mercoledì 8 aprile 2009


Se non puoi essere un pino sul monte,
sii una saggina nella valle,
ma sii la migliore, piccola saggina
sulla sponda del ruscello.
Se non puoi essere un albero,sii un cespuglio.
Se non puoi essere un'autostrada,sii un sentiero.
Se non puoi essere il sole,sii una stella.
Sii sempre il meglio di ciò che sei.
Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere;

poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita.
Martin Luther King


martedì 7 aprile 2009

Studio rivela: rivolgersi a Dio
è come parlare a un amico

La ricerca su venti fedeli cristiani condotta da Uffe Schjodt, dell'università di Aarhus in Danimarca pubblicato su "New Scientist"


NON c'è nulla di mistico in una preghiera. Per il nostro cervello rivolgersi a dio è come parlare a un amico in carne e ossa. Un gruppo di scienziati ha infatti esaminato le reazioni cerebrali di un gruppo di fedeli impegnati nella ricerca di un conforto spirituale attraverso un dialogo con dio, scoprendo che si attivano le stesse aree di una normalissima conversazione. Cosa che non capita quando ci si rivolge a Babbo Natale. Mentre quando si recita una preghiera a memoria si attivano esclusivamente le zone adibite alla ripetizione.

Lo studio si è concentrato esclusivamente sulla religione cristiana ed è stato condotto da Uffe Schjodt, dell'università di Aarhus in Danimarca pubblicato sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience e riportato sul magazine britannico New Scientist. Gli esperti hanno chiesto ai venti devoti volontari in prima battuta di recitare il Padrenostro o una filastrocca per bambini: in entrambi casi la risonanza magnetica mostra che nel loro cervello si accendono aree associate alla ripetizione.

Poi hanno chiesto loro di parlare con Dio, con preghiere personali, o di parlare con Babbo Natale per esprimere i propri desideri sotto l'albero. In questo caso la risonanza mostra che si accendono le aree della conversazione e che, in particolare, quando ci si rivolge a Dio sono attive anche aree della corteccia prefrontale che servono a capire intenzioni ed emozioni altrui, cosa che succede sempre di fronte a un interlocutore in carne ed ossa. Ciò però non avviene quando si parla con Babbo Natale.

In base a questi risultati, secondo Schjodt rivolgersi a Dio è come parlare con una persona, mentre Babbo Natale non sprigiona gli stessi effetti perché si è consapevoli dell'aspetto simbolico e lo si considera più un "oggetto", il protagonista di una leggenda.

(7 aprile 2009) - Fonte: http://www.repubblica.it

lunedì 6 aprile 2009

A mani nude tra le macerie, cosi' li ho salvati

dell'inviato Vincenzo Sinapi

TEMPERA (L'AQUILA) - Ha cominciato a scavare a mani nude subito dopo la scossa e la mattina alle 9, con i suoi amici, era ancora lì sopra le case crollate, a cercare di tirare fuori dei corpi. Alla fine Fabiano Ettorre - 30 anni, di Tempera, volontario della Protezione civile - ne ha contati 11: sei morti e cinque ancora vivi. "Me lo sentivo", dice.

Non era andato a dormire, Fabiano Ettorre, e dopo il terremoto avvertito intorno alla mezzanotte dice di aver "sentito" che qualcosa di brutto sarebbe successo. "Mi sono attaccato a internet per vedere quale era la magnitudo e poi sono rimasto lì, vestito, davanti al pc". Alle 3:32 è successo quello che Fabiano temeva. Ha preso in braccio i due figli e, insieme alla moglie, è uscito di casa. "Non ci torneremo presto", dice adesso a uno dei due bambini. Ma non è stato quello il suo primo pensiero. Messa infatti la famiglia al sicuro, ha cominciato a darsi da fare. Fabiano, diversi suoi amici, gli abitanti di Tempera - poche centinaia, si conoscono tutti - si sono riuniti e hanno cominciato a scavare. Hanno continuato per tutta la notte, guardando dovunque, cercando di carpire ogni lamento: e se qualcuno sentiva un bisbiglio, lì cominciavano a scavare. A mani nude, appunto, senza protezioni particolari. Qualcuno, al massimo, indossava un casco da moto. Sono storie di altruismo, di coraggio e di grande pena quelle che questa squadra improvvisata di volontari può raccontare...."

http://www.ansa.it

Dolore e solidarietà
per i fratelli dell'Abruzzo

domenica 5 aprile 2009

Se non ami

“Tutto ciò che non va diritto alla carità è figura.
L'unico oggetto della Scrittura è la carità”.

