e difficoltà agli immigrati che, già per il fatto di essere irregolari, si trovano in una situazione di precarietà. E con il reato di immigrazione irregolare si legittima, a livello istituzionale, una ormai diffusa e accettata criminalizzazione dei migranti: di tutti i migranti, non solo di quelli senza documenti.
Con la nuova legge, i bambini stranieri nati da genitori non regolarmente soggiornanti sul territorio e i bambini italiani nati da un genitore straniero non regolarmente soggiornante sul territorio non potranno più essere riconosciuti dal proprio genitore; una persona senza permesso di soggiorno non potrà più contrarre matrimonio nel territorio dello Stato, neanche in presenza di figli con cittadinanza italiana; gli adolescenti soli che provengono da altri Paesi non potranno più avere la sicurezza di continuare il percorso di vita iniziato in Italia, una volta divenuti maggiorenni.
Inoltre, l’obbligo di denuncia dei migranti in situazione irregolare da parte dei pubblici ufficiali, sarà carico di nefaste conseguenze: i migranti ed i loro familiari, per timore di essere denunciati, si sottrarranno al contatto con tutti i servizi pubblici, tra cui l’accesso alle cure mediche e all’istruzione, la possibilità di registrare i figli alla nascita, di contrarre matrimonio, di denunciare alla polizia i reati subiti.
Ora, anche se il 76% dei partecipanti al sondaggio quotidiano di Sky Tg24 considera “a pelle” il reato di clandestinità come la norma più utile della nuova legge (probabilmente è questa l’unica voce ascoltata dal governo in tema d’immigrazione), non si può tacere il fatto che l’introduzione del reato di immigrazione clandestina è una misura sproporzionata che finirà per ingolfare il sistema giudiziario e carcerario e spingerà sempre più gli immigrati senza permessi a delinquere.
In una società civile, è normale che gli immigrati (come ogni persona) che delinquono siano puniti in maniera proporzionale ai loro delitti, ma non si può, però, sostenere (anche a campagna elettorale finita) che il problema della sicurezza dipende solo dall'immigrazione irregolare.
In Italia ci sono numerosi immigrati irregolari (di cui 400 mila badanti) che lavorano nelle famiglie come colf, badanti, nell'agricoltura, nell'edilizia e nelle piccole e medie imprese che non possiamo chiamare delinquenti, ma che lo diventeranno con l’introduzione del reato di clandestinità.
Più del 70% delle 31.200 domande d’asilo presentate nel 2008 in Italia provengono da persone sbarcate, in maniera irregolare, sulle coste meridionali del Paese; circa il 75% dei 36.952 migranti sbarcati irregolarmente sulle coste italiane nel 2008 ha presentato domanda d’asilo; il tasso di riconoscimento di protezione (status di rifugiato o protezione sussidiaria/umanitaria) delle persone arrivate irregolarmente via mare è stato del 50% nel 2008. Sono questi una buona parte d’immigrati irregolari ritenuti pericolosi delinquenti di cui sbarazzarsi sia con i respingimenti in mare che con le espulsioni immediate.
Inoltre, con il reato d'immigrazione clandestina, dovrebbero finire in carcere per favoreggiamento anche centinaia di migliaia di cittadini, italiani e non, che hanno badanti o lavoratori immigrati non regolari…
Il “generico” reato di immigrazione clandestina non è sostenibile giuridicamente. Infatti, con il reato di immigrazione clandestina si fa diventare reato la semplice condizione personale di essere straniero, in contrasto con quanto la Costituzione stabilisce in materia di eguaglianza. La Corte costituzionale ha già ribadito che solo una condotta che lede beni costituzionalmente garantiti può giustificare il ricorso alla sanzione penale. E’ reato, infatti, non la mera clandestinità dello straniero, ma una clandestinità accompagnata da elementi oggettivi, accertati dal giudice, da cui risulti una pericolosità sociale, senza dimenticare, però che la sola povertà non è sinonimo di criminalità.
Chi è l’immigrato “clandestino”?
Non è un criminale a-priori, come si sostiene spudoratamente. Le persone che la nuova normativa sulla “sicurezza” si vogliono tenere lontane dall’Italia fuggono, nella maggior parte dei casi, dalla povertà, da guerre e persecuzioni. E non sarà certo il reato di “immigrazione clandestina” a fermarle.
