venerdì 20 novembre 2009


MARIO POMILIO

« Paradossalmente fare teologia è l’unico modo, per il cristiano in quanto tale, di fare cultura, d’offrire un contributo autonomo e originale al discorso culturale del proprio tempo » . E aggiungeva: « Ecco come oltre tutto ' fare teologia', coniugare col Vangelo le culture umane o, come vuole la Evangelii nutiandi, raggiungerle e quasi sconvolgerle dal di dentro mediante la forza del Vangelo modificandone i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti d’interesse, può rispondere, specie oggi, alle stesse fondamentali esigenze della convivenza civile» (Scritti cristiani). 
Fonte: Avvenire 
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lunedì 16 novembre 2009

Dio amico degli uomini



Benedetto XVI ha scritto che “nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non ad un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore spinto sino alla fine (cfr Gv 13, 1) – in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini e che con lo spegnersi della luce proveniente da Dio l’umanità viene colta dalla mancanza di orientamento, i cui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più”

Forse più che dell’eclissi di Dio si potrebbe parlare di diverse metamorfosi di Dio: da un Dio personale a un Dio impersonale; da un Dio trascendente a un Dio immanente; da un Dio maschile a un Dio femminile. A prescindere, comunque, da queste metamorfosi e dalle difficoltà esistenziali avanzate dall’esperienza del male e dalle difficoltà razionali teorizzate dagli atei professi, Dio non è circoscrivibile dai nostri concetti, dalle nostre rappresentazioni. Se lo comprendessimo, ha scritto S. Agostino, non sarebbe più Dio. Racconta una leggenda medioevale che S. Agostino un giorno passeggiava lungo la spiaggia del mare riflettendo sulla natura di Dio e del mondo. Mentre era assorto nei suoi pensieri vide un bambino che scavava una buca nella sabbia e cercava di riempirla con l’acqua che attingeva dal mare con un secchiello. Al ritorno della sua passeggiata, si accorse che il bambino continuava a versare acqua nella buca. Si fermò, meravigliato, e domandò al bambino: “Ma che cosa fai?” Questi rispose: “Io voglio versare il mare nella mia buca”. “Ma ciò non è possibile - replicò S. Agostino -non vedi che il mare non può entrare nella tua buca?” “Esattamente come Dio non può entrare nella tua piccola mente”, disse il bambino. E, detto questo, sparì.
Dio, dunque, è più grande del cuore dell’uomo (1Gv 3, 20). Ma egli, allo stesso tempo, è amico degli uomini, non è il dio dell’olimpo, lontano dalle gioie e dalle sofferenze degli uomini. È il Dio che ascolta il grido di aiuto del popolo eletto e, quindi, di ogni uomo. È il Dio che in Gesù si è rivelato come padre. È il Dio che si rende presente nei segni sacramentali.
Mons. Ignazio Sanna Arcivescovo di Oristano




venerdì 13 novembre 2009


Omosessuali non si nasce

Non esistono fattori genetici e/o ormonali che impongano ad una persona di agire necessariamente in modo omosessuale.
1) Provare degli impulsi non significa essere costretti ad assecondarli: sia un eterosessuale che un omosessuale sono liberi di non avere relazioni sessuali con un uomo o una donna verso cui sentono attrazione.
2) Quanto agli impulsi, come scrive, per es. J. Nicolosi (Omosessualità maschile, p. 71, cfr. bibliografia), che utilizza numerose ricerche di altri studiosi: «È scientificamente provato che i fattori genetici e ormonali non svolgono un ruolo determinante nello sviluppo dell’omosessualità”. Se ci fosse un gene dell’omosessualità i gemelli omozigoti dovrebbero comportarsi in modo identico, mentre invece ci sono casi di gemelli, uno dei quali è omosessuale, l’altro eterosessuale.
3) Inoltre, se i geni e gli ormoni determinassero in modo invincibile le nostre pulsioni, non sarebbe possibile cambiare le proprie pulsioni omosessuali in pulsioni eterosessuali, come invece dimostra la pratica psicoterapeutica, con numerosissimi esempi (ne parla R. Marchesini in questo dossier).
Non è vero che l’identità maschile/femminile è indotta dalla società