B.Pascal

Cristo Gesù umiliò se stesso

facendosi obbediente

fino alla morte

e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò

e gli donò il nome

che è al di sopra di ogni nome.(Fil 2,8-9)


Per realizzare pienamente il proprio desiderio di felicità

l'uomo si affanna nella conquista di un posto di onore nella società.

Gesù indica una strada diversa:

la strada dell’umiltà e del dono della vita per i fratelli.


mercoledì 1 aprile 2009

L’ora di religione nelle scuole superiori: un momento morto o una stimolante occasione di confronto?
Ho tovato per certi aspetti interessante l'intervista fatta ad Andrea Monda, giornalista e scrittore, ora insegnante di religione nelle scuole superiori. Concordo con il collega sull'importanza della figura dell'Idr, senza dimenticare, però, i contenuti da trasmettere durante l'ora di religione.


"... Gli abbiamo chiesto quale è il suo approccio alla materia e ai ragazzi, ma soprattutto se quest’ora può veramente essere valorizzata e fatta apprezzare nel modo giusto agli studenti.

Laureato in giurisprudenza e in scienze religiose, giornalista, scrittore e... insegnante di religione. Professore, perché questa scelta di calarsi nella realtà scolastica andando, tra l'altro, a proporre una delle materie più contestate?

Difficile rispondere, difficile spiegare. Non l’ho fatto “a tavolino”. La mia è stata un’esperienza simile ad un innamoramento e a un matrimonio, tutte cose che “a tavolino” non esistono o non funzionano. Non so se il mio funziona ma, per ora, esiste. Lavoravo in banca e mi sembrava tutto molto utile, soprattutto al mio portafoglio, ma quindi molto triste. Avevo fame di qualcos’altro. E quindi mi sono messo a studiare. E poi sono andato a “studiare” la cosa più interessante del mondo: altri esseri umani, i giovani. Vado a scuola per apprendere più che per studiare, facendo così mi diverto di più. La materia che ho scelto non è una materia e non l’ho scelta: è stata lei che ha scelto me, un po’ come mia moglie ha scelto me e l’amore ha scelto me e mia moglie. Ho studiato scienze religiose per capire di più ciò in cui credevo, mi sono sentito spinto a farlo, senza domandarmi il perché. Ed ora mi trovo a continuare a studiare perché non c’è occasione migliore dell’insegnamento per conoscere qualcosa: quando sei costretto a insegnare è la volta buona che ti metti a studiare!

Quale è oggi l'utilità e la bellezza dell'insegnamento della religione cattolica?

Utilità molta: come si fa a comprendere il passato, il presente e il futuro della società contemporanea senza saperne di più del cristianesimo, della sua cultura, della sua arte? Bellezza ancora di più: se fosse solo utile, non sarebbe bella, non sarebbe viva. La bellezza nasce dall’incontro con i ragazzi, che sono la cosa più “nuova” che esiste, e la bellezza spesso risiede proprio nella novità.


Lei da sempre provoca gli studenti al confronto, invitandoli a dare ragione delle loro posizioni, dei loro giudizi. Cosa constata da tutto ciò? Quali sono i bisogni e le esigenze, anche inconscie, dei giovani studenti?

I giovani desiderano essere accolti, ascoltati, amati. Questa davvero non è una novità. Non vogliono informazioni, ma formazione. Vogliono affidarsi a qualcuno di affidabile. Non ne trovano e quindi diventano timorosi, sospettosi, fragili. Vogliono anche dei “no”, fa parte della costruzione del rapporto e della crescita, di quella “affidabilità”, “credibilità” di cui sono alla ricerca. Sono ragazzi che hanno molte cose, che vivono nella società delle comunicazioni e delle immagini e quindi sanno molto cose (o presumono di saperle) e, paradossalmente, hanno una immaginazione depauperata. Pensano di sapere molto e non immaginano molto, non desiderano molto (a livello profondo), vivono la desertificazione del desiderio. Tutto questo li espone drammaticamente alla Noia, che rischia di divorarli. A fronte di tutto questo rispondono “a due livelli”: in superficie cercando sicurezze (spesso false), in profondità cercando la Gioia, qualcosa per cui valga la pena vivere. Se si accontentano delle “sicurezze” allora vivono come la vita come una serie di esperimenti, superficialmente, finendo per alimentare quella noia che li attanaglia e rendendo ancora più fragile la loro capacità e la loro fiducia nelle relazioni. Se sono stimolati a non accontentarsi, a non rassegnarsi, vincono la pigrizia che porta al cinismo e si abbandonano alla vita come avventura e vera esperienza, non esperimento. Lo stimolo spetta a me professore, a me genitore, a me operatore culturale e impegnato nelle comunicazioni, a me amico. Senza amicizia e senza relazioni non si costruisce niente, solo solitudine, fragilità, tristezza.

