sabato 22 agosto 2009



Progetto interdisciplinare su San Paolo

I seguenti lavori sono stati realizzati dagli alunni di quinta ginnasio ed esposti al Vescovo Mons. Felice di Molfetta il 4 aprile 2009, al termine di una lunga ricerca interdisciplinare.
I Viaggi
San Paolo e il mondo classico
Tratti della vita
San Paolo nell'arte
Teologia paolina
«Pari dignità» ai prof di religione

Dopo le polemiche sulla sentenza del Tar in materia di insegnamento della religione cattolica a scuola, arriva il regolamento del ministero della Pubblica istruzione che rende omogenea la valutazione in base alle leggi vigenti. E che dà il loro giusto posto ai docenti di religione. Leggi
Avvenire 21/08/2009

venerdì 21 agosto 2009


Gli stranieri? Non sono ladri di lavoro
Un rapporto della Banca d'Italia smonta una delle tesi su cui si regge "l'ideologia padana": gli stranieri non rubano il lavoro agli italiani. Anzi: l'ondata migratoria ha aumentato le possibilità di lavoro degli italiani, oltre a sostenere la crescita demografica e il sistema previdenziale. Leggi

LA SHOAH DEI NOSTRI TEMPI

"L'Occidente a occhi chiusi" non ha voluto vedere il barcone degli eritrei dispersi in mare, come durante il nazismo nessuno vedeva i convogli piombati pieni di ebrei.leggi





sabato 15 agosto 2009


Il valore culturale dell'insegnamento
della religione cattolica

"... Il valore culturale del cattolicesimo non significa insegnamento dimezzato o di un generico cattolicesimo che non conosca i suoi aspetti caratteristici e individualizzanti, ma conoscenza precisa nella sua interezza, che comprende fonti, contenuti della fede, aspetti di vita, espressioni di culto e quant’altro è necessario per apprenderlo. E il tutto orientato alle finalità scolastiche che sono di conoscenze di quella specifica cultura italiana, e oggi dovremmo dire europea ed occidentale, che non è possibile spiegare e conoscere in tutte le sue forme (letteratura, arte, musica …) senza il cattolicesimo..."http://www.culturacattolica.it/

giovedì 13 agosto 2009


Gelmini: Ricorso al Consiglio di Stato


Roma, 12 agosto 2009
La religione cattolica esprime un patrimonio di storia, di valori e di tradizioni talmente importante che la sua unicità deve essere riconosciuta e tutelata. Una unicità che la scuola, pur nel rispetto di tutte le altre religioni, ha il dovere di riconoscere e valorizzare. I principi cattolici dunque, che sono patrimonio di tutti, vanno difesi da certe forme di laicità intollerante che vorrebbero addirittura impedire la libera scelta degli studenti e delle loro famiglie di seguire l’insegnamento della religione. Per questo ho deciso di ricorrere al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar. Sono fiduciosa che, come è accaduto altre volte in passato, il Consiglio di Stato possa dare ragione al Ministero e all’ordinamento in vigore. In Italia vi è piena libertà di scegliere se frequentare o meno l’insegnamento della religione. Non si comprende perché qualcuno voglia limitare questa libertà. L’ordinanza del Tar infatti determina un ingiusto danno nei confronti di chi sceglie liberamente di seguire il corso. Il Tar del Lazio ha sostenuto che per chi non sceglie l’insegnamento della religione cattolica può configurarsi una situazione di svantaggio. Tale tesi non è condivisibile in quanto l’insegnamento della religione cattolica non costituisce un credito scolastico ma un credito formativo e non incide quindi in maniera diretta sul voto finale. E’ pertanto davvero incomprensibile che solo la religione cattolica non debba contribuire alla valutazione globale dello studente tra tutte le attività che danno luogo a crediti formativi. L’ordinanza del Tar peraltro tende a sminuire il ruolo degli insegnanti di religione cattolica, come se esistessero docenti di serie a e di serie b. Al contrario ritengo che il ruolo degli insegnanti di religione vada accresciuto e valorizzato. Per questo dal prossimo anno è mia intenzione coinvolgere i docenti di religione cattolica in attività di formazione, secondo gli obiettivi della riforma del primo e del secondo ciclo d’istruzione”.
Fonte: Ufficio stampa MIUR

mercoledì 12 agosto 2009

Cei su sentenza ora di religione
"Parte integrante cultura italiana"

