venerdì 20 marzo 2009

NORMATIVA IRC
Un servizio ricavato da un sito amico, utile per i miei colleghi di religione.

Ciò che i tuoi alunni vorrebbero dirti

1. Cerca di essere coerente: altrimenti rimaniamo disorientati e non sappiamo più come comportarci.

2. Cerca di non umiliarci di fronte ai nostri compagni: impareremo meglio se parlerai con noi tranquillamente a quattr'occhi.

3. Evita di usare troppe minacce: potremmo imparare che il potere è tutto ciò che conta.

4. Evita di punirci dandoci più compiti, altrimenti impareremo ad odiare i compiti e anche tu ci diventerai odioso/a.

5. Evita di farci troppe prediche: impareremo più dagli esempi che dalle parole.

6. Evita di farci sentire in colpa per i nostri errori: impareremo meglio ad evitare gli errori se non avremo la sensazione di essere persone sbagliate.

7. Ricorda che non apparirai ridicolo se ti scusi con noi: una scusa leale ci farà provare molta simpatia per te.

8. Cerca di non urlare continuamente: se lo fai, noi ci abitueremo alle tue urla e tu dovrai urlare sempre di più.

9. Cerca di non intimorirci, altrimenti ci incoraggerai a mentire.

10. Evita di zittirci quando facciamo domande: se lo fai, distruggerai la nostra curiosità.

11. Cerca di notare anche i nostri aspetti positivi: saremo spinti a migliorare sempre di più.



Come un insegnante può uccidere la voglia di imparare dell'alunno

1. Assumere un atteggiamento arrogante e intollerante.

2. Svalutare l'alunno o ricorrere ad offese personali.

3. Ricorrere frequentemente a minacce e a punizioni.

4. Incoraggiare un clima competitivo in cui qualcuno emerge a scapito degli altri.

5. Trascurare di valorizzare l'alunno e di incoraggiarlo.

6. Far apparire una materia la più difficile e la più impegnativa di tutte.

7. Caricare di compiti per casa superflui.

8. Ignorare i piccoli sforzi e i piccoli successi dell'alunno.

9. Fare continui paragoni e confronti tra gli alunni.

10. Ricorrere all'ironia umiliando e mettendo in ridicolo l'alunno.

11. Trattare in modo non equo gli alunni privilegiando i propri "pupilli".

(fonte: personale home page del Prof. Gabriele Chiesa)

giovedì 19 marzo 2009


In memoria di don GIUSEPPE DIANA

Alle 7.30 del 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, don Giuseppe Diana viene assassinato nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe, mentre si accingeva a celebrare la Santa Messa. Due killer lo affrontano con una pistola calibro 7.65. I quattro proiettili vanno tutti a segno, due alla testa, uno in faccia e uno alla mano, Don Peppe muore all'istante. L'omicidio, di puro stampo camorristico, fece scalpore in tutta Italia. Un messaggio di cordoglio venne pronunciato anche da Giovanni Paolo II durante l'Angelus. Don Peppe visse negli anni del dominio assoluto della camorra casalese, legata principalmente al boss Francesco Schiavone detto Sandokan. Gli uomini del clan controllavano non solo i traffici illeciti, ma si erano infiltrati negli enti locali e gestivano fette rilevanti di economia legale, tanto da diventare "camorra imprenditrice".

Il barbaro omicidio, dicono gli atti processuali, maturò in un momento di crisi della camorra casalese. In questo periodo, una fazione del clan ordinò l'omicidio di don Peppe, personaggio molto esposto sul fronte antimafia, per far intervenire la repressione dello Stato contro la banda che ormai aveva vinto la guerra per il controllo del territorio.

da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

mercoledì 18 marzo 2009


Osare oltre

Riflessioni fatte in II D
"Osare oltre significa varcare la soglia della conoscenza acquisita per capire gli altri diversi da te e dal tuo pensiero ...."
"L'uomo, ribellandosi a Dio, fa l'esperienza della nudità e della solitudine che cerca di coprire e colmare con il libero arbitrio. La libertà per lui è l'unico mantello che dà forma al suo essere; basta una folata di vento per rimetterlo nella nudità e nella solitudine!".

martedì 17 marzo 2009

Quaresima essenziale
Riposare il proprio cuore in Dio, lasciarsi galleggiare sulle acque sicure, amare la vita così come si presenta, col suo corteo di asperità. Dare, senza contare gli anni che ci restano da vivere… L’essenziale, di fronte a chiunque, è sempre il comprendere tutto di lui e, quando si riesce a comprendere l’altro, è una festa.
frère Roger Schutz
http://ernestodiaco.splinder.com/post

lunedì 16 marzo 2009



Il peccato, questo sconosciuto

Oggi in una classe del II liceo classico, introducendo l'argomento "la percezione del 'peccato' tra i giovani" e, partendo da una simulazione biblica dell'episodio di Caino ed Abele fatta in un'altra classe, ho chiesto agli alunni di scegliere tra le seguenti opzioni, scrivendo un commento :
  • Errare humanum est.
  • Tutto ciò che è umano non è da considerarsi peccato.
  • Cosa c'entra Dio con la vita dell'uomo.