Per avvicinare gli studenti alla concretezza del fatto cristiano ha spesso portato ad esempio, tra gli altri, la vicenda del Signore degli Anelli. In cosa consiste tale raffronto?

Il Signore degli Anelli è un inno alla “compagnia”, all’amicizia, al vivere insieme, animati da gusto dell’avventura, saldi nel coraggio e nella fede nella Provvidenza. Molti ragazzi conoscono il romanzo ma non ne avvertono la trama cristiana che corre sottotraccia. Proprio per rispondere a quelle esigenze che sopra ho indicato, quelle domande che nascono dai ragazzi, provo a stimolare la loro immaginazione mostrandogli buona letteratura e buon cinema, attraverso opere d’arte che rivelano in controluce un bagaglio di valori e principi umani e cristiani che risveglino la “meraviglia” nell’animo del ragazzo. La meraviglia è un sentimento radicale, fondamentale nell’uomo, sin da bambino. Se si perde la capacità di meravigliarsi si intraprende un cammino duro, triste e solitario, arido. Lo diceva Aristotele (la filosofia nasce dalla meraviglia) e lo ricorda Chesterton: «il mondo non finirà per la fine delle meraviglie, ma della meraviglia».

Dinanzi ai giovani che spesso intendono la libertà "di" e "da", lei nelle sue lezioni parla e punta sulla libertà "per". Di cosa si tratta?

I ragazzi hanno appreso la lezione delle generazioni passate sull’importanza della libertà. Purtroppo spesso riducono la libertà a “libertinismo” o a mera auto-determinazione, la libertà “da” e la libertà “di”: niente costrizioni dall’esterno e autonomia assoluta verso qualsiasi azione. Voglio essere libero, lasciato libero di fare quello che sento di fare (questa è la versione “sentimentale” della libertà). Secondo me non basta, ma porta anzi al rischio dell’isolamento in se stessi. Per diventare davvero liberi bisogna amare, cioè servire, obbedire, a qualcosa, a qualcuno. Cioè bisogna investire, spendere la propria libertà “per” qualcuno. Così è nel rapporto di coppia: finché si prende dall’altro senza dare niente non può nascere un rapporto stabile, ma solo occasionale. Quando si comincia a dare, a dare se stessi, totalmente, all’altro, allora può nascere una relazione profonda, che dà forza, felicità, vera libertà. E’ paradossale ma è così: dando la propria vita per amore equivale a ricevere una vita nuova, in abbondanza. Qualcun altro lo ha detto prima e meglio di me, circa 2000 anni fa.

Quale è la risposta degli studenti al suo metodo didattico?

In genere molti si incuriosiscono a me e alle mie lezioni e molti mi riconoscono un alto grado di “libertà”, cioè di “laicità”, nel senso che cerco di non indottrinare nessuno ma stimolo tutti ad un confronto serio, serrato, leale. Io cerco di usare e di fare appello alla ragione, perché so che la fede, la mia e quella degli altri, è un dono di Dio, che non può essere forzato. In questo sono un convinto assertore di quanto dice il Papa: la fede non si impone ma si propone alla libertà dell’altro.

Ci dica la sua ricetta per non far morire l'ora di religione, dunque per valorizzarne concretezza ed efficacia.

Ripeto quanto detto all’inizio: vado a scuola per apprendere più che per studiare, facendo così mi diverto di più. Ai ragazzi interessa la persona del professore, più che le sue parole, la sua motivazione prima ancora della sua competenza (che pure esigono). Se un professore si diverte, si appassiona, è motivato, farà nascere passione e motivazione anche negli studenti. Quando mi rendo conto che mi sto annoiando, vedo subito di correre ai ripari e mi impegno verso la gioia, l’allegria. Spero solo di non perdere la capacità di rendermi conto; detto questo non c’è una vera ricetta, le cose belle e durature nascono dal “basso”, dall’apertura e l’accoglienza dell’altro, le mie lezioni nascono dagli studenti, sono loro i veri “maestri”. E’ insieme che bisogna camminare, impresa ardua e difficile, ma io amo solo le sfide difficili, quelle facili mi annoiano".