Migrare non è un crimine. E’ invece criminale un sistema economico-finanziario mondiale (l’11% della popolazione mondiale consuma l’88% delle risorse) che forza la gente a fuggire dalla propria terra per sopravvivere e che quando raggiungono l’Italia sono sistematicamente criminalizzati.
La povertà non è reato. La logica della legge sulla “sicurezza” trasforma, invece, il diverso (il povero) in nemico e pone sullo stesso piano chi fugge dalla fame, dalla miseria e dalla guerra e chi, invece, viene in Italia per delinquere.
Molti (anche cristiani) invocano leggi speciali contro gli immigrati per avere maggiore sicurezza. Assecondare, però, tali istinti primari che si fondano sulla convinzione per cui “mors tua, vita mea” significa spesso minimizzare o giustificare atteggiamenti razzisti e xenofobi. C’è, invece, bisogno di capacità di mediazione e di educazione alla convivenza da parte di sindaci, istituzioni, organizzazioni sociali, chiese. Infatti, quando si limitano o negano i diritti e le garanzie di alcuni, minore è la libertà e la sicurezza per tutti.
E nel lungo e faticoso cammino di difesa dei diritti umani, non è un buon segnale, né per le comunità cristiane né per gli immigrati, assistere al gioco di smarcamento tra i diversi organismi ecclesiali: se le dichiarazioni in favore dei migranti e contro una certa politica repressiva da parte dei responsabili del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e Itineranti sono sistematicamente smentite dal portavoce della Santa Sede, ci si chiede a cosa servano tali organismi se non a fare sorridere ironicamente i politici del centro-destra.
Lorenzo Prencipe, scalabriniano, Presidente del Centro Studi Emigrazione di Roma
domenica 28 giugno 2009
Perché questa malattia a me?
Perché questa malattia a me? È colpa dei miei peccati o è un castigo di Dio per colpe che ignoriamo?Antonella Di Mario Roma
Ferdinando Galli Casalbuttano (Cremona)
Mario Spallicci San Paolo del Brasile
mercoledì 24 giugno 2009
Se la nota dicesse...
Se la nota dicesse: non è una nota che fa la musica...non ci sarebbero le sinfonie.
Se la parola dicesse: non è una parola che può fare una pagina
...non ci sarebbero libri.
Se la pietra dicesse: non è una pietra che può alzare un muro
...non ci sarebbero case.
Se la goccia d'acqua dicesse: non è una goccia d'acqua
che può fare un fiume
...non ci sarebbe l'oceano.
Se il chicco di grano dicesse: non è un chicco di grano
che può seminare un campo
...non ci sarebbe la messe.
Se l'uomo dicesse: non è un gesto d'amore
che può salvare l'umanità
...non ci sarebbero mai nè giustizia, nè dignità, nè felicità
sulla terra degli uomini.
Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota
Come il libro ha bisogno di ogni parola
Come la casa ha bisogno di ogni pietra
Come l'oceano ha bisogno di ogni goccia d'acqua
Come la messe ha bisogno di ogni chicco
l'umanità intera ha bisogno di te,
qui dove sei,
unico,
e perciò insostituibile.
Michel Quoist
martedì 23 giugno 2009
Il dolore degli iraniani
Tutto e' nero.Tutto ha perso il significato. Anche la lotta virtuale su internet. Su Facebook vedi tutti gli utenti con la stessa foto con i nomi cambiati. Non riconosci più gli amici.
PeaceReporter - Ti dicono di fare la stessa cosa. Ti dicono che gli studenti che in Italia hanno partecipato alle manifestazioni al rientro in Iran sono stati arrestati o si sono visti ritirare il passaporto. "Non tornare in Iran", ti dicono e tu senti un vuoto nel cuore. Fino a poche settimane fa ti sentivi soffocata perche' avevi paura di dire quello che pensavi. Oggi tremi nella prigione dell'angoscia di non poter piu' tornare nel tuo Iran. Pensi agli occhi della ragazza pochi secondi prima della sua morte, li ha visti tutto il mondo. Sta morendo e le dicono "non aver paura" e muore. Non so se ha avuto paura. Non avevo visto morire nessuno. In lei ho visto morire il mio Paese. Nei suoi occhi che si perdevano nel nulla ho visto morire l'umanità. Ebbene ti dici che non hai niente da perdere. Tanto ormai abbiamo perso tutti. Siamo dei grandi perdenti.Abbiamo perso il nostro Iran. Ha perso la democrazia, cosi' come hanno perso i nuovi amici occidentali dell'Hitler iraniano. Anzi. Qua dobbiamo parlare di tanti Hitler. Stringetevi la mano e fate un brindisi con l'Occidente adesso che l'Iran non esiste piu'. Il nostro grido soffocato verra' forse ricordato dalla storia.