Può tornare utile la lettura dell'editoriale che si trova su: www.korazym.org

domenica 15 marzo 2009


"Le tue, Signore, sono parole di vita eterna.
Le leggi del Signore sono perfette: risollevano l’anima.
I Suoi verdetti sono sicuri: danno saggezza ai semplici.
I Suoi ordini sono giusti: riempiono di gioia il CUORE.
I suoi comandamenti sono limpidi: illuminano gli occhi.
L’amore di Dio è puro: dura per sempre.
I giudizi del Signore sono fedeli e SINCERI: sempre giusti.
Le sue parole sono più preziose dell’oro: e più dolci del miele !"
Sal 18, 8-11

Scuola, CdM approva Regolamento sulla valutazione:
voti numerici in tutte le materie e
nuovi criteri attribuzione voto condotta.

sabato 14 marzo 2009


Sorridi sempre, anche se è un sorriso triste, perché più triste di un sorriso triste c'è la tristezza di non saper sorridere.
Jim Morrison



Vivo per lei

Vivo per lei perché oramai io non ho altra via d'uscita perché la musica lo sai davvero non l'ho mai tradita, vivo per lei perché mi da pause e note in libertà, ci fosse un'altra vita la vivo, la vivo per lei

"La musica è la miglior medicina dell’anima... può donare delle ali ai vostri pensieri e illuminare la vostra anima di una luce eterna". Platone

venerdì 13 marzo 2009


I giovani? Più look che rock
«Oggi è troppo importante es­sere famosi, quarant’anni fa era decisivo diventare buoni musicisti. Industria e tv condizionano in modo negativo i giovani. Ma dopo che co­struendosi un’immagine patinata si è pas­sati davanti alle telecamere, cosa rimane se non si è studiato? »
Ian Gillan di suc­cesso nel rock ne sa assai. Sono infatti pas­sati quarant’anni esatti dal suo ingresso negli storici Deep Purple, di cui è stato la voce per i dischi migliori, titoli impre­scindibili come Machine Head, Fireball, In rock. Ed ancora oggi, dietro un’ineffa­bile aria da gentiluomo inglese di 64 an­ni, Gillan è protagonista sulla scena mon­diale. Nella band e con i suoi progetti so­listi: l’ultimo dei quali, One eye to Moroc­co, uscirà venerdì prossimo tra rock, blues e soul, con un paio di nuove perle ( It would be nice, Better days). Intanto però l’artista non le manda a dire, alle nuove generazioni che dal passato prendono spesso solo un look da ribelli. "Anche noi volevamo ribellarci: ma sapendo che i cambiamenti nascono da basi solide. Van­dalizzando la storia non c’è futuro.
fonte: Avvenire del 01/03/2009


«È chiaro che la moltiplicazione dei partiti a tutta prima lusinga la vanità degli imbecilli. Dona loro l'illusione di scegliere.»

Georges Bernanos


Così risorgeremo!

«Dio nella sua onnipo­tenza restituirà defini­tivamente la vita in­corruttibile ai nostri corpi riunen­doli alle nostre anime, in forza del­la risurrezione di Gesù». Così il Ca­techismo della Chiesa Cattolica ri­badisce la verità dogmatica della ri­surrezione della carne.
Adrea Galli su Avvenire del 13 Marzo 2009 espone le opinioni di alcuni teologi sulle sem­bianze e le qualità dei nostri corpi risorti.

"Non molesterai il forestiero
né lo opprimerai

perché voi siete stati forestieri
in terra di Egitto”

(Esodo, 22,20)

".... Noi missionari/e sentiamo il dovere di reagire e protestare contro la strage in atto nel Mediterraneo e le leggi razziste contro gli immigrati che arrivano sulle nostre coste. È una tragedia questa, che non ci può lasciare indifferenti: migliaia e migliaia di africani che tentano di attraversare il Mare nostrum per arrivare nell’agognato "Eden". Un viaggio che spesso si conclude tragicamente. Dal 2002 al 2008 sono morti, in maggioranza scomparsi in mare, 42 mila persone, secondo la ricerca condotta a Lampedusa da Giampaolo Visetti, giornalista di La Repubblica. Trecento persone al giorno! Il più grande massacro europeo dopo la II Guerra Mondiale che si consuma sotto i nostri occhi..."
"A volte si ha l’impressione di essere sommersi dal male.
E che anche le denunce servano a poco,
perché le stesse parole sembrano svuotate di significato.
Ma guai a rinunciare a “sognare”.