(Marco Fattorini)

fonte:http://www.ilsussidiario.net

martedì 31 marzo 2009


GRANDE EVENTO A STORNARA
NON ANDARE VIA SIGNORE

Signore, se la porta del mio cuore dovesse restare chiusa un giorno,
abbattila ed entra, non andare via.
Se le corde del mio cuore, non dovessero cantare il tuo nome un giorno,
ti prego aspetta, non andare via.
Se non dovessi svegliarmi al tuo richiamo un giorno,
svegliami con la tua pena..non andare via.
Se un altro sul tuo trono io dovessi porre un giorno,
tu, mio Signore eterno, non andare via.
Rabindranath Tagore

lunedì 30 marzo 2009

Essere intelligenti ...
Nel romanzo di Mark Haddon "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte", si narra la storia di un ragazzo quindicenne affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo.
Il protagonista, rispondendo ad un tale che lo riteneva intelligente, gli risponde che l'intelligenza non c'entra affatto, si tratta semplicemente di essere dei buoni osservatori. "Essere intelligenti vuol dire guardare le cose per ciò che sono e utilizzare l'evidenza dei fatti per elaborare qualcosa di nuovo".

Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, Giulio Einaudi, 2003 Torino.

mercoledì 25 marzo 2009

DIO E' MORTO?

Gesù è morto 2000 anni fa sulla croce, ma continua a risorgere ancora oggi nel cuore e nelle attese di molti giovani!
E' così anche per te?
(clicca sul titolo e guarda il video)

martedì 24 marzo 2009





Il 65° Anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine

Il 24 marzo del 1944 trecentotrentacinque persone vennero massacrati alle Fosse Ardeatine dai soldati tedeschi. L'eccidio fu la risposta all'attacco partigiano contro le truppe tedesche avvenuto in via Rasella che provocò la morte di 32 militari. Il comando nazista fucilò 10 ostaggi per ogni tedesco ucciso.
La foto è scattata da Lucius
Mobilità del personale docente di religione cattolica - Anno scolastico 2009/2010

Termini
- presentazione delle domande: dal 30 marzo al 28 aprile p.v.
- invio all'USR, da parte dei Dirigenti scolastici, delle domande e della documentazione necessaria per la costituzione della graduatoria unica regionale: 8 maggio 2009 - comunicazione agli interessati del punteggio attribuito: entro il 4 giugno 2009
- presentazione di eventuali reclami: entro 5 giorni dalla ricezione
- pubblicazione da parte dell'Direttore regionale della graduatoria unica regionale degli insegnanti di religione cattolica, suddivisa per diocesi: 22 giugno 2009
- revoca delle domande: 15 giugno 2009.
- pubblicazione di tutti i movimenti: 30 giugno 2009
O. M. n. 36 del 23 marzo 2009

lunedì 23 marzo 2009


POVERO GIUDA!

La riflessione è di don Primo Mazzolari

fatta il Giovedì Santo del 1958 a Bozzolo


"Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. E’ uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: "Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!"

Amico! Questa parola che vi dice l’infinita tenerezza della carità del Signore, vi fa’ anche capire perché io l’ho chiamato in questo momento fratello. Aveva detto nel Cenacolo non vi chiamerò servi ma amici. Gli Apostoli son diventati gli amici del Signore: buoni o no, generosi o no, fedeli o no, rimangono sempre gli amici. Noi possiamo tradire l’amicizia del Cristo, Cristo non tradisce mai noi, i suoi amici; anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di Lui, anche quando lo neghiamo, davanti ai suoi occhi e al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore. Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui, baciandolo, consumava il tradimento del Maestro.

Vi ho domandato: come mai un apostolo del Signore è finito come traditore? Conoscete voi, o miei cari fratelli, il mistero del male? Sapete dirmi come noi siamo diventati cattivi? Ricordatevi che nessuno di noi in un certo momento non ha scoperto dentro di sé il male. L’abbiamo visto crescere il male, non sappiamo neanche perché ci siamo abbandonati al male, perché siamo diventati dei bestemmiatori, dei negatori. Non sappiamo neanche perché abbiamo voltato le spalle a Cristo e alla Chiesa. Ad un certo momento ecco, è venuto fuori il male, di dove è venuto fuori? Chi ce l’ha insegnato? Chi ci ha corrotto? Chi ci ha tolto l’innocenza? Chi ci ha tolto la fede? Chi ci ha tolto la capacità di credere nel bene, di amare il bene, di accettare il dovere, di affrontare la vita come una missione. Vedete, Giuda, fratello nostro! Fratello in questa comune miseria e in questa sorpresa!