L’odierna teoria del «gender» (genere), (che ha un sua radice prossima in Rousseau ed una remota nello gnosticismo antico) afferma che la nostra identità psicologica maschile o femminile non è legata al sesso con cui nasciamo biologicamente, bensì è indotta dall’educazione e dalla cultura in cui ci troviamo a vivere, perciò ognuno di noi dovrebbe essere lasciato libero di scegliere se vivere e agire come uomo, anche se i suoi organi genitali sono femminili, e come donna, anche se i suoi organi genitali sono maschili.
Se questa visione fosse vera, basterebbe educare in modo assolutamente identico i bambini e le bambine per ottenere che essi scelgano a loro piacimento attività e ruoli maschili o femminili, a seconda dei gusti. Invece un simile modello educativo è stato applicato ed ha dimostrato il contrario. All’inizio del ‘900 fu attuato in alcuni kibbutz israeliani un esperimento, inteso ad educare in modo perfettamente identico ragazzi e ragazze e gli stessi sperimentatori hanno dovuto riconoscere il fallimento del loro tentativo. Infatti, a dispetto dei loro sforzi, i ragazzi sceglievano di occuparsi di macchine, compiti dirigenziali e altre tipiche attività maschile, mentre le ragazze mostravano un’inclinazione verso l’abbigliamento, la cosmesi, i lavori di assistenza, insomma verso le attività e le mansioni femminili (cfr. Manfred Spiro, Gender and culture: kibbutz women revisited, Schocken Books, New York 1980, pp. 92 ss).
E anche «bambini cresciuti […] come bambine da un’onnipotente madre femminilizzante […], amano in cuor loro le cose da ragazzi, anche se il loro comportamento non è proprio da ragazzi». Così come «una ragazza cresciuta con atteggiamenti sprezzanti nei confronti delle cose da donne e del ruolo femminile […] tuttavia può essere impressionata da altre ragazze e donne che irradiano femminilità» (J. Van den Aardweg, Omosessualità e speranza, cfr. bibliografia, p. 82).
Un altro esempio lo riporta R. Marchesini (cfr. www.ildomenicale.it/articolo.asp?id_articolo=330), che racconta la tragica vicenda di David Reimer, un bambino gemello omozigote, a cui fu chirurgicamente cambiato il sesso, perché il chirurgo voleva dimostrare che l’identità di genere è determinata dall’educazione ricevuta. I genitori vestivano ed educavano questo bambino come una bambina, gli attribuirono un nome femminile, in modo che credesse di essere una bambina e si comportasse in tal senso. Eppure David si muoveva e si comportava come un maschietto. Lo sperimentatore tentò in vari modi, anche con violenze psicologiche, di farlo comportare come una bambina, ma inutilmente. In seguito a David fu rivelata la terribile verità e, dopo alcuni anni, nel 2004, si è suicidato.

Fonte: /www.ircbrescia.it
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martedì 10 novembre 2009


Anglicani che desiderano entrare in piena comunione con la Chiesa Cattolica
Secondo le norme della Costituzione Apostolica, i nuovi Ordinariati personali per gli anglicani che desiderano entrare in piena comunione con la Chiesa cattolica potranno ammettere al sacerdozio solo uomini celibi. Per quanto riguarda gli ex ministri anglicani sposati, la loro ammissione al sacerdozio sarà decisa caso per caso, come già prevede la normativa canonica. Per quel che riguarda i futuri seminaristi è stato considerato in maniera puramente ipotetica se ci potranno essere alcuni casi in cui una dispensa dalla regola del celibato potrà essere chiesta. Per questo motivo i criteri oggettivi per ognuno di questi possibili casi (ad esempio, seminaristi sposati che si stanno già formando) dovranno essere sviluppati congiuntamente dall'Ordinariato personale e dalla Conferenza episcopale, e presentati per l’approvazione alla Santa Sede.
Costituzione Apostolica "Anglicanorum coetibus"