CITTÀ DEL VATICANO - E' fortemente critica la reazione della Chiesa italiana alla sentenza del Tar che esclude l'insegnamento della religione dalla valutazione sul profitto scolastico degli studenti. Sulla questione interviene monsignor Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica, precisando che non sarà la Chiesa a fare ricorso contro la sentenza perché il problema è in primo luogo del ministero dell'Istruzione, in quanto viene messa in discussione una sua direttiva, quindi di mobiliteranno quei settori della società civile che non condividono questa sentenza. Ai microfoni della Radio Vaticana, Coletti ha rilevato come la sentenza risulti particolarmente pretestuosa e ha sottolineato come la scuola, l'università per il quale l'insegnamento della religione cattolica è parte integrante della conoscenza della cultura italiana, e in questo senso va intesa nel sistema scolastico italiano, non come percorso confessionale individuale. "Non si tratta di un insegnamento che va a sostenere scelte religiose individuali: ma di una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane".
Fonte: la Repubblica (12 agosto 2009)

mercoledì 5 agosto 2009


Intervista a Beatrice Borromeo
"...I ragazzi della mia età sanno ... che far parte della classe dirigente italiana significa delinquere senza pagarne il prezzo. Che è inutile studiare, tanto sarai sempre scavalcato da qualcuno che probabilmente è meno bravo di te. Vivono una frustrazione dopo l’altra, senza avere un Obama che galvanizza tutte queste forze. Questa rabbia, che non ha uno sbocco costruttivo, finisce per essere solo delusione. Quella Noemi, che incarna la generazione del Grande Fratello, dice, io voglio fare o la show girl oppure la politica. Perché ormai sono la stessa cosa. Perché quando Mara Carfagna viene messa al ministero delle Pari opportunità, la gente poi si convince che basta fare televisione e un calendario nuda per avere un ministero ... Se magari ti fai di coca perché non hai voglia di pensare. Non è giusto, non è bello, non è accettabile, ma non è colpa loro. Non puoi aspettarti dalle persone che siano tutti straordinariamente forti, che abbiano delle utopie così grandi da dirsi: io faccio qualunque cosa!"
Fonte: Corriere della sera 05/08/09

sabato 1 agosto 2009

No, Vasco, qui non si può solo perdere, solo piangere, solo accontentarsi ...!

venerdì 31 luglio 2009


Basta un poco di pillole e la vita va giù

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CARITAS IN VERITATE
di Benedetto XVI

Presentazione di S.E. MONS. GIAMPAOLO CREPALDI
Anche la Caritas in veritate (CV), come tutte le encicliche sociali, costituisce un approfondimento delle verità già insegnate dal Magistero precedente per illuminare i problemi nuovi che stanno davanti all’umanità. Con il presente intervento, vorrei soffermarmi a segnalare le principali di queste novità o, se preferiamo, di questi approfondimenti....

La PAROLA per oggi.

"In quel tempo, Gesù venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga
e la gente rimaneva stupita e diceva: "Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?"
. Mt 13,54-58

Cerchiamo le meraviglie sempre lontano: in paesi remoti, in luoghi sconosciuti. Quanto è vicino a noi ci appare sempre banale, ovvio, perfino deludente e un poco irritante.

E, invece, c'è di che stupirsi anche guardando dalla finestra. O perfino dentro casa.
Pure le persone - quelle che accostiamo ogni giorno - ci si rivelano scialbe, insignificanti, perfino urtanti.
E, invece, a saperle guardare con attenzione, nascondono drammi, sofferenze, lembi di poesia. Possiamo vivere accanto a uomini e donne la cui esistenza non si sorregge senza la fede, e non accorgerci di nulla: nemmeno sospettare.
E per il Signore?
Lo vorremmo sempre vedere nelle grandi opere, nei fenomeni strabilianti, nelle vicende maestose e magari un poco eccentriche.
E invece egli si è rivelato in un uomo come noi. Straordinarissimo, poiché era il Verbo di Dio, ma come noi, fuorché nel peccato.
E ci è prossimo nella selva di segni che ci sta attorno, nella sua parola, nei suoi sacramenti, nelle persone più comuni, e sicuramente in quelle più povere.
L'importante è saper intuire il mistero dentro il più ovvio quotidiano.
Ci sta cercando. Ci sta sollecitando a rispondere.
Occorrono semplicemente gli occhi della fede.
da: laparola@verbumweb.net