Qualcheduno però, deve avere aiutato Giuda a diventare il Traditore. C’è una parola nel Vangelo, che non spiega il mistero del male di Giuda, ma che ce lo mette davanti in un modo impressionante: "Satana lo ha occupato". Ha preso possesso di lui, qualcheduno deve avervelo introdotto. Quanta gente ha il mestiere di Satana: distruggere l’opera di Dio, desolare le coscienze, spargere il dubbio, insinuare l’incredulità, togliere la fiducia in Dio, cancellare il Dio dai cuori di tante creature. Questa è l’opera del male, è l’opera di Satana. Ha agito in Giuda e può agire anche dentro di noi se non stiamo attenti. Per questo il Signore aveva detto ai suoi Apostoli là nell’ orto degli ulivi, quando se li era chiamati vicini: "State svegli e pregate per non entrare in tentazione".

E la tentazione è incominciata col denaro. Le mani che contano il denaro. Che cosa mi date? Che io ve lo metto nelle mani? E gli contarono trenta denari. Ma glieli hanno contati dopo che il Cristo era già stato arrestato e portato davanti al tribunale. Vedete il baratto! L’amico, il maestro, colui che l’aveva scelto, che ne aveva fatto un Apostolo, colui che ci ha fatto un figliolo di Dio; che ci ha dato la dignità, la libertà, la grandezza dei figli di Dio. Ecco! Baratto! Trenta denari! Il piccolo guadagno. Vale poco una coscienza, o miei cari fratelli, trenta denari. E qualche volta anche ci vendiamo per meno di trenta denari. Ecco i nostri guadagni, per cui voi sentite catalogare Giuda come un pessimo affarista.

C’è qualcheduno che crede di aver fatto un affare vendendo Cristo, rinnegando Cristo, mettendosi dalla parte dei nemici. Crede di aver guadagnato il posto, un po’ di lavoro, una certa stima, una certa considerazione, tra certi amici i quali godono di poter portare via il meglio che c’è nell’anima e nella coscienza di qualche loro compagno. Ecco vedete il guadagno? Trenta denari! Che cosa diventano questi trenta denari?

Ad un certo momento voi vedete un uomo, Giuda, siamo nella giornata di domani, quando il Cristo sta per essere condannato a morte. Forse Lui non aveva immaginato che il suo tradimento arrivasse tanto lontano. Quando ha sentito il crucifigge, quando l’ha visto percosso a morte nell’atrio di Pilato, il traditore trova un gesto, un grande gesto. Va’ dov’erano ancora radunati i capi del popolo, quelli che l’avevano comperato, quella da cui si era lasciato comperare. Ha in mano la borsa, prende i trenta denari, glieli butta, prendete, è il prezzo del sangue del Giusto. Una rivelazione di fede, aveva misurato la gravità del suo misfatto. Non contavano più questi denari. Aveva fatto tanti calcoli, su questi denari. Il denaro. Trenta denari. Che cosa importa della coscienza, che cosa importa essere cristiani? Che cosa ci importa di Dio? Dio non lo si vede, Dio non ci da’ da mangiare, Dio non ci fa’ divertire, Dio non da’ la ragione della nostra vita. I trenta denari. E non abbiamo la forza di tenerli nelle mani. E se ne vanno. Perché dove la coscienza non è tranquilla anche il denaro diventa un tormento.

C’è un gesto, un gesto che denota una grandezza umana. Glieli butta là. Credete voi che quella gente capisca qualche cosa? Li raccoglie e dice: "Poiché hanno del sangue, li mettiamo in disparte. Compereremo un po’ di terra e ne faremo un cimitero per i forestieri che muoiono durante la Pasqua e le altre feste grandi del nostro popolo".