lunedì 9 novembre 2009

Effetto valanga. Col croficisso via anche le chiese, Bach, Leonardo da Vinci…

La sentenza anti-crocifisso della corte europea dei diritti dell’uomo ha seminato scompiglio nelle scuole italiane.
Ecco qui di seguito come se ne è discusso in un consiglio d’istituto di un non precisato liceo romano. I personaggi:
P: preside,
PA: professore di storia dell’arte,
PM: professore di musica,
PF: professore di filosofia.
*
P: Oggi è venuta a trovarmi la madre di un allievo, un po’ agitata. Mi ha detto che si rifiuta di mandare il figlio a visitare la piazza e la basilica di San Pietro la prossima settimana. Ha sentito della sentenza della corte europea dei diritti dell’uomo sul crocifisso e sostiene che questa visita sarebbe un condizionamento religioso emotivamente troppo forte per un quindicenne.
PA: Me se devo dare il compito in classe sul Bernini!
P: Io però non voglio prendermi esposti, denunce, eccetera. Ho già troppe gatte da pelare!
PA: Ho capito, ma allora dove li porto i ragazzi? Al Pantheon?
P: Magari. E insisti sul fatto che è una prodigiosa dimostrazione del genio architettonico dei romani.
PA: È vero, ma devo pure far cogliere i motivi di continuità con i successivi sviluppi cristiani, dovrò pure dire che nel VII secolo il Pantheon è stato trasformato in una chiesa, Santa Maria ad Martyres.
P: Ci risiamo! Voglio una visita neutrale, non religiosa!
PA: Ma che significa? Qui tutto ricorda il cristianesimo! Allora stiamocene chiusi in aula e lasciamo perdere! E poi i ragazzi avranno pure diritto a essere istruiti, a sapere.
P: Ma il diritto di chi non vuole subire la non richiesta ostensione di simboli religiosi prevale.
PA: Ah sì? E perché non se ne sta a casa lui, allora?
P: Collega, ma cosa dici? Un diritto è un diritto!
PM (interrompe con ansia): Scusami, preside, ma io domani farò ascoltare Bach: la Messa in si minore.
P: Mamma mia, per carità!
PM: Come “per carità”? È un capolavoro sommo!
P: Ma è una Messa!
PM: E che significa? L’sutore non era neppure cattolico!
P: Era protestante. Sempre cristiano era. Scegli qualcosa di più tranquillo, vai sul Novecento, a Stravinskij.
PM: Bene. Farò ascoltare “Sinfonia di Salmi”.
P: Ma sei un fissato! Metti la “Sagra della primavera”, quella sì, è sufficientemente pagana, non disturba nessuno, ci si può fare pure una lezione di antropologia culturale. E comunque, se proprio devi fare un po’ di Bach, non insistere troppo sul cristianesimo.
PM: Ma se scriveva “Soli Deo Gloria” in calce alle sue composizioni!
P: Ma mica siamo al Conservatorio, che importa agli allievi di questi dettagli?
PM: Pensa che volevamo fare col collega di filosofia un’ora interdisciplinare sull’estetica nel pensiero religioso del Novecento, sull’influsso di Bach e Mozart su von Balthasar e…
P (irato): Ma siamo matti! La teologia si fa nell’ora di religione per chi la chiede, e basta! Mi vuoi rovinare?
PF: Preside, ma cosa dici! Posso parlar bene di Agostino, o no?
P: Ma sì, digli che ad Agostino tutto il pensiero moderno deve molto, anche l’ermeneutica, la fenomenologia…
PF: Però non posso dire che era cristiano?
P: Accennalo appena.
PF: Ma che accenno e accenno! Secondo te le “Confessioni” sarebbero state scritte se l’autore non si fosse convertito al cristianesimo? E poi scusa, quando parlo del concetto di persona in filosofia, come evito un accenno al dogma della Trinità e ai primi concili ecumenici? Non esisterebbe il concetto di persona senza…
P: No e poi no! Questo è catechismo! Prudenza ci vuole…
PF: Ma se persino Benedetto Croce….
P: Basta! Colleghi, dobbiamo capire che viviamo in una società multiculturale, dobbiamo rispettare le diversità, non possiamo pretendere…
PA: Ma abbiamo pure il dovere di istruire, di far conoscere. Se gli allievi guardano il Cenacolo di Leonardo, mica gli possiamo dire che era una cena qualunque tra amici!
P: Ma che esempi mi fai? Qualcosa va detto loro, ma con prudenza, con neutralità…
PA: Ma a me il Cenacolo piace tanto, mi appassiona…
P: Troppa passione nell’insegnamento non va bene. Ci vuole anche un po’ di neutralità emotiva.
PF: E allora mettiamoci un automa, sulla cattedra, e cambiamo mestiere! Ma poi, senti, non sarebbe molto più interessante far capire la grandezza filosofica di san Tommaso collegandolo al pensiero musulmano, ad Avicenna… Non cancelliamo né l’uno né l’altro, li studiamo entrambi.
P: Ma ci sono anche gli atei, gli agnostici…
PF: Ma anche loro dove vivono? Se vivono in mezzo a noi, è giusto che conoscano, che vedano le mille chiese nelle strade di Roma, che rappresentano la città, o dobbiamo demolire pure quelle? Quelle non sono per nulla neutrali!
P: Colleghi, sono sfinito. Aggiorniamoci a domani. Magari la notte ci porterà consiglio…
(Dialogo messo per iscritto da Francesco Arzillo, Roma, 4 novembre 2009).


