| Si riapre la questione del Crocifisso in aula: esultano Governo e Chiesa | |||||||||||||||||||||||||||||
| di A.G. | |||||||||||||||||||||||||||||
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giovedì 4 marzo 2010
domenica 29 novembre 2009
lunedì 23 novembre 2009
Io, musulmana, difendo il crocifisso
di Randa Ghazy
Una giovane scrittrice di origini egiziane interviene nel dibattito sulla contestata decisione di Strasburgo.... continua
di Randa Ghazy
Una giovane scrittrice di origini egiziane interviene nel dibattito sulla contestata decisione di Strasburgo.... continua
sabato 21 novembre 2009

A chi dà fastidio il Crocifisso?
Mons, Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia ha rilasciato la seguente intervista.
R. - A me pare che si parta da un presupposto che, a mio avviso, è di una debolezza umanistica oltre che religiosa del tutto evidente. Anche perché la laicità non è l’assenza di simboli religiosi, semmai la capacità di accoglierli e di sostenerli. Di fronte al vuoto etico, morale, che spesso noi vediamo anche nei nostri ragazzi, pensare di venire in loro aiuto, come dire, facendo tabula rasa di tutto mi pare davvero miope, anche perché presuppone una concezione di una cultura che è libera solo nella misura in cui non ha nulla, o che ha solo ciò che resta sradicato da ogni storia, da ogni tradizione, da ogni patrimonio. Tanto più che le nostre piazze, le nostre strade sono stracolme di Crocefissi. Io non credo ci sia nessuno che pretenda di distruggere i simboli religiosi nelle piazze, nelle strade, nei crocicchi perché ledono la libertà di religione di qualcuno. Preferisco allora quella civiltà mediterranea che vedeva nelle città, e ancora oggi l’abbiamo, la presenza di simboli, di segni di altre religioni. Quando Paolo VI ebbe qualche difficoltà quando si trattò di costruire una moschea a Roma, disse: “E’ un grande segno di civiltà”.
D. - Mons. Paglia esposizione di un Crocefisso in una stanza, in una scuola pubblica può essere considerata un’imposizione?
R. - Io non vedrei questo. Credo che la grande battaglia che noi dobbiamo fare è che la Croce mostra, come dire, l’umiliazione da cui ancora oggi tanti giusti, tanti poveri vengono schiacciati: è un ricordo di cosa accade all’uomo quando la giustizia non viene rispettata e semmai qui emerge un valore di gratuità, quella gratuità di cui tutti abbiamo bisogno a qualsiasi fede apparteniamo. In questo senso, c’è una dimensione anche di peso culturale ed educativo che io credo sia davvero irresponsabile voler cancellare.
D. - Il fatto, eccellenza, che in precedenza c’erano stati altri ricorsi presso i tribunali italiani - rifiutati con l’idea che il Crocefisso non fosse solo un simbolo religioso, ma il simbolo di un’identità culturale - e il fatto che invece poi l’Europa abbia dato spazio a questa richiesta significa che, in futuro, nel più ampio contesto europeo verranno meno certe identità specifiche, che in Italia sono più radicate?
R. - Il Crocefisso è anche, ovviamente, un segno di un’identità. Ma, a mio avviso, è anche un segno di un’universalità di cui abbiamo bisogno: cioè, di un amore che non conosce confini, di un amore che è disposto a dare la propria vita anche per gli altri, persino per i propri nemici. Di questo abbiamo bisogno tutti, ecco perché io in qualche modo lo sosterrei. Mi sta stretta, troppo stretta la polemica condotta in questo modo, perché alla fine il problema è tutto ideologico e nient’affatto storico, concreto e culturale. Ed ecco perché, guardando in maniera ravvicinata, in Italia la cosa è stata abbondantemente superata senza che creasse problemi particolari.

A proposito del Crocifisso a scuola ....
"Grande amarezza ma non è scandalo"
di Vittorio MESSORI
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lunedì 9 novembre 2009
Effetto valanga. Col croficisso via anche le chiese, Bach, Leonardo da Vinci…
La sentenza anti-crocifisso della corte europea dei diritti dell’uomo ha seminato scompiglio nelle scuole italiane.
Ecco qui di seguito come se ne è discusso in un consiglio d’istituto di un non precisato liceo romano. I personaggi:
P: preside,
PA: professore di storia dell’arte,
PM: professore di musica,
PF: professore di filosofia.
*
P: Oggi è venuta a trovarmi la madre di un allievo, un po’ agitata. Mi ha detto che si rifiuta di mandare il figlio a visitare la piazza e la basilica di San Pietro la prossima settimana. Ha sentito della sentenza della corte europea dei diritti dell’uomo sul crocifisso e sostiene che questa visita sarebbe un condizionamento religioso emotivamente troppo forte per un quindicenne.
PA: Me se devo dare il compito in classe sul Bernini!
P: Io però non voglio prendermi esposti, denunce, eccetera. Ho già troppe gatte da pelare!
PA: Ho capito, ma allora dove li porto i ragazzi? Al Pantheon?