mercoledì 15 luglio 2009

Il re è nudo!
Il protagonismo di facciata mostrato in tutti luoghi e in tutte le salse da parte di chi governa, non fa che aumentare le preoccupazioni su quello che si paventava da tempo, prima della cosiddetta "ascesa in campo".
L'Italia non ha bisogno di uomini che esibiscano doti magiche o di affaristi che, ignorando le regole della vera democrazia, blindano la maggioranza, ora concedendo ora minacciando, a convenienza, le stesse persone o i partiti che ne fanno parte.
In democrazia si dialoga con chi la pensa diversamente, si partecipa, qualche volta ci si scontra ... ma sempre guardando al "bene comune", non all'interesse di chi comanda!
Quousque tantum rimarranno in silenzio le persone oneste di questa maggioranza, barattando la propria libertà e dignità con uno scanno sicuro in Parlamento?
Dove sono finiti e perchè non si fanno sentire uomini di elevato spessore umano e culturale, che pure hanno avuto
nel passato esperienze di governo ?
Il nostro Paese, alle prese con una paurosa realtà sociale ed economica, non ha bisogno di prestigiatori specializzati in giochini e barzellette di dubbio gusto, o di veline che si parano in tutte le reti televisive, mostrandoci un mondo effimero e inesistente, alienando il cervello di tante persone, soprattutto giovani.
Molti cattolici si sono fidati di questa maggioranza perchè ne condividevano programmi e, soprattutto, valori non conclamati, ma da vivere nella quotidianità.
Come non prendere, ora, le distanze da questa deriva culturale, da cui si è sospinti verso un'alienazione totale?

lunedì 6 luglio 2009

Sicurezza e criminalizzazione dei migranti

Dopo l’approvazione della Camera dei Deputati, il 2 Luglio 2009 anche il Senato ha approvato, in via definitiva, il disegno di legge in materia di sicurezza pubblica che diventa, perciò, legge dello Stato. Fra le più gravi novità in materia di immigrazione troviamo l’introduzione del reato di ingresso e/o soggiorno illegale, l’obbligo di dimostrazione della regolarità del soggiorno ai fini dell'accesso ai servizi pubblici (matrimonio, registrazione della nascita, riconoscimento del figlio naturale). Ma anche l’obbligo di denuncia da parte dei pubblici ufficiali degli immigrati in situazione irregolare che si presentano agli sportelli, l’introduzione di un contributo tra 80 e 200 euro per ogni rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno, il prolungamento fino a 180 giorni (invece dei 60 giorni precedenti) dei termini di trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione e la punibilità (fino a 15 anni di carcere) di chi favorisce l'ingresso irregolare di immigrati e di chi affitta appartamenti agli immigrati irregolari (fino a 3 anni di carcere).

Con la nuova normativa gli stranieri che entrano (anche i possibili richiedenti asilo!) o soggiornano (anche quegli immigrati che, pur risiedendo e lavorando da anni in Italia, quando perdono il lavoro e non ne trovano un altro in sei mesi) in maniera irregolare (=senza i dovuti permessi) nel territorio dello Stato commettono il reato di “immigrazione clandestina”, punito con un’ammenda da 5 a 10 mila euro. Non è previsto l’arresto, ma i “clandestini” (vale a dire gli stranieri che commettono l’abominevole crimine di non aver documenti in ordine) sono sottoposti a processo immediato davanti al giudice di pace con espulsione per direttissima. L’introduzione del reato di “immigrazione clandestina”, nell’intenzione del governo, dovrebbe perciò rendere più facile l’espulsione degli immigrati “non desiderati” perché senza documenti.