giovedì 5 novembre 2009

LA TENTAZIONE DELL’ATEISMO
C’è una voce in ognuno di noi che ci spinge a dubitare di Dio. "Ecco il senso della fede e la difficoltà di seguirlo sino in fondo" Chi è per me Dio? Fin da ragazzo mi è sempre piaciuta l'invocazione, che mi pare sia di San Francesco d'Assisi, «mio Dio è mio tutto». Mi piaceva perché con Dio intendevo in qualche modo una totalità, una realtà in cui tutto si riassume e tutto trova ragione di essere. Cercavo così di esprimere il mistero ineffabile, a cui nulla si sottrae. Ma vedevo anche Dio più concretamente come il padre di Gesù Cristo, quel Dio che si rende vicino a noi in Gesù nell'eucarestia. Dunque c'era una serie di immagini che in qualche maniera si accavallavano o si sostituivano l'una con l'altra: l'una più misteriosa, attinente a colui che è l'inconoscibile, l'altra più precisa e concreta, che passava per la figura di Gesù. Mi sono reso conto ben presto che parlare di Dio voleva dire affrontare una duplicità, come una contraddizione quasi insuperabile. Quella cioè di pensare a una Realtà sacra inaccessibile, a un Essere profondamente distante, di cui non si può dire il nome, di cui non si sa quasi nulla: e tutto ciò nella certezza che questo Essere è vicino a noi, ci ama, ci cerca, ci vuole, si rivolge a noi con amore compassionevole e perdonante. Tenere insieme queste due cose sembra un po' impossibile, come del resto tenere insieme la giustizia rigorosa e la misericordia infinita di Dio. Noi non scegliamo tra l'una e l'altra, viviamo in bilico (...). Come dice il catechismo della Chiesa cattolica, la dichiarazione «io credo in Dio» è la più importante, la fonte di tutte le altre verità sull'uomo, sul mondo e di tutta la vita di ogni credente in lui. D'altra parte il fatto stesso che si parli di «credere » e non di riconoscere semplicemente la sua esistenza, significa che si tratta concretamente di un atto che non è di semplice conoscenza deduttiva, ma che coinvolge tutto l'uomo in una dedizione personale. Su questo punto, come su tanti altri relativi alla conoscenza di Dio, c'è stata, c'è e ci sarà sempre grande discussione. Per alcuni la realtà di Dio si conosce mediante un semplice ragionamento, per altri sono necessarie anche molte disposizioni del cuore e della persona (...). È dunque possibile conoscere Dio con le sole forze della ragione naturale? Il Concilio Vaticano I lo afferma, e anch'io l'ho sempre ritenuto in obbedienza al Concilio. Ma forse si tratta della ragione naturale concepita in astratto, prima del peccato. Concretamente la nostra natura umana storica, intrisa di deviazioni, ha bisogno di aiuti concreti, che le vengono dati in abbondanza dalla misericordia di Dio. Dunque non è tanto importante la distinzione tra la possibilità di conoscenza naturale e soprannaturale, perché noi conosciamo Dio con una conoscenza che viene e dalla natura, dalla grazia e dallo spirito Santo, che è riversata in noi da Dio stesso. Bisogna dunque accettare di dire a riguardo di Dio alcune cose che possono apparire contraddittorie. Dio è Colui che ci cerca e insieme Colui che si fa cercare. È colui che si rivela e insieme colui che si nasconde. È colui per il quale valgono le parole del salmo «il tuo volto, Signore, io cerco», e tante altre parole della Bibbia, come quelle della sposa del Cantico di Cantici: «Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l'amato del mio cuore; l'ho cercato, ma non l'ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze voglio cercare l'amato del mio cuore. L'ho cercato ma non l'ho trovato. Da poco avevo oltrepassato le guardie che fanno la ronda quando trovai l'amato del mio cuore...» (3,1-4). Ma per lui vale anche la parola che lo presenta come il pastore che cerca la pecora smarrita nel deserto, come la donna che spazza la casa per trovare la moneta perduta, come il padre che attende il figlio prodigo e che vorrebbe che tornasse presto. Quindi cerchiamo Dio e siamo cercati da lui. Ma è certamente lui che per primo ci ama, ci cerca, ci rilancia, ci perdona. A questo punto, sollecitati anche dalle parole del Cantico «ho cercato e non l'ho trovato», ci poniamo il problema dell'ateismo o meglio dell'ignoranza su Dio. Nessuno di noi è lontano da tale esperienza: c'è in noi un ateo potenziale che grida e sussurra ogni giorno le sue difficoltà a credere. Su questo principio si fondava l'iniziativa della «Cattedra dei non credenti» che voleva di per sé «porre i non credenti in cattedra» e «ascoltare quanto essi hanno da dirci della loro non conoscenza di Dio». Quando si parla di «credere in Dio» come fa il catechismo della Chiesa cattolica, si ammette espressamente che c'è nella conoscenza di Dio un qualche atto di fiducia e di abbandono. Noi sappiamo bene che non si può costringere nessuno ad avere fiducia. Io posso donare la mia fiducia a un altro ma soltanto se questi mi sa infondere fiducia. E senza fiducia non si vive (...). L'adesione a Dio comporta un'atmosfera generale di fiducia nella giustezza e nella verità della vita, e quindi nella giustezza e nella verità del suo fondamento. [Photo] Come dice Hans Küng «che Dio esista, può essere ammesso, in definitiva, solo in base a una fiducia che affonda le sue radici nella realtà stessa». Molti e diversi sono i modi con cui ci si avvicina al mistero di Dio. La nostra tradizione occidentale ha cercato di comprendere Dio possibilmente anche con una definizione. Lo si è chiamato ad esempio Sommo Bene, Essere Sussistente, Essere Perfettissimo... Non troviamo nessuna di queste denominazioni nella tradizione ebraica. La Bibbia non conosce nomi astratti di Dio, mai ne enumera le opere. Si può affermare che ciò che la Bibbia dice su Dio viene detto anzitutto con dei verbi, non con dei sostantivi. Questi verbi riguardano le grandi opere con cui Dio ha visitato il suo popolo. Sono verbi come creare, promettere, scegliere, eleggere, comandare, guidare, nutrire ecc. Si riferiscono a ciò che Dio ha fatto per il suo popolo. C'è quindi un'esperienza concreta, quella di essere stati aiutati in circostanze difficili, dove l'opera umana sarebbe venuta meno. Questa esperienza cerca la sua ragione ultima e la trova in questo essere misterioso che chiamiamo Dio. D'altra parte ha qualche ragione anche la tradizione occidentale. Infatti tutte le creature hanno ricevuto da Dio tutto ciò che sono e che hanno. Dio solo è in se stesso la pienezza dell'essere e di ogni perfezione, e colui che è senza origine e senza fine. Tuttavia nel mistero cristiano la natura di Dio ci appare gradualmente come avvolta da una luce ancora più misteriosa. Non è una natura semplicemente capace di tenere salda se stessa, di essere indipendente, di non aver bisogno di nessuno. È una realtà che si protende verso l'altro, in cui è più forte la relazione e il dono di sé che non il possedere se stesso. Per questo Gesù sulla croce ci rivela in maniera decisiva l'essere di Dio come essere per altri: è l'essere di Colui che si dona e perdona. Carlo Maria Martini
Corriere, 16 novembre 2007 
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mercoledì 4 novembre 2009