Il nemico e' nostrano. Segue le orme d'Israele. Le folle disperate degli iraniani intorno ai cadaveri morti mi ricordano i palestinesi. Quasi la stessa disperazione, ma la stessa identica angoscia, perche' l'Iran e' ormai occupato.
Noi abbiamo votato, loro ci hanno ucciso e l'Occidente ha taciuto. Voi fate brindisi alla vostra vittoria. Noi piangeremo la nostra rovina.
Solo fino a pochi giorni fa, verde era il colore della speranza. Oggi e' il colore del sangue, del lutto, della perdizione, degli occhi che si spengono per un Paese.
"Non avere paura", mi dico. Eppure piango e tremo. Ho sempre pensato a quelli che per aver detto la verita' dovevano vivere lontano dal Paese. Oggi vedo me e i miei amici tremare afflitti dalla paura. E' immisurabile la profondita' di questo dolore.
Ci hanno dimenticato tutti. Perfino il buon Dio sembra non voler sentire le nostre grida. E io non so piu' cosa rispondere agli amici atei. Hanno un sorriso amaro. Come se mi volessero dire "avevamo ragione noi".
Urla un'intera nazione. E il mondo sta a guardare tutto in silenzio. Aiutateci a rompere il silenzio. Aiutateci a tenere vivo il verde. Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran. Aiutateci a credere che l'umanita' esiste ancora. Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde, fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.
E tu, buon Dio Onnipotente, se esisti davvero muovi almeno un dito.
Nardana Talachian, per tutti i ragazzi in piazza a Teheran
L'amnesia della morale
di EDMONDO BERSELLI
"... Anche questo in realtà è uno scandalo nello scandalo. La prova di una torsione così violenta da ridurre il paese al grado zero della politica. Perché ciò che colpisce, o piuttosto ciò che dovrebbe colpire oggi la coscienza generale, non è solo l'indifferenza anonima e spesso compiacente delle platee televisive, narcotizzate dalla "normalità" degli show privati ....È piuttosto la sensazione "tragica" del degrado che ha contagiato uno dei vertici istituzionali. Ed è per questo che sorprende, e quanto, la sottovalutazione in cui prende forma il giudizio delle classi dirigenti, secondo il calcolo cinico per cui il potere può permettersi qualsiasi scarto rispetto alla regola collettiva...."
Fonte: la Repubblica del 23 giugno 2009
sabato 20 giugno 2009
"... Il punto centrale, ci sembra, è la necessità di arrivare il più presto possibile a un chiarimento sufficiente a sgomberare il terreno dagli interrogativi più pressanti, che non vengono solo dagli avversari politici ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier.
E se anche non fosse possibile eliminare ogni ombra, perché ad esempio su alcune questioni il bandolo della matassa è in mano alla magistratura, si pongano almeno i presupposti per evitare ulteriori stillicidi di chiacchiere e di tempeste mediatiche. Senza illudersi che l’efficienza dell’azione di governo possa far premio, sempre e comunque, sui comportamenti privati. Alla lunga, tutto finisce per avere un prezzo. E il pericolo, soprattutto in questo caso, è che a pagarlo non sia soltanto il singolo debitore di turno, ma l’intero Paese."
fonte: Avvenire
domenica 14 giugno 2009
LA CHIESA E LO STATO
«Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Sant'Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).
martedì 9 giugno 2009
L'essere umano porta "nel proprio genoma" la "traccia profonda" dell'amore divino. La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l'amore ci rende felici, perché viviamo per amare ed essere amati .Usando un`analogia suggerita dalla biologia, diremmo che l`essere umano porta nel proprio 'genoma' la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore".
venerdì 5 giugno 2009

Non vogliamo essere tra i complici di questo furto!
Non accettiamo e mai accetteremo che questo paese continui a rubare vite e futuro alle storie di migliaia di migranti.
Noi missionari abbiamo visto il mondo dall'altra sponda del Mediterraneo e ci è stato donato di udire e toccare speranze e miserie. Di queste ultime le cause sono spesso da rintracciare in questa sponda del mare.
