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sabato 15 giugno 2013

La Sindone si formò prababilmente con una potentissima scarica elettrica e la sua datazione, trova nuove rilevanze scientifiche che la collocano all'epoca di Cristo.  
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domenica 10 ottobre 2010

Robert  Edwards
Scienziati e Dio, attrazione o repulsione?

Nel mondo in cui viviamo gli scienziati sono sempre più ascoltati. A loro non si chiede soltanto una spiegazione delle scoperte più recenti, ma anche una risposta sui futuri scenari del nostro pianeta, sulle tendenze della società, sulle scelte strategiche da operare. Non è infrequente che nelle interviste a un Nobel per la fisica o per la chimica l’interessato sia chiamato a rispondere a quesiti di bioetica, di sociologia, di religione. Il camice bianco ed una lavagna piena di formule sembrano lo sfondo più adeguato per risposte sempre affidabili ed autorevoli. Non importa che il proprio ambito di studio e di ricerca sia a volte distante dai temi più caldi oggi dibattuti: sono scienziati, e questo garantisce loro di vedere più lontano, di orientare, quali nuovi filosofi, le scelte dell’umanità. Almeno questo è il sentire comune. Così il ruolo dello scienziato viene oggi percepito dalla maggioranza. E se gli scienziati parlano di religione? Allora la cosa si fa interessante e si è disposti, anche in questo importante terreno, a prestare ascolto alle loro conclusioni.
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di Giuseppe Tanzella-Nitti*

lunedì 4 ottobre 2010

Il Nobel per la medicina a Robert Edward
E' andato giù duro il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Ignacio Carrasco de Paula, commentando il Premio Nobel della medicina di cui è stato insignito oggi il "padre" della fecondazione in vitro Robert Edward. "Innanzitutto - afferma mons. Carrasco spiegando la sua opposizione alla nomina del professore a cui pure riconosce alcuni meriti scientifici - senza Edwards non ci sarebbe il mercato degli ovociti con il relativo commercio di milioni di ovociti; secondo, senza Edwards non ci sarebbero in tutto il mondo un gran numero di congelatori pieni di embrioni che nel migliore dei casi sono in attesa di essere trasferiti negli uteri ma che più probabilmente finiranno per essere abbandonati o per morire e questo è un problema la cui responsabilità è neo-premio Nobel".
Infine, sottolinea il presidente della Accademia per la Vita, "senza Edwards non ci sarebbe l'attuale stato confusionale della procreazione assistita con situazioni incomprensibili come figli nati da nonne o mamme in affitto". Con la fecondazione in vitro, "in conclusione - aggiunge mons. Carrasco - direi che Edwards non ha in fondo risolto ilproblema dell'infertilità, che è un problema serio, nè dal punto di vista patologico nè epidemiologio. Insomma non è entrato nel problema, ha trovato una soluzione scavalcando il problema dell'infertilità". "Bisogna aspettare - conclude - che la ricerca dia un'altra soluzione, anche più economica e quindi più accessibile della fecondazione in vitro, che tra l'altro presenta costi ingenti".

http://www.avvenire.it

domenica 5 settembre 2010

L'universo e il Dio inutile

Un'inversione di tendenza nell'ultimo libro di Stephen Hawking "The Grand Design"

L'interessante commento di "Sperare per tutti"

"...Allo sguardo di fede non interessa entrare in concorrenza con la scienza per proporre spiegazioni alternative. Accetta l'universo con le sue leggi, così come lo descrivono i modelli cosmologici accreditati dal dibattito scientifico. La legge di gravità, l'equazione di Einstein, l'evoluzione sono dati di fatto per il cristiano, come per il musulmano o l'ateo. Il credente, oltre a questi fenomeni, vede nell'universo anche una Presenza che è Amore, ma anche Ragione, la quale sta all'origine, alla radice di essi..." Leggi

martedì 25 maggio 2010

LA CELLULA "ARTIFICIALE"

Colombo: «È un cambio di paradigma inquietante»

il biologo


«Non più conoscere e sfruttare la natura, ma il tentativo di costruirla. Ancora ignote le applicazioni e i possibili problemi di biosicurezza»

«Siamo di fronte a un nuovo paradigma della biologia, che non si limita a conosce­re o a sfruttare la natura, ma che passa alla logica della manipolazione totale per essere padrona di una vita costruita dall’uomo in modo artificiale». Don Ro­berto Colombo, docente di neurobiolo­gie e genetica all’Università Cattolica e membro del Comitato nazionale per la bioetica, non fatica a riconoscere la sin­golarità dell’esperimento realizzato dal­l’équipe di Craig Venter, ma pone alcu­ni interrogativi sui possibili sviluppi di questa tecnologia: «Da un lato va ricor­dato che è ancora lunga la strada per produrre cellule più complesse di quel­la del batterio, dall’altro che i possibili utilizzi di questi nuovi organismi pon­gono nuovi problemi di biosicurezza».