CROCIFISSO A SCUOLA
Un ragionamento viziato

La sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo

Un "ragionamento viziato sul presupposto che il crocifisso possa costringere ad una professione di fede, mentre esso è un simbolo passivo, che cioè non costringe in coscienza nessuno".
continua
Fonte SIR

lunedì 2 novembre 2009

Il mio passato

Alda Merini

Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che e’ passato
e’ come se non ci fosse mai stato.
Il passato e’ un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato e’ solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho gia’ visto
non conta piu’ niente.
Il passato ed il futuro
non sono realta’ ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacche’ non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.
 

domenica 1 novembre 2009

La vita in laboratorio
da cellule staminali embrionali

Spregiudicatezza nella ricerca e riserve etiche. Leggi

sabato 31 ottobre 2009


Dalla festa di Halloween alla trappola dei satanisti

È giovane, tanto giovane: «Negli ultimi tempi – ricorda, sottovoce, gli occhi timidamente feriti – mi ero ritrovato a vagare per la strada senza più ricordarmi chi ero, da dove venivo e che cosa stavo facendo lì. Ho subìto sesso, droga e violenze, che però non vorrei raccontare». Leonardo (nome di fantasia, ndr) è nato in una cittadina del Nord e deve compiere ancora vent’anni. I satanisti gli avevano sbranato il corpo e l’anima, dopo che era stato ingoiato dal buco nero sul quale s’era voluto affacciare la notte di Halloween. continua
Fonte : Avvenire, 31/10/09