Così la scena si cambia, domani sera qui, quando si scoprirà la croce, voi vedrete che ci sono due patiboli, c’è la croce di cristo; c’è un albero, dove il traditore si è impiccato. Povero Giuda. Povero fratello nostro. Il più grande dei peccati, non è quello di vendere il Cristo; è quello di disperare. Anche Pietro aveva negato il Maestro; e poi lo ha guardato e si è messo a piangere e il Signore lo ha ricollocato al suo posto: il suo vicario. Tutti gli Apostoli hanno abbandonato il Signore e son tornati, e il Cristo ha perdonato loro e li ha ripresi con la stessa fiducia. Credete voi che non ci sarebbe stato posto anche per Giuda se avesse voluto, se si fosse portato ai piedi del calvario, se lo avesse guardato almeno a un angolo o a una svolta della strada della Via Crucis: la salvezza sarebbe arrivata anche per lui.

Povero Giuda. Una croce e un albero di un impiccato. Dei chiodi e una corda. Provate a confrontare queste due fini. Voi mi direte: "Muore l’uno e muore l’altro". Io però vorrei domandarvi qual è la morte che voi eleggete, sulla croce come il Cristo, nella speranza del Cristo, o impiccati, disperati, senza niente davanti.

Perdonatemi se questa sera che avrebbe dovuto essere di intimità, io vi ho portato delle considerazioni così dolorose, ma io voglio bene anche a Giuda, è mio fratello Giuda. Pregherò per lui anche questa sera, perché io non giudico, io non condanno; dovrei giudicare me, dovrei condannare me. Io non posso non pensare che anche per Giuda la misericordia di Dio, questo abbraccio di carità, quella parola amico, che gli ha detto il Signore mentre lui lo baciava per tradirlo, io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore. E forse l’ultimo momento, ricordando quella parola e l’accettazione del bacio, anche Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene e lo riceveva tra i suoi di là. Forse il primo apostolo che è entrato insieme ai due ladroni. Un corteo che certamente pare che non faccia onore al figliolo di Dio, come qualcheduno lo concepisce, ma che è una grandezza della sua misericordia.

E adesso, che prima di riprendere la Messa, ripeterò il gesto di Cristo nell’ ultima cena, lavando i nostri bambini che rappresentano gli Apostoli del Signore in mezzo a noi, baciando quei piedini innocenti, lasciate che io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al Giuda che forse anche voi avete dentro. E lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che è in agonia, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarmi amico.

La Pasqua è questa parola detta ad un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi. Questa è la gioia: che Cristo ci ama, che Cristo ci perdona, che Cristo non vuole che noi ci disperiamo. Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di Lui, anche quando lo bestemmieremo, anche quando rifiuteremo il Sacerdote all’ultimo momento della nostra vita, ricordatevi che per Lui noi saremo sempre gli amici".

domenica 22 marzo 2009




Il Dio che fa la differenza!












Riporto alcune frasi piene di ardore che il Papa ha rivolto ai giovani in Angola, guardando ai giovani di tutto il pianeta. L'intero discorso si può vedere in:
http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/

"Sì, miei cari amici! Dio fa la differenza… Di più! Dio ci fa differenti, ci fa nuovi....
può farsi nostro compagno nel presente, portando il libro dei nostri giorni nella sua mano: in essa sostiene fermamente il passato, con le sorgenti e le fondamenta del nostro essere; in essa custodisce gelosamente il futuro, lasciandoci intravedere l’alba più bella di tutta la nostra vita che da lui irradia, ossia la risurrezione in Dio".
Amici che mi ascoltate, il futuro è Dio. ..."
«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me"...
Perciò non abbiate paura di prendere decisioni definitive...."
Non sarà che io, con una decisione definitiva, mi gioco la mia libertà e mi lego con le mie stesse mani?». Tali sono i dubbi che vi assalgono e l’attuale cultura individualistica e edonista li esaspera. Ma quando il giovane non si decide, corre il rischio di restare un eterno bambino!..."
Io vi dico: Coraggio! Osate decisioni definitive, perché in verità queste sono le sole che non distruggono la libertà, ma ne creano la giusta direzione, consentendo di andare avanti e di raggiungere qualcosa di grande nella vita..."

venerdì 20 marzo 2009




Cosa spinge un giovane di oggi a farsi prete o suora?

Prova a dare un'occhiata a queste due storie di vocazione davvero particolari.
Suor Anna, che prima di prendere i voti ballava nelle discoteche e don Marco, dal soprannome simbolico di don Spritz, conquistato sul campo dalla
sua attività di oratore nei luoghi di incontro dei ragazzi: i pub.
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Proviamo a confrontarci con l'amore secondo Paolo