P: Magari. E insisti sul fatto che è una prodigiosa dimostrazione del genio architettonico dei romani.
PA: È vero, ma devo pure far cogliere i motivi di continuità con i successivi sviluppi cristiani, dovrò pure dire che nel VII secolo il Pantheon è stato trasformato in una chiesa, Santa Maria ad Martyres.
P: Ci risiamo! Voglio una visita neutrale, non religiosa!
PA: Ma che significa? Qui tutto ricorda il cristianesimo! Allora stiamocene chiusi in aula e lasciamo perdere! E poi i ragazzi avranno pure diritto a essere istruiti, a sapere.
P: Ma il diritto di chi non vuole subire la non richiesta ostensione di simboli religiosi prevale.
PA: Ah sì? E perché non se ne sta a casa lui, allora?
P: Collega, ma cosa dici? Un diritto è un diritto!
PM (interrompe con ansia): Scusami, preside, ma io domani farò ascoltare Bach: la Messa in si minore.
P: Mamma mia, per carità!
PM: Come “per carità”? È un capolavoro sommo!
P: Ma è una Messa!
PM: E che significa? L’sutore non era neppure cattolico!
P: Era protestante. Sempre cristiano era. Scegli qualcosa di più tranquillo, vai sul Novecento, a Stravinskij.
PM: Bene. Farò ascoltare “Sinfonia di Salmi”.
P: Ma sei un fissato! Metti la “Sagra della primavera”, quella sì, è sufficientemente pagana, non disturba nessuno, ci si può fare pure una lezione di antropologia culturale. E comunque, se proprio devi fare un po’ di Bach, non insistere troppo sul cristianesimo.
PM: Ma se scriveva “Soli Deo Gloria” in calce alle sue composizioni!
P: Ma mica siamo al Conservatorio, che importa agli allievi di questi dettagli?
PM: Pensa che volevamo fare col collega di filosofia un’ora interdisciplinare sull’estetica nel pensiero religioso del Novecento, sull’influsso di Bach e Mozart su von Balthasar e…
P (irato): Ma siamo matti! La teologia si fa nell’ora di religione per chi la chiede, e basta! Mi vuoi rovinare?
PF: Preside, ma cosa dici! Posso parlar bene di Agostino, o no?
P: Ma sì, digli che ad Agostino tutto il pensiero moderno deve molto, anche l’ermeneutica, la fenomenologia…
PF: Però non posso dire che era cristiano?
P: Accennalo appena.
PF: Ma che accenno e accenno! Secondo te le “Confessioni” sarebbero state scritte se l’autore non si fosse convertito al cristianesimo? E poi scusa, quando parlo del concetto di persona in filosofia, come evito un accenno al dogma della Trinità e ai primi concili ecumenici? Non esisterebbe il concetto di persona senza…
P: No e poi no! Questo è catechismo! Prudenza ci vuole…
PF: Ma se persino Benedetto Croce….
P: Basta! Colleghi, dobbiamo capire che viviamo in una società multiculturale, dobbiamo rispettare le diversità, non possiamo pretendere…
PA: Ma abbiamo pure il dovere di istruire, di far conoscere. Se gli allievi guardano il Cenacolo di Leonardo, mica gli possiamo dire che era una cena qualunque tra amici!
P: Ma che esempi mi fai? Qualcosa va detto loro, ma con prudenza, con neutralità…
PA: Ma a me il Cenacolo piace tanto, mi appassiona…
P: Troppa passione nell’insegnamento non va bene. Ci vuole anche un po’ di neutralità emotiva.
PF: E allora mettiamoci un automa, sulla cattedra, e cambiamo mestiere! Ma poi, senti, non sarebbe molto più interessante far capire la grandezza filosofica di san Tommaso collegandolo al pensiero musulmano, ad Avicenna… Non cancelliamo né l’uno né l’altro, li studiamo entrambi.
P: Ma ci sono anche gli atei, gli agnostici…
PF: Ma anche loro dove vivono? Se vivono in mezzo a noi, è giusto che conoscano, che vedano le mille chiese nelle strade di Roma, che rappresentano la città, o dobbiamo demolire pure quelle? Quelle non sono per nulla neutrali!
P: Colleghi, sono sfinito. Aggiorniamoci a domani. Magari la notte ci porterà consiglio…
(Dialogo messo per iscritto da Francesco Arzillo, Roma, 4 novembre 2009).
Ecco qui di seguito come se ne è discusso in un consiglio d’istituto di un non precisato liceo romano. I personaggi:
P: preside,
PA: professore di storia dell’arte,
PM: professore di musica,
PF: professore di filosofia.
*
P: Oggi è venuta a trovarmi la madre di un allievo, un po’ agitata. Mi ha detto che si rifiuta di mandare il figlio a visitare la piazza e la basilica di San Pietro la prossima settimana. Ha sentito della sentenza della corte europea dei diritti dell’uomo sul crocifisso e sostiene che questa visita sarebbe un condizionamento religioso emotivamente troppo forte per un quindicenne.