Lo sfruttamento delle risorse, la produzione e vendita di armi, l'iniquità del sistema economico e gli interessi politici dei potenti, congiurano per creare le condizioni dell'impoverimento dei popoli.
Per questo ci tradiremmo se passassimo sotto silenzio quanto sta accadendo nel nostro paese.
In lettere precedenti abbiamo avuto modo di denunciare le derive democratiche e i meccanismi di esclusione che colpiscono le fasce più vulnerabili della nostra società. Tra queste hanno per noi particolare eloquenza i migranti, specialmente coloro di origine africana.
Denunciavamo il "virus"che ha seriamente infettato lo sguardo e lo spirito di porzioni significative della nostra società italiana. Ciò ha stravolto la complessità del fenomeno migratorio costituito da persone che chiedono di costruire un altro futuro. Ribadiamo che il processo migratorio non può e non deve essere contrabbandato come problema di ordine pubblico e dunque inserito nell'ambiguità del fuorviante discorso sulla sicurezza.
Riteniamo che sia un grave crimine rubare la dignità e la storia di chi, come i migranti, incarna la speranza in un futuro differente per tutti. Essi ci troveranno sempre e comunque dalla loro parte per scrivere con loro una storia per tutti.
Ogni volto che incontriamo è anche il racconto del nostro cammino come singoli e come società.In realtà i migranti raccontano di noi e del nostro mondo! L'unico libro quindi che dovremmo scrivere è quello dell'ospitalità ricevuta gratuitamente e ora in dovere di donarla a piene mani.
La lettera vera è quella che la gente ha scritto in noi, missionari migranti in Africa ed altrove. Siamo stati "scritti" dai volti e dalle storie che qui da noi, da tempo ormai, vengono spesso respinte».
...Tu non sai niente di me
Né da dove vengo
Né perché mi trovo nella tua patria...
(Nemàt Mirzazah, poeta esule iraniano)
... Sopra il cuore
firmano le genti un patto eterno
di pace e fraternità...
(Jorge Carrera Androade)
fonte:http://www.nigrizia.com
mercoledì 3 giugno 2009
Amazzonia che macelloUn paio di scarpe Geox, Nike o Adidas, un divano di pelle Chateaux d’Ax, un pasto a base di carne Simmenthal o Montana possono avere un’impronta devastante sull’ultimo polmone del mondo e sul clima del nostro pianeta. Dopo tre anni di indagini sotto copertura, Greenpeace pubblica l’inchiesta “Amazzonia, che macello!” con la quale smonta, pezzo per pezzo, il complesso mercato globale della carne e della pelle e rivela come i giganti brasiliani del comparto zootecnico – parzialmente partecipati dallo stesso governo brasiliano – stanno distruggendo l’Amazzonia e il clima del nostro pianeta. In quest’inchiesta per la prima volta emergono i nomi dei marchi implicati, Greenpeace ricostruisce le filiere fino ai prodotti che ogni giorno tutti noi usiamo e che nascondono una storia di deforestazioni, incendi, abusi e nuove schiavitù della popolazione locale.
fonte:http://www.greenpeace.org/italy/
lunedì 1 giugno 2009

«Gli insegnamenti di Gesù Cristo sono stati una svolta, un modo per confrontarsi con il terribile enigma della vita umana e confondersi di fronte ad esso. Che cosa miracolosa! Quali pensieri deve aver avuto Gesù prima di “aprire la sua bocca” e iniziare il Discorso della montagna. Che pensieri profondi, oscuri e silenziosi (long dark silent thoughts)!» «Cristo è il primo uomo a essersi reso conto che l’amore è il principio della vita umana. Lui ora risplende sopra di noi più grande che mai e io sarei pronto a scommettere che nel prossimo secolo Cristo (e i pochi altri grandi uomini come lui) riempiranno le menti della gente come mai prima»
Gesù «è stato il primo, e forse l’ultimo, a riconoscere che affrontare il mistero ultimo della vita è l’unica attività importante a questo mondo».
«Abbiamo bisogno di Gesù? Si sta avvicinando quel momento? E questo Agnello di Dio rivelerà (will reveal)? Rivelerà i segreti della gioia sulla terra e nella morte?»