lunedì 26 ottobre 2009



Perché diciamo NO all’ora di religione islamica

Da parte di alcuni esponenti politici, compreso un Vice-Ministro, è stata avanzata la proposta di istituire un’ora di insegnamento di religione musulmana facoltativo per gli studenti che non si avvalgono dell’ora di religione cattolica. Nonostante il contesto estemporaneo in cui la proposta è stata formulata, l’AESPI ritiene opportuno dissipare ogni equivoco e manifestare tempestivamente la più decisa e motivata contrarietà al riguardo. Infatti, in primo luogo è doveroso chiedersi perché privilegiare la religione islamica e non quella ortodossa, o geovista, o buddhista: gli Ortodossi sono in Italia mezzo milione, i Testimoni di Geova quattrocentomila, mentre è difficile dire, del milione circa di immigrati da paesi a maggioranza islamica quanti siano legati realmente alla pratica di questa religione. Se dovessimo garantire a ogni alunno che vive in Italia la possibilità di studiare a scuola la propria religione (il cui insegnamento è in ogni caso libero, fuori dalla scuola) non si finirebbe più e ne risulterebbe una Babele. Ancor più, però, dobbiamo porci il problema di chi potrebbe gestire l’ora di religione islamica: infatti non esiste un interlocutore islamico unico e rappresentativo: chi scegliere tra sunniti, sciiti, halawiti, confraternite sufi, e così seguitando? E all’interno dei diversi gruppi, a chi far riferimento, in assenza di una gerarchia costituita? Chi ha il minimo indispensabile di conoscenze sull’argomento deve riconoscere che l’insipiente proposta si rivela di impossibile attuazione. Inoltre si potrebbe anche correre il rischio di allevare una scuola di terrorismo fondamentalista finanziata dallo Stato. I promotori della proposta, cullandosi nell’illusione di un «Islam moderato», pensano forse che esistano schiere di intellettuali musulmani «laici, pluralisti, democratici», pronti ad affrontare concorsi per cattedre di Islam «corretto»? L’AESPI, infine, conclude , ricordando che la Religione Cattolica, che viene insegnata per effetto del Concordato (recepito dalla Costituzione), è parte integrante della tradizione e della storia italiane, e quindi la sua conoscenza, e non quella di altre religioni, è condizione indispensabile per comprendere la nostra cultura. Per l’AESPI: Il Presidente, Prof. Angelo Ruggiero Milano, 22 ottobre 2009
Fonte:http://www.edscuola.it/








LA NECROPOLI
VATICANA


sotto la Basilica di San Pietro
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lunedì 19 ottobre 2009


PER VIVERE
di Laura Pausini

VIVERE QUI E' COME ACCENDERE UN FALO' SUL MARE!

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Tragedia della povertà:

bimbo morto e madre in fin di vita per un braciere.

NAPOLI - Giacevano sul letto, madre agonizzante e figlio morto. Il corpicino del piccolo, sei anni, accanto a quello della donna ridotta in gravi condizioni. Leggi
fonte: Corriere della Sera
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martedì 13 ottobre 2009

LE VELINE

Quale grazia sarà mai se in un corpo così bello non c'è neppure un granello di sale? Lascio la verifica a qualche lettore che forse ha più di me una disponibilità di tempo: in un articolo trovo questa frase assegnata a Catullo, il celebre poeta latino veronese del I sec. a.C. i cui Carmi sono striati dalla passione amorosa per Lesbia, pseudonimo per indicare una nobildonna romana colta e bellissima che per un quindicennio travolse il poeta, miscelando in lui tutti i sentimenti, compreso anche quello dell'odio (famoso è il suo distico: «Odio e amo: perché fai questo? tu forse domandi. / Non lo so, ma sento che così avviene in me e ne sono torturato»). Sta di fatto che la citazione sembra calzare a pennello alla situazione odierna in cui impera il modello televisivo. Certo, il pensiero corre subito al fenomeno delle "veline", ove ciò che conta è soprattutto l'ostentazione sfacciata dell'esteriorità, cercando di convincere che dentro non c'è nulla e che questo è più che sufficiente per avere successo. Per fortuna non è sempre così: ne posso essere testimone, avendo talora parlato con queste ragazze "televisive", ridotte a un simile comportamento dalla loro vanità e dal meccanismo della comunicazione attuale, ma non per questo del tutto vane e vacue. Sta di fatto, però, che a furia di privilegiare l'apparire, le figure dalla pelle perfetta, si è perso il desiderio del «granello di sale», cioè di un'interiorità che è fatta di umanità, di pensiero, di sapienza. È per questo che le relazioni ai nostri giorni si sciolgono dopo pochi mesi: è un contatto di corpi, non un incontro di intelligenze, di sentimenti profondi, di anime. Non ci si deve stancare, allora, di riproporre il ritorno alla sostanza della vita, al cuore autentico della persona, al gusto della verità e dell'amore genuino.

