Una lectio, insomma, che ha destato stupore in un centinaio di giovani interessati all’approfondimento di idee e realtà non sempre messi in luce dai testi specifici della scuola.
lunedì 29 aprile 2013
Una lectio, insomma, che ha destato stupore in un centinaio di giovani interessati all’approfondimento di idee e realtà non sempre messi in luce dai testi specifici della scuola.
domenica 14 aprile 2013
Unisciti a coloro che cantano, raccontano
storie, si godono la vita e hanno la gioia negli occhi. Perché la gioia è
contagiosa, e riesce sempre a impedire che gli uomini si lascino
paralizzare dalla depressione, dalla solitudine e dalle difficoltà.Unisciti a chi procede a testa alta, anche se ha gli occhi pieni di lacrime. Paulo Coelho
venerdì 15 aprile 2011
lunedì 22 novembre 2010
LOUVRE
lunedì 8 novembre 2010
Progetto sui disturbi del conportamento alimentare realizzato con gli alunni della quinta ginnasio e seconda liceo. Scarica la presentazione
Photogallery
lunedì 11 ottobre 2010
ciò che sai
se io desidero apprendere
l'ignoto
ed essere fonte
della mia stessa scoperta? ...
dammi ciò che è sconosicuto.
Come affrontare il futuro
Senza abbandonare il presente?
Non mi istruire
lasciami vivere
vivendo accanto a me;
sia il nuovo
e che il passato
sia la negazione del presente;
lascia che il conosciuto
sia la mia liberazione
non la mia schiavitù ...
rispetto a te io possa
essere e agire diversamente;
io prenderei di te
il superfluo, non la verità
che uccide e congela;
prenderei la tua ignoranza
per costruire la mia innocenza.
domenica 12 settembre 2010
2. Insegnerò per favorire in ogni modo possibile la meraviglia per il mondo che è innata nei miei alunni. Insegnerò per essere superato da loro. Il giorno in cui non ci riuscirò più cederò il mio posto ad uno di loro.
3. Insegnerò mediante la dimostrazione e l'esempio, il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.
4. Accompagnerò i miei alunni alla scoperta della realtà che li circonda, assecondando e stimolando in ognuno di loro la curiosità e la ricerca, le domande e la passione.
5. Non potendo trasmettere ai miei studenti la verità, mi adoprerò affinché vivano cercandola.
6. Incoraggerò nei miei studenti l’impegno e la volontà di migliorarsi costantemente e di non rassegnarsi mai di fronte alle difficoltà. Io stesso provvederò a formarmi e aggiornarmi continuamente.
7. Farò in modo che la scuola sia il mondo, e non un carcere.
8. Non trasmetterò ai miei studenti saperi rigidi e preconfezionati. La mia visione del mondo mi guiderà, ma non sarà mai legge per loro. Il dubbio e la critica saranno i pilastri della mia azione educativa.
9. Promuoverò lo studio per la vita e contrasterò lo studio per il voto.
10. Raccoglierò elementi di valutazione, rifiutando approcci semplicistici e meccanici che non tengano conto delle situazioni di partenza, dei progressi, dell’impegno e della crescita complessiva del singolo alunno.
11. Lotterò affinchè la scuola sia la scuola di tutti, la scuola in cui ogni studente possa apprendere seguendo tempi e tragitti individuali. Farò in modo che i miei studenti mi scelgano e non mi subiscano.
12. Aiuterò i miei alunni a illuminare il futuro leggendo il passato e vivendo in pienezza il presente. Li aiuterò a stare nel mondo così com'è, ma non a subirlo lasciandolo così com'è.
13. Resterò fedele a questi punti in ogni momento della mia azione educativa, pronto ad affrontare e superare tutti gli ostacoli formali e burocratici che si presenteranno sulla mia strada.