«Dio, devo vedere il tuo volto questa mattina, il Tuo Volto attraverso i vetri polverosi della finestra, fra il vapore e il furore; devo sentire la tua voce sopra il clangore della metropoli. Sono stanco, Dio. Non riesco a scorgere il tuo volto in questa storia».
«Sarò forte come l’acciaio, mio Signore, diventerò sempre più forte, il fuoco mi forgerà, mi renderà più deciso, più saldo, migliore, secondo la tua volontà o Dio perduto, secondo i tuoi comandamenti. Ora lascia che io Ti trovi, come una nuova gioia che invade la terra all’inizio del nuovo giorno, come il cavallo che, nel suo campo, al mattino, vede il padrone giungere verso di lui attraverso l’erba. Ora sono come l’acciaio, mio Signore, tu mi hai reso forte e pieno di speranza. Colpiscimi e risuonerò come una campana!»

Ru486: il farmaco che uccide due volte
Si è svolto venerdì 29 maggio a Bologna presso la sede del Quartiere S. Stefano un incontro pubblico sul tema: "Ru486: il farmaco che uccide due volte".
fonte: http://www.zenit.org/article-18465?l=italian
domenica 31 maggio 2009

LO SPAZIO TRA DIO E L'UOMO
Tra il dito di Dio e il dito dell'uomo
"...E' lo spazio della storia che Dio e l'uomo dovranno riempire insieme: è lo spazio della comunicazione e della libertà, dell'impegno e dell'attesa ...E' lo spazio dei grandi drammi della libertà, ... dell'imprevedibile e della speranza, di ciò che ancora non si riesce a vedere....
Se le mani i Dio e dell'uomo si toccassero non ci sarebbe spazio nè per la libertà nè per l'attesa, e nemmeno dunque per alcuna forma di vera comunicazione, di vero ascolto: è camminando nel rischio di quello spazio vuoto che si è potuta dare la storia che conosciamo, quella in cui stiamo ancora caminando. .."
In questo spazio si trova il senso di tante lotte per la libertà nei momenti bui della storia della Chiesa.
dal romanzo SINE GLOSSA di Giovanni BRAIDA, Matteoni Editore, Lucca 2005.
venerdì 29 maggio 2009
Mahatma Gandhi
giovedì 28 maggio 2009

Convegno a Firenze su Galileo: la riflessione di padre Coyne
La contestualizzazione storica della condanna del copernicanesimo ad opera del Sant’Uffizio nel 1616 e poi del processo subito da Galilei nel 1633, restituisce un'immagine più sottile del clima culturale in cui maturò quello che la Chiesa stessa ha da tempo riconosciuto come un proprio tragico errore. Lo sguardo ravvicinato, con cui storici e filosofi della scienza affrontano in questi giorni al Palazzo dei congressi di Firenze la vicenda galileiana, mostra come l’avvento dell’eliocentrismo e della ‘scienza nuova’, scardinavano l’intero sistema aristotelico su cui era fondata la filosofia naturale del tempo, obbligando i teologi a interrogarsi rapidamente sui loro criteri di interpretazione della Scrittura. Se i giudici dell’Inquisizione non seppero farlo, alla condanna di Galileo, come ‘veementemente sospetto d’eresia’, si giunge in un clima in cui teologi come Foscarini e Campanella avevano compreso il valore delle intuizioni dell’astronomo pisano e la Compagnia di Gesù era impegnata nella divulgazione della scienza moderna. Viene inoltre restituita l’immagine di un Galileo che – come già ricordato da Benedetto XVI - non rinunciava nella sua attività di scienziato ‘né alla ragione né alla fede’, ma anzi, le valorizzava entrambe fino in fondo, ‘nella loro reciproca fecondità’. Ma quali ulteriori passi in avanti dovrebbe fare la Chiesa oggi per dimostrare la sua volontà di collaborare con la scienza? Sentiamo uno dei relatori, padre George Coyne, lo scienziato gesuita che ha fatto parte della Commissione creata da Giovanni Paolo II per esaminare il Processo Galileo: “Se la Chiesa stessa deve fare ancora qualche cosa, non saprei dirlo; che ci sia da studiare, da approfondire, questo senz’altro. Ma questo tocca più alla comunità degli storici, degli scienziati, forse. Secondo il mio modesto parere, penso che la Chiesa abbia fatto la sua parte con la Commissione, con i discorsi conclusivi, con i discorsi del Santo Padre in cui sono stati ammessi gli errori da entrambe le parti. Gli errori – non cito esattamente il Santo Padre Giovanni Paolo II – gli errori commessi a quei tempi hanno fatto molto soffrire Galileo, errori di cui in quei tempi – si può dire soggettivamente – non si può far colpa: nessuno comprendeva la scienza, perché stava appena nascendo. La maggior parte delle persone non comprendeva bene la Sacra Scrittura, non sapeva bene come interpretarla. Bellarmino credeva che la Sacra Scrittura contenesse dichiarazioni scientifiche: e questo non può essere!”.