da Mattutino di G. Ravasi



LA DURA LEGGE DELLA SHARI'A

Parlare di diritti umani nell'islam è questione complessa e problematica. Il rischio, infatti, è quello di essere accusati, da parte musulmana, di ingerenza e di visione prettamente occidentale nei confronti di un argomento viziato (a loro dire) da pregiudizi. (continua) 
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L’ IMPICCAGIONE DI UN RAGAZZO DI 17 ANNI A TEHERAN
Solo la morte vince se si toglie fiato alla speranza
...
A tirare il cappio della impiccagione sono stati i genitori del ragazzo ucciso, secondo una atroce declinazione della sharia praticata dal totalitarismo iraniano. Ad aspettare quel padre e quella madre, c’erano duecento persone davanti ai cancelli del carcere di Evin. Gridavano: «Perdonatelo». Ma i due non hanno ascoltato. Forse, presi dentro la macchina mostruosa della giustizia dimostrativa del regime, non avrebbero nemmeno più potuto. (leggi)
fonte: Avvenire

domenica 11 ottobre 2009


Tardi ti ho amato .......
"Stimolato ad entrare in me stesso, sotto la tua guida, entrai nell’intimità del mio cuore, e lo potevo fare perché tu ti sei fatto mio aiuto… O eterna verità e vera carità e cara eternità! Tu sei il mio Dio, a te sospiro giorno e notte. Appena ti conobbi mi hai sollevato in alto, perché vedessi quanto era da vedere… Hai abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me. Tremai di amore e di terrore. Mi ritrovai lontano come in una terra straniera… Cercavo il modo di procurarmi la forza sufficiente per godere di te, e non la trovavo, finché non ebbi abbracciato il Mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù” (1 Tim. 2,5), “che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli” (Rm. 9,5). Egli mi chiamò e disse: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv. 14,6); e unì quel cibo, che io non ero capace di prendere, al mio essere, poiché “il verbo si fece carne” (Gv. 1,14)… Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato… mi tenevano lontano da te, quelle creature che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi ha abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo e io ho respirato e ora anelo a te (Conf. 10,27)."

lunedì 5 ottobre 2009


“Importante è che il cristianesimo non è una somma di idee, una filosofia, una teoria, ma è un modo di vivere, è carità, è amore. Solo così diventiamo cristiani: se la fede si trasforma in carità, se è carità. Il nostro Dio è da una parte 'Logos', Ragione eterna, ma questa Ragione è anche Amore. Non è fredda matematica che costruisce l’universo: questa Ragione eterna è fuoco, è carità. Già in noi stessi dovrebbe realizzarsi questa unità di ragione e carità, di fede e carità”.

Anna: Io peccatrice mi sono lasciata sedurre da Dio


Parla l’ex cubista nei night che ha scelto di diventare suora.

La sua vita diventerà un musical. Una storia tenebrosa fra il male, il sesso e l’alcol. Poi l’illuminazione e la lunga strada verso la purificazione, la castità, la serenità. Da pochi mesi ha preso i voti perpetui in una congregazione religiosa che si occupa degli operai. <>.
In molti la ricorderanno, l’11 ottobre del 2008, nell’ultima ora della diretta su RAI UNO de “La Bibbia Giorno e notte”. Luminosa e aerea come un angelo, nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, ad introdurre sulle punte la parte finale dell’Apocalisse, una giovane donna. Sì, perché Dio esige non solo il cuore, vuole la nostra corporeità. È un Dio che si prende tutto. <<È stato per me un momento di panico, perché ho iniziato a danzare senza musica, ma ho continuato sapendo di dover dare tutta me stessa in un atto estremo di amore>>. Sorride ancora al pensiero suor Anna Nobili. Stiamo parlando, infatti, non di una danzatrice normale, bensì di una religiosa che ha attraversato il fuoco della conversione. Da cubista e danzatrice della notte nei locali più alla moda di Milano e della Lombardia a consacrata fra le Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth, congregazione fondata dal beato Arcangelo Todini, che sarà canonizzato nel 2009. Da una vita spericolata all’insegnamento di “Holy dance”, danza santa” o sacra al centro pastorale giovanile di Palestrina vicino a Roma (si veda il sito www.diocesipalestrina.it/giovani). Sette corsi di danza moderna cristiana con una sessantina di allievi, bambini, pre-adolescenti, adolescenti e giovani.
Anna cubista
Anna cubista
<>. Da quando è religiosa Anna Nobili e una delle suore più richieste d’Italia. Convertita? Sedotta da Dio? Sicuramente cambiata e trasformata. <>. O, ancora, l’Antico Testamento: <>. La storia di Anna, 39 anni, coi lineamenti dolcissimi di una fanciulla, è la storia di una seduzione. Il racconto di un passaggio dalle tenebre alla luce.