da: http://www.manifestoinsegnanti.it/
martedì 7 settembre 2010
Scuola: bocciata su Web da 2 studenti su 3
Indagine su Internet, ragazzi vorrebbero prof piu' giovani e new media
fonte: http://www.ansa.it/web/notizie
mercoledì 1 settembre 2010
Imperia: due ragazzi dell'Ipsia rimandati a settembre in Religione. Oggi hanno sostenuto l'esame
"Franco Battiato in una sua famosa canzone considerava l’ora di religione (e anche quella di ginnastica) presso l’istituto magistrale da lui frequentato un momento per fare le serenate alle proprie compagne. Era l’ inizio degli anni Ottanta e i due quindicenni che stamattina (caso più unico che raro) hanno sostenuto l’esame di riparazione nella materia religione non erano neppure nati. I due giovanissimi per la verità non frequentano nemmeno le magistrali ma l’Ipsia “Marconi” del capoluogo (1° B meccanici) e durante le lezioni non si prodigavano in serenate alle loro compagne di scuola, ma, semplicemente, facevano ammattire il docente di religione, il professor Gianluigi Gemma (foto sopra). Morale della favola, come si diceva una volta, sono stati “rimandati” a settembre con tanto di esame di riparazione da sostenere oggi . Jacopo Damonte vicepreside ... si dimostra inflessibile nel commentare la circostanza:“La scuola ha posto regole ben precise in merito. C’è la possibilità di non seguire le lezioni di religione cattolica, ma una volta che si è deciso di frequentarle è una materia come tutte le altre. Bisogna rispettare gli orari, stare attenti e applicarsi, altrimenti scattano le sanzioni come è accaduto in questo caso. Il professore ha esercitato il suo diritto di dare loro una insufficienza e il consiglio di classe ha deciso di rimandarli”. “Non voglio spingermi a dire – prosegue Damonte – che si sia trattato di un atto di coraggio da parte del docente, però è anche vero che questo non è il modo migliore per accattivarsi le simpatie dei ragazzi. Sicuramente i due che sono stati rimandati non la sceglieranno più il prossimo anno come altri appena si spargerà la voce e le sue ore, quindi, rischiano di assottigliarsi pericolosamente”. All’Ipsia di Imperia, infatti, dove è alta la percentuale di studenti extracomunitari di religiosa islamica, solo circa il 30% dei nuovi iscritti sceglie di seguire il corso di religione. “I non frequentanti – conclude Damonte – sono obbligati comunque a partecipare a lezioni alternative, ma chi opta per religione deve tenere un comportamento corretto nei confronti del docente, ma anche, e parlo da uomo di sinistra, verso i contenuti della materia, che sono più attuali che mai, dati i conflitti religiosi che stanno sconvolgendo di questi tempi il mondo intero”.
Gianluigi Gemma è professore di religione dal 1992 e da quattro anni insegna all’Ipsia di Imperia.
"...Professore le pare bello aver obbligato due ragazzi a passare l’estate sui libri di religione?"
"Beh – risponde Gemma - hanno dovuto portare il programma, le religioni monoteiste, politeiste, Abramo, Mosè, l’inizio della storia biblica fino alla conquista del Regno”.
"Come mai si è dovuti arrivare a questa decisone estrema, mi permetta, un cattolico non dovrebbe… perdonare?"
“In quella classe solo una dozzina di ragazzi avevano scelto a inizio anno di fare religione e quando se ne sono accorti, forse pentiti, hanno pensato bene di fare il possibile per boicottare le lezioni. Con quasi tutti poi si è arrivati ad un compromesso, ma con i due ragazzi che sono stati rimandati no, e, quindi, su mia proposta, il consiglio di classe ha votato per rimandarli a settembre. Diciamo che abbiamo usato finchè abbiamo potuto la carota, poi abbiamo adottato il bastone”....