Per politica e società gli immigrati in situazione irregolare sono tutti delinquenti

Si tratta di un pacchetto di misure che ignora, di fatto, i diritti umani, i trattati internazionali e la dignità della persona umana. Una legge che produrrà sofferenze e difficoltà agli immigrati che, già per il fatto di essere irregolari, si trovano in una situazione di precarietà. E con il reato di immigrazione irregolare si legittima, a livello istituzionale, una ormai diffusa e accettata criminalizzazione dei migranti: di tutti i migranti, non solo di quelli senza documenti.

Con la nuova legge, i bambini stranieri nati da genitori non regolarmente soggiornanti sul territorio e i bambini italiani nati da un genitore straniero non regolarmente soggiornante sul territorio non potranno più essere riconosciuti dal proprio genitore; una persona senza permesso di soggiorno non potrà più contrarre matrimonio nel territorio dello Stato, neanche in presenza di figli con cittadinanza italiana; gli adolescenti soli che provengono da altri Paesi non potranno più avere la sicurezza di continuare il percorso di vita iniziato in Italia, una volta divenuti maggiorenni.

Inoltre, l’obbligo di denuncia dei migranti in situazione irregolare da parte dei pubblici ufficiali, sarà carico di nefaste conseguenze: i migranti ed i loro familiari, per timore di essere denunciati, si sottrarranno al contatto con tutti i servizi pubblici, tra cui l’accesso alle cure mediche e all’istruzione, la possibilità di registrare i figli alla nascita, di contrarre matrimonio, di denunciare alla polizia i reati subiti.

Ora, anche se il 76% dei partecipanti al sondaggio quotidiano di Sky Tg24 considera “a pelle” il reato di clandestinità come la norma più utile della nuova legge (probabilmente è questa l’unica voce ascoltata dal governo in tema d’immigrazione), non si può tacere il fatto che l’introduzione del reato di immigrazione clandestina è una misura sproporzionata che finirà per ingolfare il sistema giudiziario e carcerario e spingerà sempre più gli immigrati senza permessi a delinquere.

In una società civile, è normale che gli immigrati (come ogni persona) che delinquono siano puniti in maniera proporzionale ai loro delitti, ma non si può, però, sostenere (anche a campagna elettorale finita) che il problema della sicurezza dipende solo dall'immigrazione irregolare.

In Italia ci sono numerosi immigrati irregolari (di cui 400 mila badanti) che lavorano nelle famiglie come colf, badanti, nell'agricoltura, nell'edilizia e nelle piccole e medie imprese che non possiamo chiamare delinquenti, ma che lo diventeranno con l’introduzione del reato di clandestinità.

Più del 70% delle 31.200 domande d’asilo presentate nel 2008 in Italia provengono da persone sbarcate, in maniera irregolare, sulle coste meridionali del Paese; circa il 75% dei 36.952 migranti sbarcati irregolarmente sulle coste italiane nel 2008 ha presentato domanda d’asilo; il tasso di riconoscimento di protezione (status di rifugiato o protezione sussidiaria/umanitaria) delle persone arrivate irregolarmente via mare è stato del 50% nel 2008. Sono questi una buona parte d’immigrati irregolari ritenuti pericolosi delinquenti di cui sbarazzarsi sia con i respingimenti in mare che con le espulsioni immediate.

Inoltre, con il reato d'immigrazione clandestina, dovrebbero finire in carcere per favoreggiamento anche centinaia di migliaia di cittadini, italiani e non, che hanno badanti o lavoratori immigrati non regolari…

Il “generico” reato di immigrazione clandestina non è sostenibile giuridicamente. Infatti, con il reato di immigrazione clandestina si fa diventare reato la semplice condizione personale di essere straniero, in contrasto con quanto la Costituzione stabilisce in materia di eguaglianza. La Corte costituzionale ha già ribadito che solo una condotta che lede beni costituzionalmente garantiti può giustificare il ricorso alla sanzione penale. E’ reato, infatti, non la mera clandestinità dello straniero, ma una clandestinità accompagnata da elementi oggettivi, accertati dal giudice, da cui risulti una pericolosità sociale, senza dimenticare, però che la sola povertà non è sinonimo di criminalità.

Chi è l’immigrato “clandestino”?

Non è un criminale a-priori, come si sostiene spudoratamente. Le persone che la nuova normativa sulla “sicurezza” si vogliono tenere lontane dall’Italia fuggono, nella maggior parte dei casi, dalla povertà, da guerre e persecuzioni. E non sarà certo il reato di “immigrazione clandestina” a fermarle.