In che misura la scoperta di Venter è «vi­ta
artificiale»?

I batteri sono organismi unicellulari che si formano per divisione di una cellula preesistente: si generano come cloni, non attraverso la riproduzione sessuata propria degli organismi più complessi, che possiedono una maggiore varietà per le combinazioni dei geni dei genito­ri.

Il gruppo di Venter ha sostituito il ge­noma originale di una cellula batterica con uno sintetico, costruito assemblan­do sequenze di cromosomi diversi. E la nuova «macchina» sembra funzionare, nel senso che si è mostrata in grado di dividersi e quindi di riprodursi. La «sca­tola » è la membrana del Mycoplasma (batterio parassita di minime dimensio­ni), in cui è stato sostituito completa­mente il «motore» molecolare.

Gli obiettivi di questa attività riguarda­no la ricerca di base o le applicazioni pratiche? E quali?


Da un punto di vista teorico può essere interessante creare modelli cellulari semplici per individuare le condizioni minime, indispensabili per la sussisten­za della vita. Dal punto di vista applica­tivo, si parla di creare «macchine biolo­giche » che possono avere compiti par­ticolari: per esempio, «cellule spazzine» in grado di trasformare agenti inquinanti in materiali biodegradabili. Oppure pro­durre materiali biologici con caratteri­stiche diverse da quelle naturali. Mentre l’ingegneria genetica fa produrre pro­teine composte solo dai venti ammi­noacidi noti, ora si può immaginare di dare forma a proteine con proprietà di­verse e preordinate a funzioni partico­lari.

Con le cellule spazzine, per esempio, potrebbero sorgere problemi di biosi­curezza analoghi a quelli che qualcuno paventa per gli Ogm?


Questo resta un interrogativo aperto. Non si tratta infatti di organismi modi­ficati solo in una loro proprietà, come gli Ogm, ma del tutto nuovi. Non si può prevedere come si comporterebbero nell’ambiente, né se, fondendosi con batteri naturali, potrebbero causare dan­ni ecologici e pericoli per la salute del­l’uomo.

Sono stati già ipotizzati sviluppi più am­biziosi, su cellule di organismi superio­ri. È vicino questo traguardo?


Direi di no. Con la biologia sintetica si punta alla progettazione di «processi biosintetici» nuovi per una cellula per farle produrre quello che si vuole. Ma la strada è ancora lunga. E a maggior ra­gione è lontano il pensare di agire su u­na cellula eucariote (come quella del­l’uomo, degli animali o dei vegetali), ben più complessa di quella di un batterio (cellula procariote).

Si è parlato spesso in questi anni del «giocare a fare Dio». Questa scoperta è un passo in questa direzione?


Sicuramente assistiamo a una sorta di scivolamento nella concezione della bio­logia.

Il paradigma culturale che è già passato da quello della conoscenza dei fenomeni della natura a quello dello sfruttamento della natura attraverso le biotecnologie che lavorano sulle pro­prietà degli organismi esistenti, si orienta ora verso una manipolazione totale, o­biettivo della biologia sintetica. Si pro­ducono organismi viventi inediti, utiliz­zando patrimoni informazionali co­struiti al computer, dando il via a forme di vita prima non esistenti. È un para­digma nuovo, un po’ inquietante. Quan­to al significato che tutto questo ha per la comprensione del «fenomeno vita», è già noto da tempo che i processi biolo­gici sono regolati dal Dna. Affermare in­vece che non esiste nulla oltre la chimi­ca e la biologia, mi pare una afferma­zione presuntuosa e non scientifica.
Enrico Negrotti 
Fonte: AVVENIRE 22/05/2010