Fonte: http://www.sanremonews.it/2010/08/31
mercoledì 30 giugno 2010
".... Alla domanda se si possa salvare la scuola italiana, riportandola ad un accettabile livello medio europeo, la risposta è: in concreto, no. È troppo difficile rinunciare a tutti i vantaggi accumulati. Nel corso degli anni si è stabilito:
1) che non si può interrogare di lunedì, perché la domenica deve essere spensierata. Ed anche il sabato pomeriggio;
2) non si può essere rimandati a settembre perché l’estate è consacrata ai divertimenti e non bisogna interferire con le vacanze dei genitori;
3) se i ragazzi non studiano, bisogna punire i professori, costringendoli a tenere (brevi e del tutto inutili) corsi di ricupero. Corsi che alcuni professori schivano promuovendo tutti;
4) gli alunni non possono essere rimproverati duramente dai professori, né per il comportamento né per il profitto, diversamente i genitori si precipitano a scuola a chiedere la testa dell’impudente professore. “Il ragazzo potrebbe rimanere traumatizzato”;
5) gli alunni non possono sentirsi dire sul muso, e pubblicamente, che sono insufficienti in una materia. Per questo, niente voti pubblici sul tabellone: a questo punto sono viziati e fragili;
6) prima, ante Christum natum, alla maturità si facevano esami scritti su tutte le materie che comportavano lo scritto, agli orali si rispondeva su tutte le materie e il programma era quello di tutti e tre gli ultimi anni. I “maturati” rivivevano l’esame, come incubo, per i successi due o tre decenni. Poi l’esame si è svolto con due soli scritti e soltanto quattro materie orali - di cui due a scelta del candidato - rispondendo solo sul programma dell’ultimo anno;
7) per evitare che i ragazzi non siano in grado di superare con un salto questa crudele asticella posta a trenta centimetri dal suolo, le materie sono annunciate in aprile. Così anche i somari possono preparare qualcosa, per l’immancabile benedizione di giugno;
8) ci si è pure accorti che i voti sono brutali e sommari. Dunque, anche nella Media Inferiore, si sono introdotti complicati ed esoterici giudizi, capaci di degradare il comportamento di Caligola a innocenti ragazzate. Al riguardo ecco un esempio significativo.
In quinta liceo scientifico mi arrivò un alunno pensoso e gentile ma di un’ignoranza totale. Quando lo interrogavo diceva solo “impreparato” e anzi presto prese l’abitudine di chiedere d’uscire appena arrivavo. Io gli accordavo il permesso alzandomi cerimoniosamente e dicendogli con un inchino: “Mais je vous en prie, Monsieur, je vous en prie!” (Ma la prego, ma la prego! ). A fine anno, scrissi testualmente nel giudizio: “Giunto quest’anno nella sezione D, questo alunno ha dimostrato un totale disinteresse per la mia materia. Ignoro la sua preparazione tanto in lingua quanto in letteratura francese, perché in tutto l’anno ha saputo dirmi una sola parola: ‘impreparato’. E l’ha detta in italiano”.
Naturalmente fu ammesso agli esami di maturità. E per evitare lo scandalo presso i compagni il collega di matematica, membro interno, dovette anzi battersi perché la commissione (di sinistra) non gli desse il massimo dei voti.
Erano i mitici Anni Settanta e gli alunni di quel tempo oggi siedono in cattedra. Risalire da questo mondo al livello di una scuola seria sembra più difficile che scalare il Cervino in inverno, scalzi, e portandosi la suocera sulle spalle".
Gianni Pardo in Il legno storto
martedì 25 maggio 2010
Sessualità e adolescenti: sguardi controcorrente.
Amore senza rimorso: un video di Jason & Crystalina Evert
Guardalo!
sabato 16 maggio 2009
"... da un lato, si accanisce con la bocciatura per indisciplina nei riguardi dei ragazzi con più difficoltà, mentre dall'altro garantisce "il 6 politico" ai ragazzi perbene, visto "che il voto di condotta fa media per l'ammissione all'esame di maturità con le valutazioni delle discipline, consentendo così di colmare anche gravi insufficienze di merito". "Di fatto - commenta la responsabile scuola del Pd - viene annullata la norma seria e rigorosa introdotta dal Ministro Fioroni che prevede per l'ammissione la media del 6 e il recupero dei debiti scolastici degli anni precedenti".
Per la Bastico, questa scelta del ministro "presenta elementi di assoluta incertezza e di illegittimità, dal momento che è assunta in mancanza del regolamento che dà i criteri sulla valutazione (presentato al Consiglio dei Ministri il 13 marzo e non ancora in vigore) e costituisce una interpretazione assai estensiva dell'art. 2 comma 3 della Legge 30 ottobre 2008 n. 169 e dell'OM 8 aprile 2009 n. 40", e può aprire "la strada a tantissimi ricorsi!"
Il paradosso, osserva la parlamentare democratica, è che "un ragazzo molto disciplinato con 10 in condotta potrà essere ammesso all'esame di maturità anche con quattro insufficienze, magari su materie fondamentali... essere buoni, silenziosi, ossequiosi darà un buon credito scolastico: il perbenismo premia! Non premiano, studio, competenza, abilità e conoscenza!"