Migrare non è un crimine. E’ invece criminale un sistema economico-finanziario mondiale (l’11% della popolazione mondiale consuma l’88% delle risorse) che forza la gente a fuggire dalla propria terra per sopravvivere e che quando raggiungono l’Italia sono sistematicamente criminalizzati.

La povertà non è reato. La logica della legge sulla “sicurezza” trasforma, invece, il diverso (il povero) in nemico e pone sullo stesso piano chi fugge dalla fame, dalla miseria e dalla guerra e chi, invece, viene in Italia per delinquere.

Molti (anche cristiani) invocano leggi speciali contro gli immigrati per avere maggiore sicurezza. Assecondare, però, tali istinti primari che si fondano sulla convinzione per cui “mors tua, vita mea” significa spesso minimizzare o giustificare atteggiamenti razzisti e xenofobi. C’è, invece, bisogno di capacità di mediazione e di educazione alla convivenza da parte di sindaci, istituzioni, organizzazioni sociali, chiese. Infatti, quando si limitano o negano i diritti e le garanzie di alcuni, minore è la libertà e la sicurezza per tutti.

E nel lungo e faticoso cammino di difesa dei diritti umani, non è un buon segnale, né per le comunità cristiane né per gli immigrati, assistere al gioco di smarcamento tra i diversi organismi ecclesiali: se le dichiarazioni in favore dei migranti e contro una certa politica repressiva da parte dei responsabili del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e Itineranti sono sistematicamente smentite dal portavoce della Santa Sede, ci si chiede a cosa servano tali organismi se non a fare sorridere ironicamente i politici del centro-destra.
Lorenzo Prencipe, scalabriniano, Presidente del Centro Studi Emigrazione di Roma

Io, italiano e cristiano, mi vergogno del pacchetto sicurezza

di Alex Zanotelli

domenica 28 giugno 2009



Perché questa malattia a me?