lunedì 15 marzo 2010

Cervelli, a volte tornano 
Ma il saldo resta negativo
Fonte Avvenire

lunedì 15 febbraio 2010

 Io non credo, ma non ho una ragione scientifica per non credere.
Margherita Hack si è ben guardata dal fare come alcuni suoi colleghi e (se ci si passa il termine) «correligionari» i quali pretendono di affermare che uno scienziato non può credere in Dio, e che c’è contrasto tra scienza e fede. «La scienza - ha detto - non può dare risposte alla domanda sull’esistenza o sull’inesistenza di Dio. Infatti ci sono scienziati atei, agnostici e credenti. Io non credo, ma non ho una ragione scientifica per non credere. Semplicemente penso che, di fronte al Mistero dell’Universo e della Vita, l’idea di un Dio creatore sia una risposta un po’ facilona. Anch’io sono meravigliata nel constatare che da una zuppa primordiale di particelle elementari si sia sviluppata una vita così complessa. Ma mi accontento di spiegarlo con l’esistenza della materia. Sono atea, ma ammetto che anche il mio ateismo è una fede non dimostrabileDirebbe Althusser, in quel suo terribile giudizio: "La differenza tra il credere nella esistenza di Dio e il marxismo non sta in una ragione, è una pura opzione". Scelta di che? Accettare o non accettare l'Essere. Questa è una scelta che si ripropone ogni giorno, perché noi ogni mattina ci alziamo e ci poniamo di fronte alla realtà con lo sguardo spalancato, aperto, ingenuo di un bambino, pronto a dire pane al pane, vino al vino. "Sia il vostro dire sì, no; ogni altra parola viene dalla menzogna". Oppure ci alziamo con il gomito a coprire la faccia, guardinghi, per difenderci dalla realtà (accettare o meno l'Essere, la propria madre o Dio è lo stesso, la posizione è identica), accampando pretesti anche contro l'evidenza, naturalmente».
da http://www.samizdatonline.it

sabato 26 dicembre 2009

CHI SI SBARAZZA DI DIO NEGA LA VERITA’ DI QUESTO ISTANTE

In un’intervista ad “Avvenire”, il filosofo tedesco Robert Spaemann affronta il rapporto tra fede e ragione. Dalle leggi naturali, che sono sempre l’occasione di uno stupore, al Creatore di cielo e terra: «L’unico che ci può salvare».