Madeleine Delbrêl,
assistente sociale tra Dio e Marx
"...Madeleine soffriva la divisione rigorosa della città tra comunisti e non comunisti, spaccatura che allontanava irrimediabilmente gli operai dalla Chiesa. Aveva studiato il marxismo. Era entrata in dialogo con i comunisti che incontrava nella vita di ogni giorno. Credeva che la chiave per superare la divisione fosse l’amicizia personale, l’amore gratuito: «Ogni uomo — scrive —, comunista o capitalista, buddista o musulmano, è prima di tutto nostro fratello nella creazione». Per «saltare il fosso» che divideva in due la città — da una parte la Chiesa, dall’altra il mondo operaio — Madeleine e le compagne decidono nel 1935 di lasciare il centro sociale della parrocchia, dove risiedevano da due anni, e di affittare un appartamento nel centro di Ivry. Si trovano così a vivere tra gli operai, che in quel tempo erano definiti «proletari»..."
Andrea Riccardi
sabato 23 maggio 2009

I DIVORZIATI NELLA CHIESA
Fa bene al cuore leggere le parole del cardinal Carlo Maria Martini e di don Luigi Verzé tratte dal libro che hanno scritto insieme, «Siamo tutti nella stessa barca»: parole di comprensione, di apertura e di carità cristiana di cui da tempo si sentiva un grande bisogno.
E il pensiero che sono entrambi anzianissimi e uno dei due anche molto malato dovrebbe in un certo senso rassicurare i fedeli più tradizionalisti e, perciò, magari, turbati se non proprio scandalizzati dalle loro teorie: tra tutti gli uomini di chiesa non sono ormai forse quelli più vicini a Dio e dunque in grado, chissà, di intenderne meglio la voce?
fonte: http://www.rivistadireligione.it/rivista/articolo
Il cardinale Tettamanzi: «Non cè futuro senza solidarietà»
Dalla semplicità dell'uomo di Dio è indicato un percorso che permette all'uomo
di fare un salto verso un tipo di società più accogliente.
venerdì 22 maggio 2009


"Non abbiamo né funzioni né compiti speciali"
Trascriv
o solamente la parte conclusiva della lettera che fr. Enzo Bianchi ha scritto nel 40° anniversario della comunità di Bose, evidenziando quello che a me pare rappresenti la sostanza dell'essere cristiani.
"... Cari amici, desideriamo dirvi semplicemente che “noi siamo qui”: restiamo saldi grazie alla fedeltà del Signore ai suoi doni e perseveriamo – nonostante tutte le nostre debolezze e i nostri fallimenti – nel ricominciare ogni giorno a vivere il Vangelo. Non abbiamo né funzioni né compiti speciali, non ci sentiamo nemmeno in grado di “dare testimonianza”, ma tentiamo l’impossibile dell’amore, un amore come quello che Dio ha per il mondo, un’impresa impossibile agli uomini ma possibile a Dio che ce ne ha dato l’esempio in Cristo...
In questo nostro cammino speriamo solo di non scandalizzare nessuno e di porre un “segno”, nulla più: un segno che il regno di Dio è vicino e che siamo tutti chiamati alla conversione. Aiutateci anche voi, con la comunione ravvivata nel Signore Gesù, a essere ciò che è la nostra verità."
Un saluto affettuoso
giovedì 21 maggio 2009

Voi non sapete cosa è la fame!
Non l’avete mai provata. Ma un giorno ad una bambina che aveva la sofferenza della fame sul viso, le fu dato un pezzo di pane e vedendola mangiare briciola per briciola, una alla volta le fu detto … mangia, mangia il pane … e lei guardando rispose: … ho paura che quando il pane sarà finito, avrò di nuovo fame.
da /aenimale.splinder.com/