Perché questa malattia a me? È colpa dei miei peccati o è un castigo di Dio per colpe che ignoriamo?
Sono un medico di 43 anni e da 6 sono affetta da morbo di Parkinson. Sposata, ho un bimbo di 8 anni. È stato molto difficile rinunciare alla mia vita precedente, in particolare all’attività clinica a contatto con ammalati di gravi patologie. Ho visto decine di persone affrontare con dignità lunghi percorsi di sofferenza per poi morire sereni nella grazia di Dio. Non bisogna mai perdere la speranza e mai lasciarsi sopraffare dal panico. Mi è capitato spesso di svegliarmi nel corso della notte pensando a cosa succederà quando sarò morta. Solo da poco ho capito che l’aiuto dell’amore e di Dio può aiutarti ad affrontare il percorso difficile della vita.
Antonella Di Mario Roma
Amo la vita, sono felice, amo mia moglie, ho un lavoro che mi piace, credo in Dio, vivo intensamente le giornate, amo le cose belle e la natura, mi accontento di ciò che ho, chiedo sempre perdono dei miei peccati. Quando sono solo penso al mistero della vita e della morte fino al punto in cui mai la mente può arrivare, poi penso a Dio. Rimango sempre pieno di paura. Non sono pronto per morire?
Ferdinando Galli Casalbuttano (Cremona)
Due notizie che, apparentemente, non hanno nulla in comune, occupano Tv e giornali: la scomparsa di un aereo dell’Air France e la minaccia dell’atomica da parte della Corea del Nord. Nostra sorella morte, come la chiamava San Francesco, si acquatta ad ogni angolo. Chi scrive è un novantenne che ha moglie con l’Alzheimer da 15 anni e da un anno a letto tracheotomizzata e gastrotomizzata, e un figlio di 62 anni con atrofia spino cerebellare, tracheotomizzato e colostomizzato. Un santo diceva: «De morte subita et improvisa libere nos Domine». Direi il contrario: «Mortem subitam et improvisam concedat nobis Domine».
Mario Spallicci San Paolo del Brasile
Un argomento che non può mancare in una simile corrispondenza è la malattia. Interessa un po’ tutti, direttamente o indirettamente, e suscita molte e gravi questioni: perché la malattia, e perché questa malattia a me? è colpa dei miei peccati e/o delle mie trascuratezze (fumo, alcool ecc.) o è un castigo misterioso di Dio per colpe che ignoriamo, oppure è nulla di tutto questo? E poi: non è ingiusto Dio nel mandare malattie, soprattutto a coloro che più devotamente lo hanno servito? perché tanta sofferenza soprattutto con persone innocenti? perché Gesù ha guarito i malati? perché Gesù non ha risanato tutti i malati del suo tempo? E inoltre: possiamo aver fede nei racconti di guarigione di Gesù riferiti dai Vangeli? esistono ancora oggi fenomeni di guarigione «miracolosa»? e come comportarsi per trarre frutto dalla malattia e non lasciarsi prendere dal pessimismo o dalla disperazione? ecc. ecc. Un grave errore sarebbe certamente quello di cercare risposte solo razionali a un fenomeno che razionale non è, oppure trascurare il Maestro interiore. Quanto all’origine della malattia da peccati palesi o nascosti, Gesù ha atteggiamenti diversificati, a seconda delle persone. Ai discepoli che lo interrogano sul cieco nato, se ha peccato lui o i suoi genitori, risponde: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio» (Giovanni 9,3). Ma al paralitico guarito a Gerusalemme dice: «Ecco che sei guarito: non peccare più». (Giovanni 5,14). In ogni caso parecchie delle lettere che ricevo mi sono di esempio e di aiuto nel superare le difficoltà dovute al morbo di Parkinson. Citerò, tra le altre, due che mi sono state di vera consolazione. Mostrano che non è tanto «trovando le ragioni» della propria malattia, ma cercando di «farsene una ragione», traendone l’impulso ad aiutare anche altri, che si può superare l’inevitabile depressione che accompagna ogni coscienza di malattia un po’ grave. Antonella Di Mario, ti ringrazio per quanto mi scrivi. Sono anch’io convinto che l’amore di Dio è una grande forza soprattutto per il momento della morte. Talvolta mi sveglio di notte con la sensazione della morte vicina, specialmente quando il respiro sembra mancare. Le tue parole mi danno conforto e mi aiutano a guardare con fiducia a ciò che succederà. Fernando Galli, noi non siamo mai abbastanza pronti per morire. Anch’io non so se in quel momento rimarrò in pace o sarò tentato di ribellarmi a Dio e al destino. Ma mi affido al Padre, che guida ogni istante della mia vita, quindi anche quello della morte, e confido in Gesù che morì dicendo: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Vangelo secondo Luca 23,40). Mario Spallicci, partecipo vivamente delle tue grandi sofferenze. Sì, è vero, possiamo anche pregare per una morte subitanea ed improvvisa. Ma l’essenziale è che guardiamo a queste cose con la fiducia di un bambino che si nasconde nel grembo della madre. Perché abbiamo in Dio un padre e una madre, e in Maria madre di Gesù abbiamo anche l’espressione visibile di questo amore.
Fonte: Corriere della sera

mercoledì 24 giugno 2009

Se la nota dicesse...

Se la nota dicesse: non è una nota che fa la musica

...non ci sarebbero le sinfonie.
Se la parola dicesse: non è una parola che può fare una pagina
...non ci sarebbero libri.
Se la pietra dicesse: non è una pietra che può alzare un muro
...non ci sarebbero case.
Se la goccia d'acqua dicesse: non è una goccia d'acqua
che può fare un fiume
...non ci sarebbe l'oceano.
Se il chicco di grano dicesse: non è un chicco di grano
che può seminare un campo
...non ci sarebbe la messe.
Se l'uomo dicesse: non è un gesto d'amore
che può salvare l'umanità
...non ci sarebbero mai nè giustizia, nè dignità, nè felicità
sulla terra degli uomini.
Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota
Come il libro ha bisogno di ogni parola
Come la casa ha bisogno di ogni pietra
Come l'oceano ha bisogno di ogni goccia d'acqua
Come la messe ha bisogno di ogni chicco
l'umanità intera ha bisogno di te,
qui dove sei,
unico,
e perciò insostituibile.