Dio ha a che fare con «lo spazio di verità» che l’uomo abita. Mentre oggi il predominio dello scientismo (non la scienza!) mette in oblio la domanda sul Creatore. Il filosofo tedesco Robert Spaemann rispolvera una sana apologetica per affermare che è razionale credere in Dio. Docente emerito alla Ludwig Maximilians Universität di Monaco, Spaemann affronta qui la questione del rapporto tra fede e ragione.
Nel volume La diceria immortale (Cantagalli) lei denuncia l’attuale «atmosfera ateistica». In che senso?
Ludwig Wittgenstein ha scritto: «Una ruota, le cui rotazioni non mettono in movimento nient’altro, non appartiene alla macchina». Così, per la maggioranza della gente la fede in Dio è diventata priva di conseguenze. La scienza naturale non permette la domanda su Dio. Questo non significa che gli scienziati non siano credenti in quanto persone. Non credente è la visione del mondo che chiamiamo scientismo. Essa riduce la realtà allo statuto di un oggetto possibile di scienza. Per esempio, la bellezza di un quadro o la verità di un’affermazione matematica sono ridotte a stati cerebrali. L’interiorità della realtà non è mai oggetto della scienza. Del resto, quest’ultima è nel giusto.
Dove sta l’errore, allora?
È errata l’opinione per cui si conoscerebbe l’interiorità di un essere se si conosce il correlativo materiale di questa interiorità. Wittgenstein scrive che questa è «la grande illusione moderna»: credere che le scienze ci spiegheranno il mondo. Infatti le stesse leggi naturali hanno bisogno di essere spiegate. Esse sono sempre l’occasione di uno stupore, come avvenne con Einstein. Il successo inaudito delle scienze moderne e della tecnica ha posto l’umanità in uno stato di ubriachezza. I progressi delle scienze non permettono un’attenzione sufficiente sul Donatore di tutti i doni. Tale attenzione appare una sorta di lusso che non possiamo più permetterci.
Lei chiede alla Chiesa più incisività sui temi escatologici. Ha scritto: «Il dogma cristiano potrebbe diventare il rifugio dell’umanità dell’uomo». Heidegger diceva che «solo un Dio ci può salvare». È lo stesso Dio?
Un Dio non ci può salvare, soprattutto dalla morte; può farlo solo il Dio unico, creatore di cielo e terra. Nella tradizione la fede in questo Dio è stata sostenuta dalla ragione. Oggi osserviamo l’opposto: la ragione ha cominciato a dubitare di se stessa. Già David Hume, il padre dell’empirismo, scriveva: «Noi non avanziamo un passo oltre noi stessi». Lo scientismo non comprende la ragione come l’organo della verità bensì quale strumento dell’adattamento, spiegabile con la teoria dell’evoluzione.
Nietzsche ha scritto che l’Illuminismo, con la sua volontà di servire la verità, si distrugge da solo se reclama come verità le proprie tesi. Ma una verità non relativa esisterà solo se ci sarà una prospettiva non relativa, ovvero se Dio esiste. Se Dio non esiste, non c’è verità. Questo vale anche per i concetti di libertà e dignità umana. Qualche decina di anni fa lo psicologo Burrhus Skinner ha scritto Oltre la libertà e la dignità. La scienza non conosce concetti simili, ovvero nozioni normative. Essa le comprende solo come oggetti di studio, non quali fonti di un obbligo per gli stessi scienziati. Solo se l’uomo è superiore alla scienza, cioè se è immagine di Dio, può parlare su di essa. Allora la dignità umana diventa qualcosa di diverso da un’illusione.
A Roma lei interverrà su «Il Dio della fede e della filosofia». Oggi spopolano i «nuovi atei» per i quali Dio è irrazionale. Come spiegare che credere in Dio è secondo ragione?
Nietzsche scriveva: «Noi non possiamo sbarazzarci di Dio finchè crediamo ancora nella grammatica». Perché? Perché noi uomini viviamo in uno spazio di verità. Il fatto che ora noi dialoghiamo partendo dal mio libro La diceria immortale è una verità eterna. Se non è un sogno che io parlo con lei, questo colloquio farà sempre parte della realtà. Esso appartiene al passato. Nessuno può annullare il passato, che è una presenza trascorsa. Il futuro è legato indissolubilmente alla presenza. Nessuna gioia vissuta sarà un giorno non sperimentata. Nessun dolore reale sarà un giorno non sofferto. Ma quale sorta di essere è l’essere del passato? Se non ci saranno uomini sulla terra che potranno ricordarsene e il nostro pianeta non esisterà più, noi non possiamo dire che il nostro colloquio non sia avvenuto. Non possiamo pensarlo. Dobbiamo pensare una coscienza assoluta in cui tutto quello che succede viene conservato. Chiamiamo Dio questa coscienza.

sabato 12 dicembre 2009

ENRICO MEDI (1911-1974)
«Oh voi misteriose galassie, voi mandate luce ma non intendete; voi mandate bagliori di bellezza ma bellezza non possedete; voi avete immensità di grandezza ma grandezza non calcolata. Io vi vedo, vi calcolo, vi intendo, vi studio e vi scopro, vi penetro e vi raccolgo. Da voi io prendo la luce e ne faccio scienza, prendo il moto e ne fo sapienza, prendo lo sfavillio dei colori e ne fo poesia; io prendo voi oh stelle nelle mie mani e tremando nell'unità dell'essere mio vi alzo al di sopra di voi stesse e in preghiera vi porgo a quel Creatore che solo per mio mezzo voi stelle potete adorare»

domenica 1 novembre 2009

La vita in laboratorio
da cellule staminali embrionali

Spregiudicatezza nella ricerca e riserve etiche. Leggi

lunedì 1 giugno 2009


Ru486: il farmaco che uccide due volte

Si è svolto venerdì 29 maggio a Bologna presso la sede del Quartiere S. Stefano un incontro pubblico sul tema: "Ru486: il farmaco che uccide due volte".