Infine, il voto inciderà "nella media in modo diverso a seconda del numero di voti su cui la media stessa è calcolata: con meno materie la condotta incide di più, e viceversa. Da ciò deriva una disparità di trattamento tra studenti, a parità di profitto e di condotta".
fonte:tuttoscuola.com
venerdì 8 maggio 2009
Esame di stato nella secondaria 2° grado: il voto di condotta fa media
Prot. AOODGOS/R.U./UN. 4777 Circolare n. 46 , 7 maggio 2009
In quanto tale la valutazione degli alunni non può non considerare con la dovuta attenzione i risultati effettivi, in termini di conoscenze e competenze, raggiunti dagli alunni. Al tempo stesso, la valutazione non può risolversi nel semplice calcolo matematico dei voti da essi conseguiti nelle singole discipline, poiché essa investe, come ben sanno dirigenti e docenti, anche una serie di variabili (da quelle personali, temporali e ambientali) che contribuiscono a definire il profilo del singolo alunno e il livello della sua preparazione.
In proposito, anche in relazione ai numerosi quesiti pervenuti dalle scuole e al fine di evitare interpretazioni non uniformi, si ribadisce che il voto di comportamento concorre alla valutazione complessiva dello studente (art. 2, comma 3, legge 30 ottobre 2008, n. 169).
Con riferimento all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione, si conferma, pertanto, che il voto di comportamento, per l’anno scolastico corrente (art. 2, comma 1 dell’O.M. 8 aprile 2009, n.40), concorre alla determinazione della media dei voti ai fini sia dell’ammissione all’esame stesso sia della definizione del credito scolastico.
f.to Mario Giacomo Dutto
domenica 3 maggio 2009

VIAGGIO D'ISTRUZIONE IN TOSCANA
Da dove vogliamo cominciare? dalla vigilia, dall'antiviglia, dallo svolgimento, dalla conclusione?
Ero già stato in Toscana diverse volte con la mia famiglia o in visita guidata, pertanto erano "altre" le motivazioni che mi spingevano ad accompagnare i 62 alunni di 1° liceo classico.
Tempo a parte, l'attesa gioiosa degli alunni e la "mia" speranza che tutto sarebbe andato per il verso giusto costituivano un buon avvio di giornata.
Il viaggio di andata, anche se senza sole, è stato tutto sommato gradevole.
Ma, la prima sosta a Lucca, bellissima città intra moenia, è avvenuta sotto un forte acquazzone. Pazienza! Ci rimettiamo in viaggio per raggiungere l'albergo situato a circa 4 km da Pescia (un bellissimo paese, ci dicono) distante 65 Km da Firenze. L'albergo è decente, il ristorante eccellente.
Ma poi arriva la notte.
"Non sapete, cari docenti accompagnatori, che la notte non è fatta per dormire? Tutto, o quasi, è permesso, soprattutto per chi non aspetta altro!!!! Dunque, vi tocca stare in piedi per i corridoi almeno fino alle quattro del mattino, se volete limitare i danni".
2° giorno: lunghissima e inutile attesa davanti alla Galleria degli Uffizi, segue il pranzo e tempo libero per visitare, in gruppi di classe, il centro della città, il duomo, l'Orsanmichele.
3° giorno: questa volta prenotazione per gli Uffizi, visita del museo del Bargello, pranzo, visita del museo dell'Opera del Duomo ecc..
Dopo la cena in albergo, ritorna la notte. Ci risiamo ...
Dopo qualche ora di sonno, in tarda mattinata, si parte per Siena.
Non vedo l'ora che passi il 4° giorno!!! - "Intelligenti pauca".
venerdì 17 aprile 2009

PROGETTO
PAOLO DI TARSO
Queso progetto interdisciplinare è stato realizzato dagli alunni delle classi quinte ginnasiali della mia scuola.
Esso si è sviluppato attraverso alcune fasi:
- La ricerca e la rielaborazione attraverso strumenti multimediali,
- Visite guidate alla mostra cittadina su san Paolo e a Roma (Tre fontane, Basilica di San Paolo, Carcere Mamertino, Santa Maria del Popolo).
- Presentazioni dei lavori al Vescovo, agli alunni e alle autorità scolastiche.