PA: Me se devo dare il compito in classe sul Bernini!
P: Io però non voglio prendermi esposti, denunce, eccetera. Ho già troppe gatte da pelare!
PA: Ho capito, ma allora dove li porto i ragazzi? Al Pantheon?
P: Magari. E insisti sul fatto che è una prodigiosa dimostrazione del genio architettonico dei romani.
PA: È vero, ma devo pure far cogliere i motivi di continuità con i successivi sviluppi cristiani, dovrò pure dire che nel VII secolo il Pantheon è stato trasformato in una chiesa, Santa Maria ad Martyres.
P: Ci risiamo! Voglio una visita neutrale, non religiosa!
PA: Ma che significa? Qui tutto ricorda il cristianesimo! Allora stiamocene chiusi in aula e lasciamo perdere! E poi i ragazzi avranno pure diritto a essere istruiti, a sapere.
P: Ma il diritto di chi non vuole subire la non richiesta ostensione di simboli religiosi prevale.
PA: Ah sì? E perché non se ne sta a casa lui, allora?
P: Collega, ma cosa dici? Un diritto è un diritto!
PM (interrompe con ansia): Scusami, preside, ma io domani farò ascoltare Bach: la Messa in si minore.
P: Mamma mia, per carità!
PM: Come “per carità”? È un capolavoro sommo!
P: Ma è una Messa!
PM: E che significa? L’sutore non era neppure cattolico!
P: Era protestante. Sempre cristiano era. Scegli qualcosa di più tranquillo, vai sul Novecento, a Stravinskij.
PM: Bene. Farò ascoltare “Sinfonia di Salmi”.
P: Ma sei un fissato! Metti la “Sagra della primavera”, quella sì, è sufficientemente pagana, non disturba nessuno, ci si può fare pure una lezione di antropologia culturale. E comunque, se proprio devi fare un po’ di Bach, non insistere troppo sul cristianesimo.
PM: Ma se scriveva “Soli Deo Gloria” in calce alle sue composizioni!
P: Ma mica siamo al Conservatorio, che importa agli allievi di questi dettagli?
PM: Pensa che volevamo fare col collega di filosofia un’ora interdisciplinare sull’estetica nel pensiero religioso del Novecento, sull’influsso di Bach e Mozart su von Balthasar e…
P (irato): Ma siamo matti! La teologia si fa nell’ora di religione per chi la chiede, e basta! Mi vuoi rovinare?
PF: Preside, ma cosa dici! Posso parlar bene di Agostino, o no?
P: Ma sì, digli che ad Agostino tutto il pensiero moderno deve molto, anche l’ermeneutica, la fenomenologia…
PF: Però non posso dire che era cristiano?
P: Accennalo appena.
PF: Ma che accenno e accenno! Secondo te le “Confessioni” sarebbero state scritte se l’autore non si fosse convertito al cristianesimo? E poi scusa, quando parlo del concetto di persona in filosofia, come evito un accenno al dogma della Trinità e ai primi concili ecumenici? Non esisterebbe il concetto di persona senza…
P: No e poi no! Questo è catechismo! Prudenza ci vuole…
PF: Ma se persino Benedetto Croce….
P: Basta! Colleghi, dobbiamo capire che viviamo in una società multiculturale, dobbiamo rispettare le diversità, non possiamo pretendere…
PA: Ma abbiamo pure il dovere di istruire, di far conoscere. Se gli allievi guardano il Cenacolo di Leonardo, mica gli possiamo dire che era una cena qualunque tra amici!
P: Ma che esempi mi fai? Qualcosa va detto loro, ma con prudenza, con neutralità…
PA: Ma a me il Cenacolo piace tanto, mi appassiona…
P: Troppa passione nell’insegnamento non va bene. Ci vuole anche un po’ di neutralità emotiva.
PF: E allora mettiamoci un automa, sulla cattedra, e cambiamo mestiere! Ma poi, senti, non sarebbe molto più interessante far capire la grandezza filosofica di san Tommaso collegandolo al pensiero musulmano, ad Avicenna… Non cancelliamo né l’uno né l’altro, li studiamo entrambi.
P: Ma ci sono anche gli atei, gli agnostici…
PF: Ma anche loro dove vivono? Se vivono in mezzo a noi, è giusto che conoscano, che vedano le mille chiese nelle strade di Roma, che rappresentano la città, o dobbiamo demolire pure quelle? Quelle non sono per nulla neutrali!
P: Colleghi, sono sfinito. Aggiorniamoci a domani. Magari la notte ci porterà consiglio…
(Dialogo messo per iscritto da Francesco Arzillo, Roma, 4 novembre 2009).
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mercoledì 4 novembre 2009

CROCIFISSO A SCUOLA
Un ragionamento viziato
La sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo
Un "ragionamento viziato sul presupposto che il crocifisso possa costringere ad una professione di fede, mentre esso è un simbolo passivo, che cioè non costringe in coscienza nessuno".
continua
Fonte SIR
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