Michel Quoist

martedì 23 giugno 2009

Il dolore degli iraniani

Lettera aperta di un'iraniana al suo popolo e all'Occidente

Tutto e' nero.Tutto ha perso il significato. Anche la lotta virtuale su internet. Su Facebook vedi tutti gli utenti con la stessa foto con i nomi cambiati. Non riconosci più gli amici.

PeaceReporter - Ti dicono di fare la stessa cosa. Ti dicono che gli studenti che in Italia hanno partecipato alle manifestazioni al rientro in Iran sono stati arrestati o si sono visti ritirare il passaporto. "Non tornare in Iran", ti dicono e tu senti un vuoto nel cuore. Fino a poche settimane fa ti sentivi soffocata perche' avevi paura di dire quello che pensavi. Oggi tremi nella prigione dell'angoscia di non poter piu' tornare nel tuo Iran. Pensi agli occhi della ragazza pochi secondi prima della sua morte, li ha visti tutto il mondo. Sta morendo e le dicono "non aver paura" e muore. Non so se ha avuto paura. Non avevo visto morire nessuno. In lei ho visto morire il mio Paese. Nei suoi occhi che si perdevano nel nulla ho visto morire l'umanità. Ebbene ti dici che non hai niente da perdere. Tanto ormai abbiamo perso tutti. Siamo dei grandi perdenti.

Abbiamo perso il nostro Iran. Ha perso la democrazia, cosi' come hanno perso i nuovi amici occidentali dell'Hitler iraniano. Anzi. Qua dobbiamo parlare di tanti Hitler. Stringetevi la mano e fate un brindisi con l'Occidente adesso che l'Iran non esiste piu'. Il nostro grido soffocato verra' forse ricordato dalla storia.
Il nemico e' nostrano. Segue le orme d'Israele. Le folle disperate degli iraniani intorno ai cadaveri morti mi ricordano i palestinesi. Quasi la stessa disperazione, ma la stessa identica angoscia, perche' l'Iran e' ormai occupato.
Noi abbiamo votato, loro ci hanno ucciso e l'Occidente ha taciuto. Voi fate brindisi alla vostra vittoria. Noi piangeremo la nostra rovina.

Solo fino a pochi giorni fa, verde era il colore della speranza. Oggi e' il colore del sangue, del lutto, della perdizione, degli occhi che si spengono per un Paese.
"Non avere paura", mi dico. Eppure piango e tremo. Ho sempre pensato a quelli che per aver detto la verita' dovevano vivere lontano dal Paese. Oggi vedo me e i miei amici tremare afflitti dalla paura. E' immisurabile la profondita' di questo dolore.
Ci hanno dimenticato tutti. Perfino il buon Dio sembra non voler sentire le nostre grida. E io non so piu' cosa rispondere agli amici atei. Hanno un sorriso amaro. Come se mi volessero dire "avevamo ragione noi".
Urla un'intera nazione. E il mondo sta a guardare tutto in silenzio. Aiutateci a rompere il silenzio. Aiutateci a tenere vivo il verde. Aiutateci a salvare quel poco che e' rimasto dell'Iran. Aiutateci a credere che l'umanita' esiste ancora. Non vi chiediamo molto: basta portate qualcosa di verde, fosse anche una semplice foglia attaccata sulla camicia.
E tu, buon Dio Onnipotente, se esisti davvero muovi almeno un dito.

Nardana Talachian, per tutti i ragazzi in piazza a Teheran

L'amnesia della morale

di EDMONDO BERSELLI

"... Anche questo in realtà è uno scandalo nello scandalo. La prova di una torsione così violenta da ridurre il paese al grado zero della politica. Perché ciò che colpisce, o piuttosto ciò che dovrebbe colpire oggi la coscienza generale, non è solo l'indifferenza anonima e spesso compiacente delle platee televisive, narcotizzate dalla "normalità" degli show privati ....

È piuttosto la sensazione "tragica" del degrado che ha contagiato uno dei vertici istituzionali. Ed è per questo che sorprende, e quanto, la sottovalutazione in cui prende forma il giudizio delle classi dirigenti, secondo il calcolo cinico per cui il potere può permettersi qualsiasi scarto rispetto alla regola collettiva...."
Fonte: la Repubblica del 23 giugno 2009