Genevieve Makaping

La storiella raccontatami da Buddha

Vi propongo dom Hélder Câmara,
Arcivescovo di Olinda e Recife dal 1964 al 1985, morto nell’agosto 1999, era nato il 7 febbraio 1909.
Papa Giovanni Paolo II, durante la visita a Recife, lo abbracciò dicendo: "Fratello dei poveri, fratello mio".
E' riconosciuto come uno delle più grandi figure del cattolicesimo del '900. Il Sunday times lo ha definito "l'uomo più influente dell'America Latina dopo Fidel Castro". Scomparso il 27 agosto 1999.
Di sè' ha detto: "Quando do da mangiare a un povero tutti mi chiamano santo; ma quando chiedo perchè i poveri non hanno cibo, allora mi chiamano comunista".
In occasione del centenario della sua nascita “ci invia” un messaggio dal paradiso.
che potete trovare in: www.nigrizia.it/doc.asp?ID=11786

"In un mercato dell’India, una donna stava rovistando tra gli scarti di frutta e verdura, come se stesse cercando qualcosa. Alcuni le si avvicinarono e le chiesero: «Cosa cerchi?». E lei: «Un ago». Qualcuno fu lì lì per dirle che non c’era bisogno di dannarsi l’anima per un oggetto di così scarso valore. Ma quando lei spiegò che si trattava di un ago d’oro, molti altri si unirono alla ricerca. Ma dell’ago neppure l’ombra. A un certo punto, un uomo le chiese: «Non ricordi il posto esatto in cui l’hai smarrito?». E lei: «A dire il vero, non l’ho perso qui al mercato, ma a casa». Facile immaginare l’indignazione di tutti: «A casa? E allora perché vieni a cercarlo qui?». La donna replicò: «Sto facendo esattamente quello che fate voi: cercate la felicità nelle cose esteriori, pur sapendo che si può trovare solo nella vita interiore".

La crisi del dio-mercato
di Frei Betto

"Per definire il capitalismo oggi si ricorre spesso al concetto di liberismo. Ma cosa significa? L’essenza del capitalismo sta nel progressivo accumulo del capitale in mani private. I beni non hanno tanto un valore d’uso, quanto un valore di scambio; non servono per vivere, ma per essere venduti. Nel capitalismo il denaro — un’astrazione del valore — sulla scala dei valori viene prima dei diritti e bisogni delle persone ...".
Provocazione!

Cari fratelli voglio presentarmi, sono la realtà di questo mondo e sono venuta a voi perché vi rendiate conto di dove vivete, perché, per quanto vedo, avete gli occhi un po’ chiusi, e forse non vi rendete conto che....

Questa nostra società privilegia i forti, coloro che hanno possibilità, gli svegli, i ricchi, i potenti e lascia da parte coloro che non sono così o non possono stare al passo con essi.

Privilegia il titolo più che la persona, ciò che uno possiede e non ciò che è.

In tale situazione il fratello è praticamente inutile. Non è preparato come i professionisti, non sa tutto come i saggi, non ha i soldi dei ricchi, e la forza dei potenti e del suo titolo a nessuno importa; inoltre gli chiedono quando ti ordineranno?

Si dice che l’unica cosa che possiede un fratello è la sua fraternità, la sua capacità di essere fratello di ogni persona che incontra sul suo cammino. Dicono anche che questa fraternità non è sua, ma gli viene dal suo incontro con un Dio.

Inoltre il dono di questo Dio non è per uno solamente, ma si deve condividere con gli altri, e questo, scusate, non si addice ad uno stile di vita capitalista, neoliberale e globalizzato. In questo modo mai potrà diventare ricco.

A proposito di ricchi... Si dice che il fratello abbia fatto voto di povertà, castità e obbedienza. E perché?

Il meglio di questa vita è aver soldi per possedere tutto, per fare ciò che uno vuole.

Casto, quando la cosa più divertente di questo mondo è poter divertirsi con tutte.

E obbediente? Obbedire ad altri? A un Dio che non si vede? Permettetemi. Io. Solo io so quando, come e perché devo fare ciò che faccio. Non dipendo da nessuno!

Poniti bene in testa che la fraternità è ciò che questo mondo diviso e minacciato non vuole, perché essa porrebbe in discussione la sua stessa maniera d’essere e di vivere la vita. Vivere una utopia come quella della fraternità non riempie di certo la pancia e inoltre, come utopia, non può essere condivisa e intesa da tutti.