Cliccare sul titolo
mercoledì 1 aprile 2009
Ho tovato per certi aspetti interessante l'intervista fatta ad Andrea Monda, giornalista e scrittore, ora insegnante di religione nelle scuole superiori. Concordo con il collega sull'importanza della figura dell'Idr, senza dimenticare, però, i contenuti da trasmettere durante l'ora di religione.
"... Gli abbiamo chiesto quale è il suo approccio alla materia e ai ragazzi, ma soprattutto se quest’ora può veramente essere valorizzata e fatta apprezzare nel modo giusto agli studenti.
Laureato in giurisprudenza e in scienze religiose, giornalista, scrittore e... insegnante di religione. Professore, perché questa scelta di calarsi nella realtà scolastica andando, tra l'altro, a proporre una delle materie più contestate?
Difficile rispondere, difficile spiegare. Non l’ho fatto “a tavolino”. La mia è stata un’esperienza simile ad un innamoramento e a un matrimonio, tutte cose che “a tavolino” non esistono o non funzionano. Non so se il mio funziona ma, per ora, esiste. Lavoravo in banca e mi sembrava tutto molto utile, soprattutto al mio portafoglio, ma quindi molto triste. Avevo fame di qualcos’altro. E quindi mi sono messo a studiare. E poi sono andato a “studiare” la cosa più interessante del mondo: altri esseri umani, i giovani. Vado a scuola per apprendere più che per studiare, facendo così mi diverto di più. La materia che ho scelto non è una materia e non l’ho scelta: è stata lei che ha scelto me, un po’ come mia moglie ha scelto me e l’amore ha scelto me e mia moglie. Ho studiato scienze religiose per capire di più ciò in cui credevo, mi sono sentito spinto a farlo, senza domandarmi il perché. Ed ora mi trovo a continuare a studiare perché non c’è occasione migliore dell’insegnamento per conoscere qualcosa: quando sei costretto a insegnare è la volta buona che ti metti a studiare!
Quale è oggi l'utilità e la bellezza dell'insegnamento della religione cattolica?
Utilità molta: come si fa a comprendere il passato, il presente e il futuro della società contemporanea senza saperne di più del cristianesimo, della sua cultura, della sua arte? Bellezza ancora di più: se fosse solo utile, non sarebbe bella, non sarebbe viva. La bellezza nasce dall’incontro con i ragazzi, che sono la cosa più “nuova” che esiste, e la bellezza spesso risiede proprio nella novità.
Lei da sempre provoca gli studenti al confronto, invitandoli a dare ragione delle loro posizioni, dei loro giudizi. Cosa constata da tutto ciò? Quali sono i bisogni e le esigenze, anche inconscie, dei giovani studenti?
I giovani desiderano essere accolti, ascoltati, amati. Questa davvero non è una novità. Non vogliono informazioni, ma formazione. Vogliono affidarsi a qualcuno di affidabile. Non ne trovano e quindi diventano timorosi, sospettosi, fragili. Vogliono anche dei “no”, fa parte della costruzione del rapporto e della crescita, di quella “affidabilità”, “credibilità” di cui sono alla ricerca. Sono ragazzi che hanno molte cose, che vivono nella società delle comunicazioni e delle immagini e quindi sanno molto cose (o presumono di saperle) e, paradossalmente, hanno una immaginazione depauperata. Pensano di sapere molto e non immaginano molto, non desiderano molto (a livello profondo), vivono la desertificazione del desiderio. Tutto questo li espone drammaticamente alla Noia, che rischia di divorarli. A fronte di tutto questo rispondono “a due livelli”: in superficie cercando sicurezze (spesso false), in profondità cercando la Gioia, qualcosa per cui valga la pena vivere. Se si accontentano delle “sicurezze” allora vivono come la vita come una serie di esperimenti, superficialmente, finendo per alimentare quella noia che li attanaglia e rendendo ancora più fragile la loro capacità e la loro fiducia nelle relazioni. Se sono stimolati a non accontentarsi, a non rassegnarsi, vincono la pigrizia che porta al cinismo e si abbandonano alla vita come avventura e vera esperienza, non esperimento. Lo stimolo spetta a me professore, a me genitore, a me operatore culturale e impegnato nelle comunicazioni, a me amico. Senza amicizia e senza relazioni non si costruisce niente, solo solitudine, fragilità, tristezza.