"Dal dibattito è emerso che l'aborto chimico, oltre a far morire dei bambini innocenti, causa gravi danni anche alle mamme, che vengono traumatizzate per tutta la vita e possono anche morire.
A questo proposito sono state presentate alcune testimonianze in cui si è ribadito che "è un aborto lungo, rischioso, angosciante, doloroso". Il risvolto più agghiacciante di questo tipo di aborto è sul versante psichico, legato al maggior senso di colpa per la donna perché è lei che assume la pillola, all'ansia per un evento che si prolunga per settimane e da cui non si può tornare indietro, alla solitudine, allo sconvolgimento ormonale".
fonte: http://www.zenit.org/article-18465?l=italian

giovedì 28 maggio 2009


Convegno a Firenze su Galileo: la riflessione di padre Coyne

La contestualizzazione storica della condanna del copernicanesimo ad opera del Sant’Uffizio nel 1616 e poi del processo subito da Galilei nel 1633, restituisce un'immagine più sottile del clima culturale in cui maturò quello che la Chiesa stessa ha da tempo riconosciuto come un proprio tragico errore. Lo sguardo ravvicinato, con cui storici e filosofi della scienza affrontano in questi giorni al Palazzo dei congressi di Firenze la vicenda galileiana, mostra come l’avvento dell’eliocentrismo e della ‘scienza nuova’, scardinavano l’intero sistema aristotelico su cui era fondata la filosofia naturale del tempo, obbligando i teologi a interrogarsi rapidamente sui loro criteri di interpretazione della Scrittura. Se i giudici dell’Inquisizione non seppero farlo, alla condanna di Galileo, come ‘veementemente sospetto d’eresia’, si giunge in un clima in cui teologi come Foscarini e Campanella avevano compreso il valore delle intuizioni dell’astronomo pisano e la Compagnia di Gesù era impegnata nella divulgazione della scienza moderna. Viene inoltre restituita l’immagine di un Galileo che – come già ricordato da Benedetto XVI -
non rinunciava nella sua attività di scienziato ‘né alla ragione né alla fede’, ma anzi, le valorizzava entrambe fino in fondo, ‘nella loro reciproca fecondità’. Ma quali ulteriori passi in avanti dovrebbe fare la Chiesa oggi per dimostrare la sua volontà di collaborare con la scienza? Sentiamo uno dei relatori, padre George Coyne, lo scienziato gesuita che ha fatto parte della Commissione creata da Giovanni Paolo II per esaminare il Processo Galileo: “Se la Chiesa stessa deve fare ancora qualche cosa, non saprei dirlo; che ci sia da studiare, da approfondire, questo senz’altro. Ma questo tocca più alla comunità degli storici, degli scienziati, forse. Secondo il mio modesto parere, penso che la Chiesa abbia fatto la sua parte con la Commissione, con i discorsi conclusivi, con i discorsi del Santo Padre in cui sono stati ammessi gli errori da entrambe le parti. Gli errori – non cito esattamente il Santo Padre Giovanni Paolo II – gli errori commessi a quei tempi hanno fatto molto soffrire Galileo, errori di cui in quei tempi – si può dire soggettivamente – non si può far colpa: nessuno comprendeva la scienza, perché stava appena nascendo. La maggior parte delle persone non comprendeva bene la Sacra Scrittura, non sapeva bene come interpretarla. Bellarmino credeva che la Sacra Scrittura contenesse dichiarazioni scientifiche: e questo non può essere!”.

sabato 9 maggio 2009


"La religione viene sfigurata quando viene costretta a servire l'ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l'abuso....."



Benedetto XVI in occasione della benedizione della prima pietra dell'Università del Patriarcato latino a Madaba, nella sua visita in Giordania:

"...In realtà, la fede in Dio non sopprime la ricerca della verità; al contrario l'incoraggia. San Paolo esortava i primi cristiani ad aprire le proprie menti a tutto "quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode" (Fil 4,8). Ovviamente la religione, come la scienza e la tecnologia, come la filosofia ed ogni espressione della nostra ricerca della verità, possono corrompersi. La religione viene sfigurata quando viene costretta a servire l'ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l'abuso..... La fede matura in Dio serve grandemente per guidare l'acquisizione e la giusta applicazione della conoscenza. La scienza e la tecnologia offrono benefici straordinari alla società ed hanno migliorato grandemente la qualità della vita di molti esseri umani. Senza dubbio questa è una delle speranze di quanti promuovono questa Università, il cui motto è Sapientia et Scientia. Allo stesso tempo, la scienza ha i suoi limiti. Non può dar risposta a tutte le questioni riguardanti l'uomo e la sua esistenza. In realtà, la persona umana, il suo posto e il suo scopo nell'universo non può essere contenuto all'interno dei confini della scienza. "La natura intellettuale della persona umana si completa e deve completarsi per mezzo della sapienza, che attira dolcemente la mente dell'uomo a cercare ed amare le cose vere e buone" (cfr Gaudium et spes, 15). L'uso della conoscenza scientifica abbisogna della luce orientatrice della sapienza etica. Tale sapienza ha ispirato il giuramento di Ippocrate, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948, la Convenzione di Ginevra ed altri lodevoli codici internazionali di comportamento. Pertanto, la sapienza religiosa ed etica, rispondendo alle questioni sul senso e sul valore, giocano un ruolo centrale nella formazione professionale. Conseguentemente, quelle università dove la ricerca della verità va di pari passo con la ricerca di quanto è buono e nobile offrono un servizio indispensabile alla società".