Anna oggi
Anna oggi
I voti perpetui li ha presi nel settembre del 2008 a Palestrina, Nel mezzo ci sono anni. Immagino di angosce, dubbi, turbamenti. Anni enigmatici. Una trasformazione non indolore.
fonte:raivaticano.blog.rai.it/

domenica 27 settembre 2009

Famiglia sotto assedio
Il Papa spiega concretamente che quella che definisce “la famiglia allargata e mobile" moltiplica i padri e le madri. E – aggiunge – “fa sì che la maggior parte dei bambini di queste famiglie si sentano orfani non perchè sono figli senza padri ma perchè sono figli con troppi padri”. Tutto ciò – afferma il Papa – genera “conflitti e confusioni interne”. Inoltre porta i bambini a maturare un’idea alterata di famiglia che per la sua precarietà può in qualche modo essere assimilata alla convivenza. A proposito di convivenza il Papa spiega che nasce da un sentimento di “individuale soggettività” e che porta con sè “premesse di fragilità e di incostanza”. Benedetto XVI afferma che le persone vengono “illuse e sedotte da stili di vita frutto del relativismo”.
fonte: Radio Vaticana
25/09/2009

sabato 19 settembre 2009


LA BIBBIA A PORTATA DI CLIK
E' disponibile, in comodi file PDF,
il testo completo della Sacra Bibbia,
nella sua più recente versione CEI del 2008.
Buona lettura!

lunedì 14 settembre 2009


Alla vigilia del giorno del sedicesimo anniversario della sua morte, ricordiamo Padre Pino Puglisi, il sacerdote di Brancaccio che non si piegò alla mafia.

Il Signore sa aspettare
"Nessun uomo è lontano dal Signore.
Il Signore ama la libertà, non impone il suo amore. Non forza il cuore di nessuno di noi.
Ogni cuore ha i suoi tempi, che neppure noi riusciamo a comprendere.
Lui bussa e sta alla porta. Quando il cuore è pronto si aprirà.".

Dagli scritti di don Pino,

domenica 13 settembre 2009

IL DIRITTO DI CRONACA ...
Si dice: «Avevo una notizia e dovevo pubblicarla, la gente ha diritto di sapere»...
«Ridicolo. Chiunque conosca i giornali sa che i direttori devono cestinare centinaia di notizie ogni giorno, perché non c’è fisicamente lo spazio per metterle tutte. Vengono sempre fatte scelte, in base alle idee che si hanno, e spesso si sacrificano quelle più importanti dal punto di vista sostanziale: quelle, la gente non ha il diritto di sapere? È un atteggiamento farisaico. Il gioco è facile, quando la tal ipotesi buttata lì sul giornale diventa di solito, nella mente di un lettore, un fatto reale. È vero che il giornalista scrive "potrebbe essere così", ma nella mente del lettore quel condizionale diventa un indicativo: "è così". Oppure, altro mezzuccio: non si racconta – e quindi non si verifica – la notizia direttamente, ma la si fa raccontare da altri, dal "testimone" di turno: se è falsa, affari suoi. Ci si copre le spalle e intanto si getta l’amo, nella consapevolezza che tanto la cultura di massa non fa distinguo: tutto si semplifica, tutto diventa vero, tutto diventa falso».

Fonte: Avvenire 9/9/2009.

mercoledì 9 settembre 2009


Il ruolo educativo della scuola
Troppo spesso, quando si parla della scuola e dei suoi problemi, si dimentica che essa è inserita in una società in trasformazione rapidissima, di cui è in larga misura lo specchio. La crisi del sistema scolastico è il riflesso di quella che, a vari livelli, coinvolge tutti noi. Questo spiega perché essa non dipenda solo dal suo cattivo funzionamento. Anche nei paesi in cui la scuola svolge al meglio i propri compiti, ci si chiede infatti se essa non si basi su un modello superato, soprattutto dopo l’impetuoso affacciarsi dei nuovi mezzi di comunicazione, che ha profondamente modificato il modo stesso di trasmettere la conoscenza, non più trasmessa dall’alto, ma costruita insieme come un gigantesco puzzle, secondo il modello di Wikipedia.
In realtà la nostra epoca ha messo in moto alcuni processi che rendono problematico il concetto stesso di educazione. È dunque da qui che bisogna partire, se si vuole affrontare seriamente il problema del ruolo educativo della scuola. [....]
Estratto da “La sfida educativa” Rapporto-proposta sull’educazione
a cura del Comitato per il Progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana

CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA

LETTERA CIRCOLARE N. 520/2009
SULL'INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE NELLA SCUOLA

In sintesi

- La libertà religiosa è il fondamento e la garanzia della presenza dell’insegnamento della religione nello spazio pubblico scolastico.

- Una concezione antropologica aperta alla dimensione trascendentale ne è la condizione culturale.

- Nella scuola cattolica l’insegnamento della religione è caratteristica irrinunciabile del progetto educativo.

- L’insegnamento della religione è differente e complementare alla catechesi, in quanto è insegnamento scolastico che non richiede l’adesione di fede, ma trasmette le conoscenze sull’identità del cristianesimo e della vita cristiana. Inoltre, esso arricchisce la Chiesa e l’umanità di laboratori di cultura e umanità.

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