Per avvicinare gli studenti alla concretezza del fatto cristiano ha spesso portato ad esempio, tra gli altri, la vicenda del Signore degli Anelli. In cosa consiste tale raffronto?
Il Signore degli Anelli è un inno alla “compagnia”, all’amicizia, al vivere insieme, animati da gusto dell’avventura, saldi nel coraggio e nella fede nella Provvidenza. Molti ragazzi conoscono il romanzo ma non ne avvertono la trama cristiana che corre sottotraccia. Proprio per rispondere a quelle esigenze che sopra ho indicato, quelle domande che nascono dai ragazzi, provo a stimolare la loro immaginazione mostrandogli buona letteratura e buon cinema, attraverso opere d’arte che rivelano in controluce un bagaglio di valori e principi umani e cristiani che risveglino la “meraviglia” nell’animo del ragazzo. La meraviglia è un sentimento radicale, fondamentale nell’uomo, sin da bambino. Se si perde la capacità di meravigliarsi si intraprende un cammino duro, triste e solitario, arido. Lo diceva Aristotele (la filosofia nasce dalla meraviglia) e lo ricorda Chesterton: «il mondo non finirà per la fine delle meraviglie, ma della meraviglia».
Dinanzi ai giovani che spesso intendono la libertà "di" e "da", lei nelle sue lezioni parla e punta sulla libertà "per". Di cosa si tratta?
I ragazzi hanno appreso la lezione delle generazioni passate sull’importanza della libertà. Purtroppo spesso riducono la libertà a “libertinismo” o a mera auto-determinazione, la libertà “da” e la libertà “di”: niente costrizioni dall’esterno e autonomia assoluta verso qualsiasi azione. Voglio essere libero, lasciato libero di fare quello che sento di fare (questa è la versione “sentimentale” della libertà). Secondo me non basta, ma porta anzi al rischio dell’isolamento in se stessi. Per diventare davvero liberi bisogna amare, cioè servire, obbedire, a qualcosa, a qualcuno. Cioè bisogna investire, spendere la propria libertà “per” qualcuno. Così è nel rapporto di coppia: finché si prende dall’altro senza dare niente non può nascere un rapporto stabile, ma solo occasionale. Quando si comincia a dare, a dare se stessi, totalmente, all’altro, allora può nascere una relazione profonda, che dà forza, felicità, vera libertà. E’ paradossale ma è così: dando la propria vita per amore equivale a ricevere una vita nuova, in abbondanza. Qualcun altro lo ha detto prima e meglio di me, circa 2000 anni fa.
Quale è la risposta degli studenti al suo metodo didattico?
In genere molti si incuriosiscono a me e alle mie lezioni e molti mi riconoscono un alto grado di “libertà”, cioè di “laicità”, nel senso che cerco di non indottrinare nessuno ma stimolo tutti ad un confronto serio, serrato, leale. Io cerco di usare e di fare appello alla ragione, perché so che la fede, la mia e quella degli altri, è un dono di Dio, che non può essere forzato. In questo sono un convinto assertore di quanto dice il Papa: la fede non si impone ma si propone alla libertà dell’altro.
Ci dica la sua ricetta per non far morire l'ora di religione, dunque per valorizzarne concretezza ed efficacia.
Ripeto quanto detto all’inizio: vado a scuola per apprendere più che per studiare, facendo così mi diverto di più. Ai ragazzi interessa la persona del professore, più che le sue parole, la sua motivazione prima ancora della sua competenza (che pure esigono). Se un professore si diverte, si appassiona, è motivato, farà nascere passione e motivazione anche negli studenti. Quando mi rendo conto che mi sto annoiando, vedo subito di correre ai ripari e mi impegno verso la gioia, l’allegria. Spero solo di non perdere la capacità di rendermi conto; detto questo non c’è una vera ricetta, le cose belle e durature nascono dal “basso”, dall’apertura e l’accoglienza dell’altro, le mie lezioni nascono dagli studenti, sono loro i veri “maestri”. E’ insieme che bisogna camminare, impresa ardua e difficile, ma io amo solo le sfide difficili, quelle facili mi annoiano".
(Marco Fattorini)
fonte:http://www.ilsussidiario.net