martedì 7 aprile 2009

Studio rivela: rivolgersi a Dio
è come parlare a un amico

La ricerca su venti fedeli cristiani condotta da Uffe Schjodt, dell'università di Aarhus in Danimarca pubblicato su "New Scientist"


NON c'è nulla di mistico in una preghiera. Per il nostro cervello rivolgersi a dio è come parlare a un amico in carne e ossa. Un gruppo di scienziati ha infatti esaminato le reazioni cerebrali di un gruppo di fedeli impegnati nella ricerca di un conforto spirituale attraverso un dialogo con dio, scoprendo che si attivano le stesse aree di una normalissima conversazione. Cosa che non capita quando ci si rivolge a Babbo Natale. Mentre quando si recita una preghiera a memoria si attivano esclusivamente le zone adibite alla ripetizione.

Lo studio si è concentrato esclusivamente sulla religione cristiana ed è stato condotto da Uffe Schjodt, dell'università di Aarhus in Danimarca pubblicato sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience e riportato sul magazine britannico New Scientist. Gli esperti hanno chiesto ai venti devoti volontari in prima battuta di recitare il Padrenostro o una filastrocca per bambini: in entrambi casi la risonanza magnetica mostra che nel loro cervello si accendono aree associate alla ripetizione.

Poi hanno chiesto loro di parlare con Dio, con preghiere personali, o di parlare con Babbo Natale per esprimere i propri desideri sotto l'albero. In questo caso la risonanza mostra che si accendono le aree della conversazione e che, in particolare, quando ci si rivolge a Dio sono attive anche aree della corteccia prefrontale che servono a capire intenzioni ed emozioni altrui, cosa che succede sempre di fronte a un interlocutore in carne ed ossa. Ciò però non avviene quando si parla con Babbo Natale.

In base a questi risultati, secondo Schjodt rivolgersi a Dio è come parlare con una persona, mentre Babbo Natale non sprigiona gli stessi effetti perché si è consapevoli dell'aspetto simbolico e lo si considera più un "oggetto", il protagonista di una leggenda.

(7 aprile 2009) - Fonte: http://www.repubblica.it

giovedì 26 febbraio 2009


Numeri e fede/7: L’infinito è logico?
L’aritmetica dice di sì
l'immagine è presa da: www.fabiosommella.it

Intervista al professor Antonio Mari­no, ordinario di Analisi matema­tica all’Università di Pisa.
La matematica permette di indagare con successo gli aspetti logico- razionali del­la realtà. «Offre alla scienza il modo di scoprire, ad ogni passo, straordinarie strutture logiche nell’universo, che fanno luce su armonie inattese e mostrano le­gami profondi fra fatti e feno­meni che a volte ci sembrano del tutto estranei fra loro. Chi crede, chi ha già fatto qualche passo nel cammino della fede, non trova contrasto fra questi ri­sultati scientifici e la propria fe­de, ma anzi un’armonica, bellis­sima consonanza. La matemati­ca ci costringe ad alzare lo sguardo: per ogni problema ci fa cercare una logica che lo inqua­dri e ne renda conto. E questo porta a prospettive impreviste e sempre più elevate» .
L'ntera intervista la potete leggere su:http://www.rivistadireligione.it/rivista/articolo.

sabato 14 febbraio 2009

Evoluzione e creazione

La teoria dell’ evoluzione non è in contrasto con la Bibbia, ma quanto all’ “intelligent design” meglio evitare di definirlo teoria e lasciarlo in secondo piano. Per i 150 anni, de “L’origine della specie”, l’opera più famosa di Charles Darwin il Vaticano prone una “attenta valutazione critica, rigorosa e oggettiva sotto i vari piani implicati” Insomma un convegno internazionale “Biological evolution: Facts and Theories. A critical appraisal 150 years after ‘The origin of species’”, che si terrà dal 3 al 7 marzo alla Pontificia università gregoriana.