Ciò che vale sono i soldi, i titoli, il potere; questo tutto il mondo desidera avere.

Il fratello, perciò, è inutile.

Dimmi a che serve il fratello !?

Fratel Marco Binaghi
da http://www.giovaniemissione.it/spiritualita/mansfide01.htm

giovedì 12 marzo 2009


"Dimmi, e io dimentico. Mostrami, e io ricordo. Coinvolgimi e io imparo"
(Benjamin Franklin)

martedì 10 marzo 2009


Una lezione per liceali stravolti!!!!!!
Cosa bisogna inventarsi per attrarre l'attenzione degli alunni!
Questa mattina alle 10 faccio irruzione in classe, ostentando gioia e spontaneità, alla vista di volti smorti, tesi per le prossime tre ore di lezione (Latino, Storia e Filosofia), quasi tutti intenti a sfogliare le pagine di un testo scolastico per carpire qualche paragrafo da "mandare in memoria".

Alcuni docenti hanno deciso di interrogare a tappeto.
Per gli alunni, oggi, una vera tragedia quella messa in atto da alcune proff. senza cuore!
Timidamente e fingendo di non sapere, domando: "Come va, ragazzi?"
- E loro: "Male prof!"

- "Ho capito" - pensavo - "questi hanno ben altro a cui pensare".
Ed io che mi ero preparato fino a notte fonda - visto che siamo in Quaresima - un'articolata lezione sulla percezione del peccato nei tempi moderni!!!
Non potevo rimproverarmi di nulla; il mio dovere l' avevo fatto.
Non ci si presenta impreparati in classe!
Purtroppo in quel momento mi rendevo conto che questo non bastava. Che fare allora?
O agire d'autorità ("ragazzi, mi dispiace, qui devo fare lezione; non si deve sacrificare sempre il prof. di religione, con un'ora alla settimana, poi?!") oppure usare una strategia distensiva e coinvolgente del tipo: "ragazzi, cosa posso fare per voi?"
- E loro: "Prof, portateci fuori per 3 ore, oppure inventatevi un film da farci vedere!"
- "Un film da vedere?" - replico - "e perchè non invece un film da fare?"
Improvvisamente noto che l'attenzione di tutti si volge verso di me.
- "Un film?!?" - mi chiedono.
-"Sì, un film. Io propongo il soggetto e voi lo interpretate; vediamo ... cosa potrebbe proporre un prof di religione?"
- "Cristo" propone uno;
- "il diavolo" fa un altro;
- "no, la pace", "la libertà", " la tentazione"... aggiungono altri.
- "IL PECCATO" - esclama una fanciulla.
- "Miracolo!" ripeto fra me e me.
- "Ok, ragazzi, io direi di fare "il peccato nella Bibbia", oppure "La percezione del peccato oggi".
- "Sì, quello di Adamo ed Eva!" - suggerisce un ragazzo;
-"Ma no, quello di Caino" propone un'altra.
Alla fine ci si accorda per il primo, magari per l'altro si penserà in un prossimo incontro. Intanto si scelgono gli attori: tre maschi, gli unici presenti in una classe di donne, che dovranno interpretare Dio, Caino e Abele.
Dopo 3 minuti di preparazione del canovaccio, qualcuno pronuncia il ciak si gira.
Com'è andata? Beh, pensavo che sarebbe finita in barzelletta, invece .... l'espediente l'ho trovato interessante. Abele non ha fatto granchè, il fratricidio si è consumato dietro la lavagna.
L'attenzione era concentrata sul botta e risposta tra Dio e Caino.
Dall'improvvisazione è emerso pressapoco questo:
Più che un giudice, Dio sembrava uno sbirro preoccupato di cavar la verità da Caino; quest'ultimo invece appariva privo di tormento, infastidito e con un'aria sfuggente, come a voler dire: "Cosa c'entri tu, Dio, negli affari di famiglia? Dove sia andato mio fratello, non ne so nulla!"
A conclusione della fiction mi è sembrato opportuno sottolineare come il finale esprima la metafora dei tempi moderni, che vuole estraniare Dio alle vicende umane, considerato dall'uomo d'oggi un controllore, un prevaricatore della privacy e oppressore della libertà dell'uomo; insomma un grande fratello ante litteram.
Non si può non riconoscere che il senso del peccato, nel nostro mondo, si è notevolmente affievolito, per non dire che è totalmente scomparso.
"Nel diciannovesimo secolo il problema era che Dio è morto; nel ventesimo secolo il problema è che l'uomo è morto". (Erich Fromm)